MARA

Mara

Non lo so, credo di no, grazie per il passaggio!”
Lo interruppe ma lui imperterrito continuò “… é poco tempo che abito a Firenze… mi piacerebbe conoscere meglio questa incantevole città…” e dopo una breve pausa “…magari accompagnato da lei”
Terminò Leonardo stringendole forte la mano. Una stretta da uomo sicuro e nello stesso tempo protettiva. Mara alzò gli occhi e lo guardò per la prima volta con interesse. Il taxista premette due volte la mano sul clacson.
“Ci rivedremo, ci conti Mara!” e con una corsa dinoccolata entrò nell’auto che sfrecciò via.
Leonardo? Sì un nome dal sapore antico che si adattava a quell’uomo interessante… sguardo dolce e accattivante… stretta di mano volitiva. Ma non era certo la prima volta che un uomo le si presentava con una stretta di mano cosi sicura, rimuginava dentro di sé mentre apriva la porta scuotendo la massa di riccioli neri. No, era stata una sua impressione, forse perché quegli occhi, che parevano ammiccassero, non si erano mai abbassati nel salutarla. Gettò le chiavi sull’etager e mentre si toglieva il piumino, si avviò verso il bagno, senza un vero motivo. Oddio il motivo c’era: voleva guardarsi allo specchio, vedere se qualche attimo prima fosse stata in ordine, le sarebbe dispiaciuto non esserlo. Sì, tutto a posto. La micetta la richiamò alla realtà, tutto il giorno sola povera gattina, un batuffolo bianco ancora piccolo ma certo affamato… in un paio di minuti aveva già la sua scatoletta aperta e il contenuto messo nel piattino, mentre Mara cominciava a cambiarsi pronunciando ad alta voce:
“Sai micetta si chiama Leonardo, un nome che non si usa quasi più…”
La gattina smise di mangiare per guardarla facendole sentire il suo miao prolungato e interrogativo. Sorridendole Mara le confidò:
“Sai è un signore molto distinto, ha la faccia del banchiere” Tacque un attimo per poi continuare:
“No impossibile io li ho sempre odiati fin da quando il nonno andò a chiedere un mutuo per la fattoria che voleva migliorare e gli fu negato… Non è un banchiere!”
Gridò alla micetta che indifferente le voltò le spalle e se ne andò ad acciambellarsi sulla poltrona. Continuava a piovere e lei non aveva certo voglia di uscire e neppure di cucinare così ordinò una pizza. Lo faceva ogni qualvolta voleva stare con se stessa per riflettere:
Ai funghi porcini per favore… sì, va bene, tra un’ora va bene, Giannini, quinto piano.”
Che strano uomo aveva incontrato, gentile certo ma aveva qualcosa negli occhi, non sapeva ancora cosa ma si sa, le donne sanno leggere oltre ciò che sembra le diceva spesso la sua nonna. Come le mancavano i suoi consigli. Era stata lei che l’aveva allevata, quella che la sera le raccontava le fiabe o le cantava
“Fate la nanna coscine di pollo…”
Se non fosse stato per alcune fotografie, non avrebbe neppure ricordato il viso di sua madre. Mara sapeva che in quel lontano millenovecentosessantanove la giovane femminista contestatrice era rimasta incinta per poi lasciarla appena partorito. “Deve ancora trovare la sua strada quella là…”
Le aveva detto un giorno la nonna in cui era arrabbiata alzando il dito e puntandolo verso un orizzonte lontano. Era stata una delle poche volte che la nonna aveva parlato male della mamma in sua presenza.
“E il mio babbo?” Chiedeva alla mamma ogni volta che passava a salutarla, sempre accompagnata da un ragazzo diverso, fino a quel giorno in cui sbottando le aveva detto: “Tu il babbo non c’è l’hai!”
Come avrebbe potuto dirle che neppure lei sapeva chi fosse, poco importava. Da quel giorno Mara non aveva più chiesto chi fosse il suo babbo. La nonna le aveva insegnato a non fidarsi degli uomini, a cercare di capire oltre le parole e lei spesso ci aveva provato, anche se il suo istinto, la sua voglia di affetto spesso l’aveva ingannata… Poi quando la nonna se ne era andata e di lassù o da qualche parte certo la guardava, era fuggita da quel piccolo paese ed era arrivata alla città del fiore che fin da adolescente l’aveva accolta facendola diventare un po’ fiorentina anche lei. Aveva diciannove anni quando si era stabilita definitivamente a Firenze con il suo diploma di maestra che mai avrebbe utilizzato per insegnare ai bambini: figuriamoci lei a fare la maestrina! Era stata fortunata, appeso alla fermata dell’autobus, c’era un foglio in cui si offriva un posto letto solo a ragazze, lei aveva subito telefonato e presto si era sistemata. Un po’ di lavoro qua e là e poi da Ferragamo quando una ragazza con cui divideva l’appartamento l’aveva presentata alla direttrice. Già sei anni ormai erano passati e direttrice era diventata lei. Questo pensiero la inorgoglì quando il trillo del campanello la destò dai suoi pensieri.
Sì, si quinto piano… si per favore… Giannini”
Buona, buona come sempre la pizza ai funghi e una birretta ci stava proprio bene una Bud che aveva conosciuto qualche anno prima quando con la sue colleghe Giuliana e Monica era andata a New York in Park Avenue nella boutique Ferragamo a presentare la nuova collezione maschile, ma il pensiero correva a lui, a Leonardo, ai mocassini testa di moro e a quella pioggia battente…
“Accidenti però, l’ho visto solo per poco tempo, ma cosa avrà di speciale poi! Però ha detto che spera di rivedermi… ma si sa gli uomini a volte parlano cosi tanto per dire… ma meglio gustarsi questa pizza cosi buona!” E felice addentò un boccone.
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Era ormai l’ora della pausa. Come sempre uscendo dalla boutique Ferragamo, Mara si avviò con passo veloce verso il centro per andare da Giacosa, un locale un po’ come quelli di una volta, molto arredamento di legno sobrio, fregi fin troppo classici per i suoi gusti ma ormai lì la conoscevano e poi quei tramezzini, quei toast avevano un sapore speciale e quei cento metri percorsi a piedi erano proprio quello che ci voleva per sgranchirsi un po’ le gambe che la corta minigonna leopardata certo non nascondeva e sentire ammirazione per quel giubbotto marrone aperto sulla camicetta di seta ecru. Una giornata di fine autunno speciale, la pioggia dei giorni passati aveva lavato il cielo che appariva di un azzurro intenso chiazzato qua e là da batuffoli di bianchi cirri. L’aria tiepida profumava di quei bei fiori che sbucavano dalle finestre dei palazzi medievali. La maggior parte erano gerani ma anche gelsomini bianchi e garofani nani… era davvero piacevole passeggiare tra turisti curiosi e fiorentini affaccendati. Arrivata da Giacosa una commessa le aprì la porta vetrata e fu accolta con il solito sorriso dalla ragazza che spesso la serviva:
Buongiorno , ma che eleganza! Bella giornata vero?”
Si, davvero bella, avrei voglia di fare un salto alle Cascine o su a Piazzale Michelangelo se avessi tempo…”Il solito piccolo tavolo, la borsa appoggiata sulla sedia vicina, uno sguardo qua e là e..
Un toast, anzi due ma uno dopo qualche minuto, una spremuta d’arancia e infine il caffè ristretto, dopo… grazie” Subito signorina Mara” I minuti che passano tra un’ordinazione a volte sembrano interminabili, ci si guarda intorno senza vedere nessuno, si ascoltano le voci senza capire mentre i pensieri ti attraversano la mente senza fermarsi: “Si, dovrei rivedere quella vetrina e poi bisognerebbe che ci fosse più rotazione dei modelli …” pensieri che attraversano la mente senza lasciare segno.
Buongiorno… oggi con tanto sole…” non finì la frase, Leonardo non riuscì a finire la frase, lei lo interruppe: Lei? Signor Leonardo… che fa qui? Che sorpresa, ma che sorpresa…”
Disturbo? Spero di no, lieto di incontrarla di nuovo signorina Mara, sì vengo ogni tanto qui per mangiare qualcosa ma i tavoli sono quasi sempre tutti occupati”
Prego si accomodi” Arrivò il primo toast e poi il secondo, la spremuta la macedonia che ordinò lui dopo aver mangiato i toast come Mara e arrivarono anche i due caffè bollenti.
Devo rientrare ho molto da fare” L’accompagno… se vuole, se permette… anche senza la pioggia…”
Un incontro voluto dal fato che Mara e Leonardo poi ricordarono come l’inizio della loro storia. A questo ne seguirono ancora: altri: toast, altre spremute, altri caffè da Giacosa durante la pausa pranzo. Leonardo aveva lo studio in Piazza della Repubblica, proprio lì a due passi. Poi gli incontri avvennero anche dopo l’intervallo del mezzogiorno. Lui arrivava tutte le domeniche solitamente dopo le sei quando in città già si accendevano le prime luci. Era novembre, le giornate si erano accorciate e l’aria era più fredda. Sembrava che fossero entrambi molto impegnati a conoscersi, a scoprire com’erano fatti veramente, attratti dalla simpatia reciproca che avrebbe potuto trasformarsi in un sentimento più profondo. S’incontravano in una via del centro, salivano poi nell’auto di lui e assieme si recavano spesso su a Fiesole, un luogo incantevole a poca distanza da Firenze, un paese composto da poche case, da qualche lussuosa villa costruita sulla roccia digradante verso la pianura dell’Arno, privilegio di pochi eletti e su tutto dominava, costruito sulla roccia esposto alla forza del vento, il castello medievale innalzato su un antico avamposto romano. Spesso arrivati sulla collina fiesolana, Leonardo imboccava una strada piena di curve che saliva ancora un po’ più in alto poi raggiunta la sommità parcheggiava in un piccolo slargo da cui si poteva ammirare tutta illuminata la città dei Medici. Stavano lì seduti dentro l’abitacolo, qualche volta in silenzio, a guardare ammirati quell’angolo di mondo che nelle ore crepuscolari del tardo autunno sembrava immerso in un’atmosfera magica. I giorni scorrevano veloci. Ormai Mara s’incontrava con Leonardo quasi ogni giorno per trascorrere insieme l’ora del pasto. L’inverno era passato veloce; si erano detti tanto di se stessi della loro vita, dei loro sogni, soprattutto Leonardo mentre Mara era stata reticente e molte cose che riguardavano la sua infanzia le aveva volutamente taciute. Leonardo era stato richiamato per un paio di settimane nella sede centrale a Milano per un progetto interessante che il suo studio fiorentino non era in grado di affrontare. Lei, innamorata del mare da quando anni prima l’aveva scoperto con una cliente diventata amica ogni tanto passava i giorni festivi a Porto Santo Stefano. Da Milano poi dopo un brevissimo ritorno a Firenze, Leonardo era volato in Cina per definire un suo progetto a Wuxi e là era rimasto diverse settimane. Poche e impersonali le telefonate tanto che lei aveva temuto di non rivederlo più. Con l’arrivo della primavera lui era tornato felice per il successo raggiunto e avevano ricominciato a frequentare il bar Giacosa e a incontrarsi ogni domenica con la ragazza di Montelupo. A volte Mara si chiedeva perché desiderasse sentirlo, vederlo, parlargli, soprattutto quando il lavoro lo portava lontano. Sì insomma Leonardo era un bell’uomo, anche simpatico a volte perfino sagace nelle battute ma a lei insomma, come aveva raccontato alla sua amica Giuliana, lei desiderava qualcosa di più, molto di più. Leonardo non si era mai spinto oltre a qualche bacio appassionato e questo la irritava perché quell’uomo era entrato sempre di più nei suoi pensieri e spesso erano pensieri non proprio da ragazza educata dalle orsoline. Ne aveva parlato qualche volta anche con Monica, la sua amica collega. Lei le aveva consigliato di avere pazienza, che tutto sarebbe accaduto… che fretta c’era, ma curiosa come era, tra un boccone e un altro di pizza, le aveva chiesto con aria tra l’incredula e la meravigliata: Ma davvero Mara dopo tanti i baci non ti ha mai fatto una carezza diciamo… audace… be sì mi hai capito. Mai un po’ di sesso…” aveva infine azzardato. No ti dico di no! Intendiamoci, io sento che gli piaccio molto, credimi! E poi si vede: il suo sguardo si fa più intenso, sento anche il cambiamento del tono della voce quando rimaniamo soli e lui mi prende la mano o il braccio mi cinge la vita… Ma poi tutto finisce li..” Che tipo è? Intendo fisicamente.” Un tipo… diciamo un tipo del nord, è milanese, capelli chiari ma non biondi, occhi grigi molto luminosi ed espressivi, sarà un dieci centimetri più alto di me… un bell’uomo di certo, intelligente, generoso, spigliato e anche divertente. E’ un architetto, lavora in uno studio molto importante, va spesso anche all’estero, pensa che ora sta seguendo una costruzione avveniristica in Cina. A me sembra una persona molto seria, certo non è uno di questi don Giovanni assatanati che conosciamo noi che pensano solo a quello…” Allora sposatelo… uno cosi certo non si trova tutti i giorni, anzi direi che è rarissimo”
Così i mesi erano volati ed era arrivato un altro inverno.
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Una sera di dicembre Mara e Leonardo, anche se faceva molto freddo, si erano attardati più a lungo a fare shopping girovagando qua e là per la città tutta scintillante di luci e suoni per l’imminente Natale. Per la prima volta Mara, carica di pacchettini, chiese a Leonardo di essere accompagnata fino in casa. Glielo chiese senza nessun secondo fine, solo il desiderio di essere aiutata ma soprattutto il desiderio di sentirselo vicino. Di sentirsi meno sola in quell’appartamento che né la nonna e neppure la mamma avevano mai potuto vedere. Tra pochi giorni sarebbe stato Natale e quel senso di mancanza di una mamma e anche di un padre si faceva sempre più intenso. Non tardarono molto con l’automobile di Leonardo ad arrivare in via di Novoli e salire su al quinto piano. Mara aprì la porta e stranamente la micetta non si nascose vedendo quell’estraneo, anzi gli diede il benvenuto facendo le fusa e annusandolo. Graziosa la tua gattina!” disse facendole una carezza poi guardandosi attorno “complimenti un appartamento accogliente e curato.” continuò Leonardo mentre lei prendeva la moka per fare un caffè senza nemmeno avergli chiesto se lui lo volesse. Sei proprio simpatico alla mia gattina.” si meravigliò
“Aspettami un attimo un solo attimo ritorno subito…“ Disse poi allontanandosi dalla piccola cucina. Tornò mentre Leonardo stava versando il caffè nelle tazzine. Si era tolta pantaloni e maglione e in pochi minuti si era cambiata. L’uomo sollevò gli occhi e la vide. Indossava un tubino nero, si era raccolta i capelli con un grande spillone colorato e si era passata il lucida labbra sulla bella bocca che gli sorrideva invitante. Bevvero in silenzio il caffè amaro per entrambi… poi mentre lei posava le tazzine nella lavastoviglie, lui si accostò a quel corpo fasciato dal tubino nero mentre con le braccia le cingeva la vita e il ventre accarezzandolo. Mara si senti gelare il sangue nelle vene ed ebbe un tremito. Si lo aveva desiderato tanto quel momento, ‘sapeva’ che stava per arrivare e lentamente si voltò guardandolo apertamente negli occhi. Leonardo la strinse forte a sé e poi ancora più forte. Mara aderì istintivamente a quel corpo che si stringeva al suo avvertendo una virilità fino ad allora sconosciuta e allora protese il viso in attesa di un bacio. E Leonardo la baciò avidamente come mai aveva fatto, come nessun altro uomo l’aveva mai baciata. Un profumo intenso, un respiro caldo, dolci e tenere parole sussurrate… un attimo che non finiva più… Poi fu quello che entrambi volevano, che avevano sognato per mesi un bacio e poi un altro ed un altro ancora mentre le mani correvano sui corpi. Il tubino quasi da solo si sollevò… e si ritrovarono sul letto di Mara volando perché nessuno si ricordò mai come ci fossero arrivati. Solo la micetta sapeva com’era successo! Senza averlo programmato passarono la notte assieme e fu per Mara una notte come aveva sempre sognato. Leonardo le disse che la amava, che avrebbe voluto lei tutta e solo per sé perché era la sua donna, quella che da sempre aveva cercato e la voleva accanto per tutta la vita. Mai l’avrebbe lasciata. Un mese dopo si sposarono.
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Mara aveva avuto un’infanzia diversa da quella degli altri bambini che avevano una mamma e un babbo. Lei aveva i nonni ma non era la stessa cosa. Era una bambina intelligente ed estroversa ma soprattutto ribelle e un po’ maschiaccio. Era sempre alla ricerca di cose nuove, la divertiva fare esperienze su esperienze, non aveva paura di nulla e aveva di voglia di fare di provare, di sapere…. La nonna davvero non ce la faceva a tenerla a bada, ma quella nipotina era l’unico affetto che le era rimasto oltre a quella figlia che si faceva vedere raramente e così aveva finito col viziarla. Mara aveva più amici maschi che femmine e aveva scoperto fin da bambina che i maschi e le femmine non sono fatti nella stessa maniera e spesso era lei che invitava un amichetto a giocare al ‘marito e moglie’ oppure ai ‘dottori’.
Da ragazzina inquieta ma soprattutto intraprendente com’era, con le sue amiche gareggiava a chi faceva innamorare il maggior numero di ragazzi per poi ‘lasciarli’ come diceva seriamente. Lei era quella che contava più vittime e questo la inorgogliva. Erano giochi pericolosi come quando, già cresciuta, fu la volta di un uomo sposato. Aveva solo diciotto anni e lui trentadue… Fu facile irretirlo, lusingarlo, travolgerlo sessualmente… ma ne uscì con le ossa rotte e nemmeno tanto metaforicamente perché lo scontro con la moglie tradita fu davvero duro. Se la cavò, maschiaccio com’era, ma da allora nel paese la sua vita fu un inferno. Solo sua nonna continuava a coccolarla ma ormai aveva smesso di rimproverala, solo di tanto in tanto le raccomandava di pensare all’amore a quello vero fatto di sincerità, fedeltà e matrimonio come aveva fatto lei con il nonno. Come le mancava la sua nonna e non poté fare a meno di ricordare le tante discussioni. Sai, ai miei tempi quando una donna si innamorava di un uomo lo amava e lo rispettava per sempre. Se poi quest’amore era corrisposto, allora si conosceva la felicità proprio com’è successo a me.
“Nonna, ma i tempi sono cambiati!” La interrompeva sbuffando lei, atteggiandosi a femminista.
“Non parlare come tua madre…” La zittiva la nonna ma poi finiva col dire: “Forse hai ragione ma l’amore quello non cambia. Ascoltami per favore almeno una volta.” “Si nonna ti ascolto ma parlarmi di te e nonno, mi sembra di ascoltare una favola…” E la nonna ripeteva la stessa storia che tante volte le aveva raccontato. “Io e nonno ci eravamo appena conosciuti e un giorno siamo andati al mercato e passeggiavamo tenendoci per mano. A ogni bancarella qualcosa mi meravigliava…”
“Si lo so: collane, bracciali, orecchini di pietruzze dai mille colori che mandavano bagliori di luci.”
Si divertiva a continuare quella nipote sfrontata. “Era tutto bellissimo ma a quei tempi i soldi mi mancavano così come al nonno…” Ricordo che la domenica successiva, dopo aver passeggiato col nonno tornai a casa e quando aprii la borsetta trovai un biglietto ed una scatolina. Lessi subito il biglietto. Diceva: Questo dono è il segno del mio amore. Vorrei essere sempre al tuo fianco quando li indosserai!”
“Nonna, sì, è romantico ma che c’era dentro voglio saperlo… quello non me lo hai mai voluto dire!”
“C’erano degli orecchini e per me erano bellissimi: erano proprio quelli che mi piacevano più di ogni altra cosa e che avrei voluto comprare. Brillavano tanto allora ed erano la cosa più bella che io avessi mai ricevuto in dono” Quando parlavano dell’amore, la nonna le elencava, come fosse un decalogo, ciò che doveva fare un uomo per rendere felice la sua donna: “Basta amarla ogni giorno ripetendoglielo, senza tradirla, senza mentirle, senza lasciarla mai sola…” Ma c’era forse al mondo un uomo che avesse tutte quelle qualità, certo sua madre non lo aveva trovato ma la nonna aveva continuato a ripetere che da qualche parte quell’uomo doveva esserci e solo per lei e non doveva mai smettere di cercarlo. Spesso Mara pensava che lei era sicura di averlo trovato perché Leonardo aveva tutte quelle qualità e forse qualcuna in più e lei sarebbe stata felice perché come diceva la nonna
“L’amore non è mai lacrime, tristezza, paura, insicurezza, solitudine, mai. L’amore è amore e se c’è non smette mai di brillare” Poi con la morte della nonna tutto era cambiato. Mara aveva lasciato Montelupo ed era approdata a Firenze. Le parole della nonna le ricordava e come, forse erano le stesse parole che aveva detto a sua madre che l’uomo giusto non lo aveva mai incontrato o meglio aveva incontrato tanti uomini giusti per brevi lassi di tempo. Però esisteva anche una Mara che l’uomo giusto lo voleva, lo cercava e lo aveva trovato si ripeteva con determinazione anche se in lei esisteva un’altra Mara, la figlia di una ragazza scapestrata assetata di amori diversi e di un uomo che non aveva mai conosciuto. Ora finalmente, però, era la moglie dell’architetto Cristofori, aveva tutto quello che una ragazza ‘per bene’ vuole avere, ma lei aveva dentro un fuoco, un’inquietudine che non sapeva dominare. A volte le sembrava di vivere come una doppia esistenza: professionale, determinata, precisa, perfetta quando lavorava. Bizzarra, sola nell’anima, incoerente nella sua vita privata. II primi tre anni di matrimonio le avevano portato una pausa, un’oasi, un’invidiabile vita normale. Leonardo era un marito meraviglioso, la riempiva di attenzione, era premuroso e sensibile, sapeva essere anche un amante tenero e riponeva nella sua giovane moglie la massima fiducia. Spesso viaggiava ma non per questo le faceva mancare le sue attenzioni. Quando era lontano, Mara si vedeva spesso con un’amica o un’altra per una pizza o per un aperitivo in compagnia. Fu proprio Giuliana che una sera la invitò a cena con altre persone.
“Altri amici simpatici e anticonformisti” Le disse, ma con loro, c’era anche quel ‘maledetto’ di Alex… Alessandro Signori si chiamava, un tipo opposto a quello che era suo marito, un vagabondo, dalla risata facile, dagli occhi di ghiaccio, dalla voce ruffiana; un incontro che meglio sarebbe stato non fosse mai avvenuto o forse chissà un Alex l’avrebbe trovato comunque. O lui o un altro… che differenza avrebbe fatto…” Le aveva chiesto un paio di mesi dopo Yvonne la sua psicanalista “…il punto è che tu devi capire cosa vuoi realmente” Non lo sapeva quello che voleva. O meglio sì, ma poi trovava eccitante frequentare Alessandro e nello stesso tempo si sentiva morire. Aveva ragione Yvonne quando le diceva:
“Stai attenta perché alla lunga vivere cosi ti può solo distruggere. Non si può vivere una doppia esistenza, non si può vivere con il diavolo e con l’angelo.” Già, ma lei dentro non sapeva leggersi e quando Leonardo era lontano per lavoro addirittura se lo portava a casa il ‘maledetto’. Aveva qualcosa di sporco, di viscido quell’uomo, lei lo percepiva ma invece di allontanarlo ne era attratta. Si ricordava bene quella prima volta che l’aveva invitato a salire in casa solo per bere ‘qualcosa’, solo per quello. Anche la micetta l’aveva avvertita: aveva sfoderato le unghie, rizzato i peli ed era scappa a nascondersi. Da brava moglie aveva invitato Alex ad andarsene e lo aveva accompagnato alla porta. Era seguita quella stretta di mano che non finiva più e uno sguardo che la avvolgeva tutta facendola avvampare. La porta si era richiusa alle spalle di Alex senza alcun rumore. Mara aveva provato un senso di vertigine e si era appoggiata a quella porta diventata una barriera. Era confusa ma contenta della decisione presa. Non si fa entrare un uomo in casa quando siamo sposate.” Si ripeteva rimanendo appoggiata alla porta per un tempo che le parve un’eternità… No, passarono solo pochi secondi poi sentì bussare… ma il bussare fu nel suo cuore… toc, toc, la porta? No nell’anima! Aprì… sapeva che non avrebbe dovuto farlo ma aprì. Fu lui allora che con un tonfo che parve un grido di vittoria si richiuse la porta alle spalle. Mara capì che stava perdendo e cominciò ad arretrare fintanto che si trovò con le spalle al muro mentre lui le era già addosso. Mara non parlò ma gli si offrì spudoratamente e lì contro quella parete lui la prese con un desiderio selvaggio, quasi animalesco. Pochi minuti poi lui se ne era andato lasciandola sola ma appagata. Quell’incontro aveva segnato l’inizio di una passione senza perché, senza freni, senza motivo, senza senso… oppure un senso l’ebbe e l’ebbe davvero. Per Mara la vita cambiò e si chiese nel tempo successivo perché, perché, perché… ma la risposta non la trovò mai… mentre Alex trovava sempre la sua porta aperta e lei che lo attendeva con impazienza. Mara si lasciava baciare, accarezzare, mordere ancora e ancora fino a quel giorno in cui ebbe la sfrontatezza di prenderlo per mano e accompagnarlo nella sua camera da letto. E lì su quel letto che a tanti teneri ‘puliti’ amplessi aveva assistito, Mara si lasciò spogliare giocando a negarsi accrescendo l’altrui desiderio immergendosi così in un mondo inimmaginabile fatto di brividi mai provati di sensazioni di pelle ardente, di profumi nuovi che cancellarono quelli conosciuti. Le bocche avide si cercarono e si fusero, Mara capì che l’uomo la voleva e subito, ma serrò le cosce mentre ogni altra parte del suo corpo era un invito a prenderla. Fu un gioco eccitante, fingendo di lasciarsi penetrare con la forza, che mai era riuscita a scordare. Con Alex stava vivendo una passione genitale che la esaltava, un godimento continuo, che circola, si riassorbe e si rigenera amplificato. Per questo si sentiva desiderata con bramosia e leggeva nel corpo dell’uomo il riflesso del suo desiderio. Non cercava il calore di un abbraccio, la dolcezza di una carezza, la tenerezza delle parole sussurrate, no lei voleva brividi sempre nuovi che le trapassassero il corpo. Nell’aria stagnava la mescolanza degli odori acri della passione che nulla avevano a vedere con le essenze, le fragranze dell’amore. Appena lui se ne andò al termine di quel primo incontro di corsa si buttò sotto il getto della doccia bollente come a levarsi qualcosa che si sentiva addosso e che aveva paura si potesse vedere. S’insaponò e si strofinò a lungo sentendosi sempre immonda poi indossò l’accappatoio bianco, si raccolse i capelli bagnati e prese tutto ciò che aveva indossato quel giorno e lo gettò via, tutto, tutto voleva essere un’altra, ma non lo fu. A quel primo incontro ne seguirono altri e dopo ogni volta Mara si giurava che quella sarebbe stata l’ultima e lo giurava anche alla psicanalista cui si era rivolta per trovare l’equilibrio perso. Ma era anche lei che gli telefonava e gli diceva: “Alex ti aspetto, vieni subito…”
Yvonne dimmelo, dimmi perché lo faccio se amo Leonardo che è tutto per me. Sì per me é tutto e non potrei vivere senza di lui, perché lo tradisco e continuo a tradirlo… maledetta me… sono come mia madre!!”
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Il viaggio era stato particolarmente lungo ma finalmente il comandante aveva annunciato che l’aereo stava iniziando le manovre per l’atterraggio su Peretola. Finalmente aria di casa e questa volta per un periodo più lungo del solito. A Berlino ci sarebbe tornato soltanto per la firma in calce all’incarico che aveva appena ricevuto! Un bel successo per un giovane architetto qual era. Il suo team avrebbe progettato il secondo grattacielo al Sony center dopo di quello già realizzato da Enzo Piano. Io sono un uomo molto fortunato” si trovò a pensare mentre si allacciava la cintura di sicurezza “anche perché sono sposato con la mia anima gemella; la prima volta che ho messo gli occhi su Mara avevo il cuore in gola fu davvero amore a prima vista” sorrise guardando fuori dall’oblò e vedendo attraverso il vetro, l’immagine di sua moglie. L’intensità dell’attrazione che provava per lei continuava a meravigliarlo, anche se di tempo ne era passato! Mentre lento il Boing iniziava a virare per l’atterraggio, ripercorse le tappe di quel suo amore senza ombre a cominciare da come tutto era nato. Si erano incontrati quasi per caso in quel negozio di Ferragamo quando la pioggia non accennava a smettere. Forse per quella pioggia insistente la scelta dei mocassini che conservava ancora aveva richiesto tanto tempo! Un incontro di quelli che ti cambiano la vita. Dopo un anno di discreto corteggiamento, interrotto da frequenti periodi trascorsi all’estero durante i quali di occasioni non se ne era lasciate sfuggire con inevitabili sensi di colpa che gli laceravano l’anima, aveva capito che Mara era la donna giusta da sposare e a lei doveva essere fedele. I segreti fanno star male”, si diceva “e il tradimento è il peggior male e la peggior colpa che un uomo possa riversare sulla sua donna.” Così la sua nuova e voluta integrità spalancò la porta all’amore. Tre anni di un amore coniugale perfetto e felice. Certo le tentazioni erano state tante ma niente poteva farlo cedere, la sua Mara lo amava davvero e nella loro casa lo stava certo attendendo con impazienza. Aveva una moglie che tutti gli invidiavano, non lo ostacolava in nulla, lui poteva dedicarsi ai suoi studi, agli incontri, ai seminari e ogni volta che ritornava, specie dall’estero, trovava ciò che un uomo vorrebbe sempre trovare: una moglie accogliente, amorosa e comprensiva. Era sempre una gioia ritrovarsi e parlare, parlare di ogni argomento, le parole scivolavano via facilmente come perle colorate e stare assieme era davvero felicità. Ora voleva dimostrarle ancora una volta il suo amore e aveva una bella sorpresa per la sua deliziosa mogliettina. Il suo architetto capo aveva deciso di cambiare casa e gli aveva chiesto se era disposto ad acquistare il suo attico a un prezzo di favore. Lui, e Mara, conoscevano quell’elegante e ampio appartamento in una zona centrale di Firenze con quel terrazzo stupendo dal quale si poteva ammirare l’Arno e il Ponte Vecchio. Non vedeva l’ora di parlargliene. Ormai poteva considerarsi un architetto arrivato e quella casa rappresentava la posizione socialmente raggiunta. Molti dei loro mobili sarebbero stati valorizzati in quell’ambiente raffinato soprattutto la loro camera da letto dove tante, tante volte si erano amati, dove erano stati felici, dove lei tenera allieva aveva imparato da lui accorto maestro l’arte di amarlo con passione ma anche con tanta tenerezza che prima mai aveva conosciuto. Mara ne sarebbe stata entusiasta. Finalmente il taxi arrivò sotto casa, Mara lo stava aspettando pronta per un lungo bacio sulla porta quando gli avrebbe aperto. Poi gli avrebbe fatto trovare la cena eccellente e tanti discorsi. E cosi fu.
Ciao Mara ciao amore, eccomi, un po’ di ritardo, sai gli aerei…” “Si ero un po’ in ansia” disse mentendogli e mentendosi mentre invece un pensiero malizioso le attraversava la mente
“Peccato non averlo saputo prima, è stato così difficile mandarlo via…” A tavola Leonardo con modo garbato cominciò a illustrarle il suo progetto: “Ti ricordi l’attico dell’architetto Mansani con quella terrazza sull’Arno?” le chiese“Certo che me lo ricordo, era veramente bello…” e fu una risposta davvero sincera ne avevano parlato tanto quando erano stati ospiti proprio lì. “Lo vende sai e pensavo che noi potremmo acquistalo. Ci sono due camere in più, potrei fare il mio studio privato in casa che ne dici? Sei contenta? Sarebbe un colpo formidabile, anche come investimento dico e poi anche per te… insomma Mara sarebbe un bel traguardo raggiunto!” “Certo lo ricordo e mi piacerebbe davvero abitarci, ti capisco” Si sforzò di dire con entusiasmo mentre mentalmente pensava che allontanandosi da Novoli si sarebbe allontanata da dove abitava anche Alex e questo le scocciava perché… perché… ma scacciò quel pensiero mentre il viso faceva una smorfia e dandosi subito un’aria di apparente riflessione che stupì un po’ suo marito. “Che c’è Mara improvvisamente ti sei adombrata.” “Ma che dici, sono felice per l’attico anzi felicissima!” disse facendo uno sforzo “ma mi preoccupa il mutuo……” cercò di rimediare. Leonardo felice come non mai se la strinse al petto riempiendola di baci. “Non devi preoccuparti per questo. Mi aspetto grandi risultati economici ormai, dai, non ci pensare sarà bellissimo” Prendendola per mano si diresse verso la loro camera adagiandola piano sul letto pregustando baci e carezze. Davvero una bella serata come tante ne avevano vissute, lui tenero come sempre, lei un po’ scontrosetta come a volte le capitava. Dopo qualche bacio Leonardo scattò di corsa verso il bagno per una veloce doccia. Mara, anche se non ne aveva bisogno, tanto si era lavata e strofinata poche ore prima, quando lui uscì entrò anche lei sotto la doccia e ci rimase a lungo, fintanto che ciò che in quel pomeriggio era accaduto non uscì dalla sua mente. Leonardo la stava aspettando sotto le coperte e lei gioiosamente ci entrò sotto rannicchiandosi tra le sue braccia desiderosa di essere coccolata dal suo uomo: da quello che amava. Lui la strinse a sé:
Come sei bella Mara e come ti amo…” ma non riuscì a sentire ciò che la voce della moglie gli sussurrava perché, vinto dalla stanchezza del lungo viaggio, lentamente stava addormentandosi. Mara sapeva che Leonardo era tornato da Mosca che aveva fatto un viaggio lungo e faticoso ma prese quel suo sonno come l’assoluzione per tutte le volte che lo aveva tradito, se non per tutte almeno per quella del pomeriggio. Chiuse gli occhi pensando a quel cambiamento di casa che non desiderava affatto, ma una soluzione l’avrebbe trovata. La mattina arrivò presto e furono i mille baci di Leonardo a svegliarla e si trovò a ridere come d’abitudine per il solletico sul collo e sul lobo dell’orecchio. Il suo corpo premette gioioso contro quello del marito. Il suo desiderio era manifesto e lei rise ancora toccandolo sapientemente. Si amarono a lungo con dolce passione poi tutto procedette come il solito. La colazione che terminava con il caffè ristretto e amaro poi Leonardo, con il solito saluto sulla porta, un bacio sulla guancia e l’arrivederci all’ora di cena. Ma quella mattina qualcosa più del solito agitava Mara. Forse per come Leonardo si era scusato per essersi addormentato la sera prima? O forse per tutte quelle parole che le aveva sussurrato mentre la amava, e lei, sua moglie soltanto il pomeriggio prima era tra le braccia di un altro uomo. Nervosamente ripose le tazzine del caffè nell’acquaio… allontanò da sé con sgarbo la micetta che cercava una carezza poi di corsa in bagno per un po’ di trucco leggero e via in negozio. Salì veloce in auto e innescò la marcia che pareva non entrare poi via in mezzo al traffico caotico. Brontolò contro i semafori che non le davano via libera, contro il parcheggio che non trovava, contro una bicicletta che le sfrecciò accanto.
Tutto quella maledetta mattina non girava per il verso giusto: uffa. Non sapeva nemmeno cosa fosse, ma non era certo per il traffico. Pensava alla tenerezza di suo marito che si contrapponeva con la trasgressione del suo tradimento. Vedeva con chiarezza la statura morale di Leonardo, la sua professionalità e lo paragonava a quello smidollato di Alex una nullità come uomo ma ogni volta succedeva sempre cosi. Quando Leonardo andava all’estero, lei amava farsi amare e lei sapeva che non c’era stato solo Alex. Si odiava per questo ma soprattutto perché si diceva con grandi sensi di colpa:
“Il mio Leonardo non si merita una moglie come me! Che anch’io sia come mia madre? Una ‘donnaccia’ senza morale e senza remore.” Sentì un groppo in gola e tanta voglia di picchiarsi, di farsi del male.
“Maledizione che mi sta succedendo?” Si chiese in preda all’ansia. “mi sembra di impazzire. Bisogna che chiami subito Yvonne. Lei ormai mi conosce.” Questa decisione l’acquietò. Si diresse con passo svelto in negozio, si chiuse nell’ufficio, prese il telefono e compose il numero. Ciao Yvonne senti sono in crisi posso salire subito da te. Non puoi dirmi di no. Sto male, male da morire” Che hai dimmi… e poi a quest’ora?” ma accondiscese. Mara arrivò nello studio trafelata e in preda allo sconforto e cominciò a parlare tra lacrime, imprecazioni, rabbia e paura. Sì maledizione, lo sai, te l’ho detto che insomma… insomma ascoltami e non mi interrompere e aiutami, guariscimi da questo tormento… Leonardo è mio marito, il solo uomo che io abbia amato e che continuo ad amare… lo sai vero questo, te lo ricordi…”
Yvonne la ascoltava in silenzio accennando di si con la testa. “Davvero lo amo e sono certa di essere la sua unica donna, su questo non ho dubbi, non ho dubbi…” Ripeteva quasi gridando e attendendo una risposta che non venne. “Ma perché da un certo giorno in poi mi è sembrata una maledizione vivere accanto a lui anziché il concretizzarsi di un sogno?” “Questa è una domanda cui solo tu puoi rispondere”
La interruppe Yvonne “Forse perché con lui non ero abbastanza felice o invece perché lo ero completamente e ho avuto paura? Perché sono spesso sola e riempio come posso la mia solitudine…” terminò mentre lacrime amare le scendevano dagli occhi.
Vai avanti Mara io ti ascolto, bevi questa tisana e intanto dimmi cosa ti è successo in queste ultime ore da turbarti così. Hai parlato con Leonardo? Ha scoperto i tuoi tradimenti? C’è qualcosa che io non so? Parliamone con tranquillità come facciamo sempre” Mara era agitata. L’idea di Leonardo di acquistare una nuova casa, il suo desiderio di una ripartenza affettuosa l’aveva turbata quasi che lui istintivamente conoscesse la sua doppia vita. Quello che la tormentava era il pensiero di se stessa con quella mamma sconosciuta. Stava diventando una vera ossessione, il dubbio di essere come lei… che a soli vent’anni era rimasta incinta senza neppure sapere chi fosse il padre di quella bambina che stava per nascere. Insomma si sentiva indegna di Leonardo ma insopprimibile era anche il desiderio di sentirsi corteggiata, desiderata, da altri uomini, non da tutti si diceva, non da tutti ma a qualcuno non sapeva resistere. Era come perpetuare un rito che pensava di aver assimilato quando era una bambina: ogni qualvolta vedeva la mamma, la vedeva sorridente, felice e abbracciata a uomini diversi e sconosciuti. Mara gli uomini li aveva sempre incrociati per caso e a lasciarli era sempre stata lei ma con Leonardo era stato diverso. Lui l’aveva cercata, lui l’aveva scelta perché fosse la sua donna non per un periodo limitato ma per sempre. Andare a letto con qualcuno è molto semplice. Lo incontri, ci parli, gioco di sguardi, discorsi che intrigano, una parola in più, una parola in meno. Spogliarsi è banale. Toccarsi è meccanico. Finisci. Ti rivesti. Te ne vai. Puoi farlo con chiunque t’intrighi sessualmente e lei lo faceva. Amare qualcuno è diverso. I discorsi non intrigano e basta. Non ci si spoglia solo dei vestiti. Puoi dirgli che hai bisogno di un abbraccio, che sei preoccupata per qualcosa, svelargli le paure che ti porti dentro, raccontargli del sogno che fai frequentemente, rivelargli un progetto, confidargli un segreto. Puoi fargli spazio tra le tue paure e le tue parole, fargli posto nella tua vita ed entrare nella sua. Puoi prendergli la mano e convincerlo che insieme si acquista tutta la forza che occorre per vivere. Puoi svegliarti la mattina dopo e accorgerti che vi siete addormentati parlando e che l’odore che pensavi venisse fuori dal tuo sogno, in realtà era il profumo del suo dopobarba. Amare è una cosa diversa. Sicuramente, non è da tutti. Indubbiamente, non è per tutti. Leonardo aveva questa magia e lei la sentiva questa magia. Yvonne ascoltami ti prego. Perché provando questa miriade di sentimenti per mio marito, vado sempre alla ricerca di uomini che non mi danno niente di più che un’ora di passione, che di me, del mio sentire, dei miei moti dell’anima non sanno nulla, come del resto io di loro. Fantasmi, solo fantasmi sconosciuti che io continuo a cercare e che disprezzo. Com’è possibile, sono pazza?” Mi hai fatto questa domanda molte volte Mara, ne abbiamo già parlato. Difficile rispondere davvero. Perché? Perché? Perché un tradimento di regola uccide soltanto gli amori già morti. Quelli vivi, sai, li può addirittura vivificare. Come tutti i traumi rappresenta un’occasione per cambiare, forse crescere dal momento che cambia il corso delle cose. Ma non analizzarlo con la pancia per poi colpevolizzarti con la testa, i tuoi strumenti preferiti!” le stava dicendo Yvonne per poi continuare
“Fatti domande diverse interroga un’altra parte del tuo corpo, diciamo il cuore. Lo sai sei passionale e razionale assieme, una miscela esplosiva. Ascolta ciò che sta in mezzo, non ti scandalizzare, niente ragiona e niente ama meglio del cuore. Tu hai tradito Leonardo senza usare la ragione e neppure il cuore, solo ed esclusivamente i sensi ed è per questo motivo che non puoi farne a meno” Andrà a finire che impazzirò perché voglio la felicità con mio marito e i brividi dell’avventura e non capisco perché. Voglio forse riempire io il vuoto che gli uomini hanno dentro? O voglio sfuggire al mio vuoto? Perché? Perché lo tradisco senza mai pentirmi?” Yvonne la ascoltava in silenzio, percependo quel dolore e provandone pena.
“Vedi se mi confido con le mie amiche loro mi danno torto su tutto, sempre pronte a scagliarsi contro di me e a dirmi che una cosi fortunata… un marito cosi… ma degli altri mi interessa fino a un certo punto, sei tu che mi insegni che se vogliamo possiamo cambiare noi stessi o mi sbaglio?” “E’ la prima cosa sensata che dici. ” la interruppe Yvonne “E allora dimmi perché. Perché l’ho tradito. Sono matta? Perché sento sempre il desiderio di essere conquistata? La mia amica Giuliana sostiene che se succede una cosa del genere significa inevitabilmente che l’amore per me è finito e non me ne ero accorta. Io ti assicuro che non è così. Me ne accorgo giorno dopo giorno, anche grazie a te: non ho mai smesso di amare mio marito il ‘mio’ Leonardo. Mi credi? Mai ho smesso. Eppure l’ho tradito. Perché?” Yvonne, come sempre, era riuscita a calmarla e Mara dopo un po’ aveva ritrovato il suo equilibrio e la sua capacità di fare le cose di tutti i giorni, di andare al lavoro di essere come tutte le altre. Questa volta però sentiva come una necessità di andare fino in fondo, anche se questo avrebbe comportato un lungo cammino di sofferenza, ma doveva affrontarlo. “Non è giusto…” si diceva “quello che faccio non è giusto! Accidenti agli uomini!”
Per lei erano stati un’ossessione fin da quando era una ragazza. Il gioco dell’amore la affascinava a differenza delle sue amiche che sognavano il fidanzatino. Lei no! Lei desiderava gli uomini che avevano preso a entrare e uscire dalla sua vita come si entra e si esce da una porta girevole di un hotel. Poi col passare degli anni le amiche sognavano il matrimonio, immaginavano figli da crescere, lei no, dei figli proprio non ne aveva voglia e a Leonardo glielo aveva anche detto. Credeva che col matrimonio tutto sarebbe cambiato ma ben presto aveva ripreso a suscitare sguardi di desiderio negli altri uomini che frequentava ed era stato poi facile volere qualcosa oltre agli sguardi. Alex, dopo il matrimonio, era stato il primo ad aprire come una breccia che era diventata una voragine in cui era precipitata. Ma poi tra le braccia di suo marito si sentiva bene si sentiva a posto e mai avrebbe tollerato che lui giacesse con altre donne. Dallo studio della sua dottoressa telefonò alla boutique di via Tornabuoni. Stava veramente male, non sarebbe andata al lavoro e dette le istruzioni necessarie alle commesse. Era una giornata uggiosa con il cielo grigio e basso che minacciava pioggia, ma non aveva voglia di restarsene in casa tutta sola: Leonardo era dovuto andare urgentemente a Berlino ma sarebbe tornato presto le aveva detto quella mattina! Aveva bisogno di chiarire ciò che la tormentava. Salutò Yvonne e di corsa guidando come non mai ritornò a casa. Si mise un corto abitino di morbido moher l’ultimo regalo di suo marito, si truccò leggermente, s’infilò gli stivaletti con il tacco non troppo alto e indossò un leggero soprabito impermeabile, foderato di pelliccia. Doveva uscire anche se non aveva nessuna necessità di farlo e neppure una meta: semplicemente aveva paura di fare ‘quella’ telefonata quando ancora il letto conservava il tepore di suo marito. Se ne andò in San Lorenzo, a curiosare tra le bancarelle che offrivano pelletterie e dove le turiste si attardano per acquistare un pezzetto dell’artigianato fiorentino. Una borsa, una cintura, un paio di scarpe che poi al ritorno avrebbero mostrato con malcelato orgoglio alle amiche dell’Alabama o dell’Essen. Oltre a mostrare le fotografie avrebbero decantato quel loro viaggio mescolando nei racconti Michelangelo con il Chianti, i Medici con il Pontevecchio. Non sarebbe mancata la descrizione del mercato del Porcellino e il ricordo del sorriso malizioso di un giovanotto che biascicava la ‘c’ e che le aveva adulate. Mara non comprava nulla su quei banchetti, anzi per un certo verso li odiava, dato che vendevano falsi Ferragamo fatti nei sottoscala di Scandicci o dell’Osmannoro da ragazzini cinesi sfruttati all’inverosimile. Però le piaceva passeggiare in quelle stradine tra il mercato coperto e le Cappelle Medicee. Si sentiva rilassata e anche se a Firenze non c’era nata un po’ fiorentina si sentiva e faceva grande sfoggio della sua erudizione quando, specie i primi tempi del matrimonio, illustrava a Leonardo le bellezze della città del fiore.
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Erano passate alcune settimane da quella tempestosa seduta nello studio di Yvonne e Mara si sentiva meglio, meno tormentata, quasi rilassata e così, dopo la mattinata trascorsa in negozio, se ne stava andando Oltrarno. Si fermò in una piccola trattoria, ordinò una minestra di fagioli, lì la facevano buona e piaceva tanto anche a Leonardo che spesso le diceva che assomigliava a quella che gli cucinava la sua nonna. Sorrise mentre portava alla bocca il primo cucchiaio di minestra, ma subito tornò seria: ancora una volta e inaspettatamente suo marito era dovuto partire e già sentiva che i suoi buoni proponimenti stavano vacillando. Pagò il conto e subito uscì e senza nemmeno rendersene conto attraversò il Pontevecchio e si trovò in via Calzaioli, proprio sotto il portone con a fianco la targa “Dottoressa Yvonne Cianchi psicoterapeuta” Suonò il campanello e le rispose la solita voce femminile dell’assistente di Yvonne.
Ah! è lei salga ma l’ascensore si è bloccato siamo al secondo piano, lo sa vero?” Certo che lo sapeva e l’avrebbe mandata subito a quel paese ma si frenò e senza rispondere salì le scale facendo i gradini a due a due. Arrivò al secondo piano col fiatone, la porta era socchiusa, ed entrò spedita per subito fermarsi per riprendere fiato. Le si fece incontro l’amica Yvonne cercando di nascondere una certa apprensione. Non era la prima volta che Mara si precipitava nel suo studio in stato di difficoltà. Sapeva che Mara la considerava un ‘amica’ anche se lei cercava di rimanere il più distaccata possibile ma questo comportamento non andava bene. Ciao… qui senza preavviso come stai?” le chiese
Male, porca miseria, sono ancora una volta sola e insomma lo sai quando mi capita, sono giù che più giù non si può.” Dai, dai Mara entriamo nel mio studio parliamone un po’ forse è giunto il momento di un piccolo aiuto farmacologico, lo so che sei contraria ma sai qualcosa di blando aiuta.” “No, non è di quello che ho bisogno.” Le rispose Mara scaraventando la borsetta su di una sedia e sdraiandosi sul lettino; Yvonne fece finta di non vedere e continuò: “Lo sai che anch’io non sono troppo favorevole ma qualcosa, pensavo a un semplice Lexotan, che è più che altro un tranquillante e non da assuefazione.”
Ma non lo voglio il Lexotan voglio ben altro, vedi il mio problema è sempre quello. Leonardo starà via pochi giorni e io credo di avere addosso una specie di maledizione, non ridere… nel senso che forse sono come mia madre… certo figurati se intendevo maledizione in senso di malocchio… non è da me; lo sai il mio disagio è quello, sempre quello” Cioè?”  Leonardo. Lui mi adora… è perfetto, troppo perfetto ed io… sì insomma io sono una stronza… e… so che se non salivo da te certo lo avrei tradito di nuovo… a me non è toccato il ‘Mulino bianco’ e questo mi distrugge. Fingere è durissimo, ma io Yvonne e tu lo sai, lo amo, non potrei vivere senza di lui”  Devi accettarti. Devi essere quella che sei… tua madre? E allora? Anche se tu avessi ereditato da lei, un certo temperamento che male ci sarebbe non siamo tutti uguali e non tutti viviamo nel ‘Mulino bianco’…”  Sì, lo so… lo so… ma ho tanta paura farò la fine di mia madre? Finirò anch’io per essere ripescata nell’Arno sotto il ponte di Santa Trinita come lesse sul giornale mia nonna quando avevo solo undici anni?” Yvonne capì che forse Mara si stava avvicinando al nocciolo del problema e la sua risposta fu volutamente dura. Piantala… tu sei tu! Non sei tua madre!”
Le disse con fermezza e con un timbro di voce quasi maschile, poi quasi con dolcezza continuò “…e una volta per tutte, chiudiamo questa storia del tradimento o almeno smettiamo di chiamarlo cosi”
“Che altro è allora?” osò chiedere Mara “Inizialmente pensavi che fosse stato un episodio improvviso e casuale, almeno è quello che tu mi hai raccontato” Mara scuotendo la testa lo affermò più volte.
“Ma nella vita tutto ha un senso e anche gli imprevisti sono il risultato di una serie ininterrotta di decisioni inconsapevoli. Tu hai tradito il tuo uomo perché dentro hai un vuoto e ti sforzi di colmarlo in qualche modo. Lui non basta. Lui non ti basta. E non puoi fare finta che quel vuoto non ci sia. Se ti fossi repressa, il disagio, sarebbe esploso comunque. Magari sarebbe stato Leonardo a innescare la miccia. Il tradimento non esiste. E’ solo il tentativo del tuo inconscio di colmare quel vuoto. La pancia, sede degli istinti primordiali trasmette il disagio al cervello biologico, che lo risolve nel modo più spiccio”
Come poteva credere che il tradimento non esistesse pensava Mara quando innumerevoli amplessi le scorrevano davanti agli occhi come la pellicola di un film a luci rosse. Però come le sarebbe piaciuto poterlo credere! Yvonne si era interrotta perché per alcuni secondi aveva visto il viso di Mara distendersi sereno per poi subito rabbuiarsi ma la ragazza non le disse nulla e allora continuò: A quel punto ti ritrovi a un bivio: o prendi la salita e ti metti in discussione e cambi comportamento oppure scegli la discesa. Questo significa rompere il tuo matrimonio e riacquistare la tua libertà. Avrai tanti incontri di passione ma non avendo risolto il problema di quel vuoto continueranno all’infinito e rinuncerai all’amore” Mara la guardò allibita sgranando quei meravigliosi occhi azzurri che profumavano d’innocenza. Non era quello che voleva. A Yvonne fece tenerezza e continuò quasi per consolarla.
“Se ti può far piacere, troverai sempre uno scrittore, uno psicologo, un deluso travestito da cinico pronto a sentenziare che la vita è soltanto questo: il luogo delle sensazioni intense, del deperimento inesorabile dei corpi e dei sentimenti fugaci” “Insomma dovrei dire che è tutto regolare… No, non potrei mai lasciare Leonardo e non posso nemmeno immaginare il suo dolore se venisse a saperlo…” trovò la forza di dire Mara. Voglio che tu dimentichi per un attimo tuo marito e torniamo a parlare di te. Prova una buona volta ad ascoltare il tuo ‘cuore’ e allora ti racconterà un’altra storia. La storia di una bella e desiderabile ragazza con una sete d’amore che nessuno, se non se stessa, potrà placare. Staccare la mente è la condizione per togliere il sonoro alla vita e riuscire finalmente a sentire il sussurro del cuore”
“E secondo te cosa mi dovrebbe dire il cuore?” chiese Mara con strafottenza. “Immagino che ti dirà che non hai alcun bisogno di essere perdonata. Che con il tradimento ti stai appropriando di tutto quell’amore che ti è stato negato. E’ il tuo cervello che ci versa sopra il senso di colpa” Mara la guardava perplessa credeva di capire e di non capire e come una scolaretta si apprestò ad ascoltare. “Solo il giorno che diventerai consapevole che nessuno uomo potrà mai colmare il tuo vuoto sarai pronta ad amare veramente Leonardo o chi per lui, perché vedi Mara io non darei per scontato che sia lui che potrà farti sentire davvero a posto. Ma se non sarai stata tu a darti pace, prima o poi rovinerete tutto di nuovo. L’amore perfetto non esiste e quello reale é la somma di tante imperfezioni” Le due donne rimasero un po’ in silenzio, Mara per un paio di volte provò a dire qualcosa ma dalla bocca non le usciva niente, fu Yvonne che riprese il filo del discorso interrotto: L’amore più duraturo è spesso il più improbabile. E’ appena smetti di inseguire l’amore perfetto che ti metti in gioco davvero. Comincia a prendere dalla vita ciò che ti dà e non delegare più a nessuno il potere di decidere il tuo stato d’animo. A Leonardo, o a chi sarà, darai tutto ciò che potrai e vedremo se gli basterà. E se gli basterà sarà amore, secondo i canoni che ci siamo dati. In realtà sarà un modo lieve di convivere: avrai trovato l’uomo con il quale andare avanti nell’esperienza della vita” Ma io lo amo”  Ripeté per l’ennesima volta Mara quasi sotto voce e più a se stessa che a Yvonne. Va bene, va bene tu lo ami ” quasi sbuffò Yvonne “ma chi ti dice che ciò che provi non sia un’altra faccia della passione? E le passioni si esauriscono e quando la passione finisce resta la tolleranza: un lago enorme dove accogli l’acqua dell’altro senza farla tracimare” Yvonne prese fiato e guardò Mara che sembrava perplessa e allora continuò: “In poche parole se Leonardo ti lascia perché impara che lo hai tradito, allora non so se ti ama davvero. Sai sono tutti bravi a dire “amore” ma poi ci mettono così poco amore in tutto ciò che fanno. A volte credono che sia amore un’abitudine un quieto vivere, non sembra anche a te?”  Si capisco, capisco credo che tu abbia ragione…”
Azzardò Mara che invece era sì convinta dell’amore di suo marito ma era anche convinta che se lui avesse saputo… “Devo trovare un equilibrio, non voglio vivere e morire come mia madre…”  Bene Mara ora rilassiamoci, cerchiamo di voltare pagina, ti suggerisco un semplice esercizio. Cammina un’ora il giorno da sola, guardati intorno, le strade, i negozi, la gente, il cielo e anche i fiori e tutto ciò che ti circonda così ricorderai al tuo corpo che deve mutare punto di vista e sganciarsi dai soliti schemi. La vita non è un’abitudine. E’ un’impresa che devi compiere da sola, con l’aiuto di tanti e la protezione del tuo ego”
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Mara segui il consiglio di Yvonne, cominciò a fare lunghe passeggiate e soprattutto si proibì di inviare sms ad Alex e se era lui ad inviargliene di quelli infuocati rispondeva appena. Le sembrò di stare meglio, anche perché Leonardo per un po’ di settimane rimase a Firenze. Suo marito ora viaggiava molto ma ogni fine settimana sarebbe ritornato a casa. Non sarebbe più restata da sola per lunghi periodi ma ugualmente ogni giorno di più avvertiva il bisogno di attirare su di sé lo sguardo degli uomini. Si esaltava nel sedurli, le piaceva quel gioco che le dava potere e brividi e che nel corso degli anni aveva così perfezionato tanto da credere che l’arte di sedurre fosse parte di sé, quasi un imprimatur nativo che la esaltava. Sì le piaceva sedurre con i suoi sorrisi angelici ma in realtà quando dischiudeva la bocca, sapeva di simulare altre labbra che erano pronte per dare e ricevere piacere. Era maestra nell’irretire gli uomini che lei voleva e non ce ne era uno che non avesse subito il suo fascino. Aveva fatto cosi con tutti ma con Leonardo era stato da subito diverso. Non aveva sfoderato l’arte della seduzione, degli ammiccamenti e neppure il gioco dell’apparire e dello sparire o la provocazione del fare immaginare il piacere e tutto ciò che piace ai maschi: con lui nulla di tutto questo. Aveva vissuto con gioia un lungo corteggiamento romantico fatto di attenzione, di complimenti di ammirazione… e l’amore fisico era venuto dopo, molto dopo a quel primo incontro e a lui si era data quasi con timore come una fanciulla alle sue prime esperienze. Ugualmente Leonardo spesso le ripeteva che mai aveva amato nessun’altra con tanta intensità. Un amore che si arricchiva ogni giorno di più e che andava oltre la bellezza. Si era ripromessa e lo aveva giurato a Yvonne che sarebbe cambiata, voleva dedicarsi interamente a suo marito senza correre il rischio di perderlo perché era quello che sarebbe successo se non avesse smesso di tradirlo. “Io cambierò” si disse! Ed era sincera e convinta. L’attico era stato acquistato, tra poco sarebbero iniziati i pochi restauri. Certo non avrebbe dato quell’indirizzo ad Alex e così non se lo sarebbe trovato sotto casa! Con il nuovo appartamento avrebbe cambiato completamente vita.
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La primavera era iniziata risvegliando con la sua luce e il suo tepore giardini e balconi che si erano riempiti di fiori e profumi. Per tutti una ventata di ottimismo che portava con sé il desiderio del rinnovamento. Messer Aprile però a volte si diverte a fare brutti scherzi. Mara quel pomeriggio di chiusura settimanale passeggiava alle Cascine ammirando quel tripudio di fiori e non si accorse di invadere la corsia riservata alle biciclette. L’incontro-scontro, sia pur lieve, fu inevitabile e caddero entrambi. Che botta…” disse il ciclista alzandosi prontamente. Mi scusi ero distratta…”
Si è fatta male? Ce la fa ad alzarsi? L’aiuto io…” Disse in buon italiano ma dalla pronuncia straniera tendendole la mano e sollevandola. Per un attimo Mara perse l’equilibrio e si appoggiò a quel giovanottone alto come una pertica, con i capelli rossicci e le lentiggini. Mamma mia com’era giovane e educato pensò mentre si rassettavano i pantaloni impolverati. Fu lui, infatti, a sembrare il più dispiaciuto e il più imbarazzato: certo era più giovane di lei, lo si capiva subito e Mara pensò che mai aveva posato gli occhi su un ragazzo. Aveva un’aria da studente colto in fallo davanti alla professoressa. Le sorrise con la sua bella bocca e quel viso imberbe e quasi ingenuo.  Posso farmi perdonare offrendole un caffè qui vicino al bar dell’Indiano?” Mara lo guardò con il suo sorriso ironico e mentre anche i begli occhi azzurri sorridevano non ce la fece a dire di no e senza pensarci troppo Sì, sì va bene ma la colpa è solo mia e sono io che devo farmi perdonare…” rispose insistendo col suo sorriso malizioso
“Mi chiamo Mara… ” Io sono Stevan, studio qui all’Accademia delle belle arti, sono irlandese”.
Camminando uno vicino all’altra si avviarono verso l’Indiano; seduti a un tavolino, bevvero il caffè, lei ristretto e lui altissimo. Stevan le raccontò della borsa di studio che lo aveva portato a Firenze per sei mesi ma sopratutto le parlò della sua terra, l’Irlanda con i suoi paesaggi leggendari, con i prati di un verde smeraldino, con la sua gente ospitale. “Come mi piacerebbe conoscere il tuo paese!” disse con aria sognante Mara. Stevan fu pronto a risponderle:
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“Ho un bellissimo libro che illustra i paesaggi più belli della mia terra… glielo posso dare…”
Poi dopo un attimo di riflessione guardando quel sorriso invitante continuò: “La mia stanza è qui a due passi dopo il Ponte alla Vittoria se vuole… puoi salire e lo sfoglieremo insieme…”  Mara dimenticò perfino di aver conosciuto Yvonne e tutti quei ‘discorsoni’ che le aveva fatto, si risentì ‘Mara’ e salì per vedere quei bei paesaggi illustrati… e da quel pomeriggio tutti i giorni di chiusura pomeridiana Mara li passò in quella stanza insegnando a quel giovane inesperto irlandese l’arte del piacere. Arrivò anche il mese di giugno e quel pomeriggio sarebbe stato l’ultimo incontro con Stevan: se ne sarebbe tornato in Irlanda; certo mai avrebbe dimenticato quella donna cosi diversa da quelle irlandesi conosciute. Per l’ultima volta lo guardò con i suoi occhi azzurri spalancati sul nulla ma per Stevan che la fissava, sembravano perdersi nella nube erotica di un piacere ora conosciuto. Il vestito di seta che Mara indossava metteva in mostra le belle forme e lui lentamente la spogliò. Con lei era diventato un uomo esperto e lei gli aveva aperto le porte di uno sconosciuto paradiso. Quell’ultimo incontro lui non lo avrebbe mai dimenticato ritornando nella sua verde isola. Nell’imboccare Via di Novoli, Mara si sentiva come sempre combattuta tra felicità e rimorso, parcheggiò davanti a casa e si diresse verso l’ascensore. Sapeva di essere ed era veramente ‘bella’, portava in sé quel senso di consapevolezza che hanno le donne quando hanno amato e si sono immerse nella nube della passione che le fa sentire desiderabili. L’abito di seta azzurro cielo le stava d’incanto e la gonna le svolazzava mettendo in risalto le lunghe gambe. Compiaciuta, si ammirò nello specchio dell’ascensore prima di premere il pulsante del quinto piano. Alex sbucato improvvisamente non si sa da dove entrò con lei e le premette la mano sulla sua e con lei salì. Lui non disse niente ma i suoi occhi le impedirono di mandarlo via e come la prima volta Alex, si chiuse la porta alle spalle con un tonfo mentre lei indietreggiava fino a raggiungere la parete. Le sollevò la gonna con prepotenza, strappò i minuscoli slip e la prese con rabbia lì contro la parete senza neppure togliersi i calzoni. Pochi minuti e un piacere intenso la fece fremere mentre Alex si era già ricomposto ed era alla porta. “Vado via, non ti vedrò più. Questa sera stessa parto per l’Australia per non tornare… non ti scorderò mai…”
Uscì tirandosi la porta alle spalle. Mara senza batter ciglio andò verso la doccia e mentre l’acqua tiepida la ristorava si sentì confusa, frastornata, la serenità del pomeriggio ora era scomparsa e un terribile mal di stomaco la prese mentre le lacrime erano amare e si confondevano con la pioggia che scendeva dalla doccia.
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L’attico era pronto e il trasloco era imminente, Alex e Stevan se ne erano andati e per lei era venuto il momento di cambiare definitivamente tipo di vita. Il fato la stava aiutando. La primavera se ne era volata così velocemente e adesso era un torrido luglio. Era passato poco più di un mese da quell’ultimo pomeriggio di fuoco e quasi quattro da quando era corsa da Yvonne in cerca di aiuto l’ultima volta e non le aveva nemmeno più telefonato! Ora però aveva di nuovo un estremo bisogno di vederla, di parlarle. Solo lei poteva aiutarla. La primavera era passata e in quel torrido luglio lei si sentiva gelare. Stringeva in pugno un referto indirizzato a Leonardo Cristofori che invece di darle gioia l’aveva fatta precipitare in un baratro. Si diresse allo studio in Via Calzaioli in preda al panico salì di corsa le scale e la incontrò proprio sul pianerottolo mentre stava dando le ultime mandate alla porta. Ciao Mara che ci fai qui dopo tanto tempo.” Fammi entrare devo dirti una cosa…” Sto partendo vado di fretta dimmi” Sono incinta”
Bene, sono felice per te e per Leonardo” Leonardo mi ha appena consegnato questo referto: è sterile”
Sterile?”  Si Yvonne ed io non so chi sia il padre… fammi entrare…” “Mi dispiace ho giù il taxi che mi aspetta.”
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Il destino è scritto nelle stelle? Chissà se davvero una figlia è, o vuole essere come la mamma, oppure se davvero niente può cambiare ciò che è già deciso nel mistero; per una sorta di nuova Samarcanda, Mara aveva percorso la stessa strada di sua madre e non seppe mai chi fosse il padre di quel bambino tanto bello con gli occhi azzurri come i suoi, ma tanto lo amò e lo crebbe come la mamma migliore del mondo. Mara cambiò la sua vita, la maternità cancellò le ansie e le colmò quel vuoto dell’infanzia che tanto l’aveva tormentata e passò molte volte sul Ponte Santa Trinita ma quelle acque non la accolsero mai.
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