Vernacolo livornese

Il vernacolo livornese è fondamentalmente una variante del toscano nord-occidentale (parlato anche nelle province di Pisa e Lucca), ma se ne discosta per certi tratti tipici della pronuncia, i più appariscenti dei quali sono alcune vocali molto aperte e la /k/ singola intervocalica che viene completamente elisa (e non soltanto aspirata, come accade nella maggior parte delle parlate toscane), mentre quella doppia rimane tale. Per esempio la frase “la mia casa” diviene la mi’ ‘asa, mentre invece la frase “vado a casa” rimane tale perché nella pronuncia italiana la “c” è raddoppiata (vado a ccasa); anche in una frase come “Il cane abbaia” la “c” rimane integra perché non è intervocalica. Del tutto peculiare è anche la frequente interiezione “dé, il “dé” livornese è praticamente onnipresente, e può assumere un vasto spettro di significati, spesso decodificabili solo mediante l’intonazione. Assieme al “dé” spesso troviamo il termine “boia”, che viene usato come esclamazione (“Boiadé”). Inoltre, il lessico contiene tracce (vocaboli e locuzioni) di alcune delle numerose lingue parlate dalle comunità ospitate da Livorno attraverso i secoli: ad esempio talvolta i piedi vengono detti “le fétte” parafrasando alla buona il vocabolo inglese “feet”, tale interpretazione deriva dal periodo della Seconda guerra mondiale, in quanto i soldati americani presenti a Livorno utilizzavano l’inglese per parlare con i livornesi, conoscendo solo poche parole di italiano. Ad esempio, per dire “Hai i piedi grandi” si può sentir dire “Ciai dù fètte paiono zattere”. E a tal proposito, la grafia livornese corretta “ci hai“ e “ci hanno“ sarà sempre “ciai“ (pron. ciài) e “cianno“ (pron. ciànno), mai l’orribile “c’hai“, che equivale foneticamente a “kai“…. Il Bagitto é una lingua giudeo-livornese parlata a Livorno fin dal 1500.

Non e chiaro, se l’uso del termine Bagitto sia un autoglottonimo, oppure sia invece da attribuire ai non ebrei di Livorno con scopi denigratori. Ci sono dubbi tra gli studiosi circa l’etimologia della parola e il suo significato ma certo va inteso come “gergo” proprio degli ebrei livornesi, composto da elementi fraseologici spagnoli, portoghesi, ebraici e livornesi. L’influsso del vernacolo livornese sul Bagitto fu notevole cosi come il Bagitto influenzò la formazione e lo sviluppo del vernacolo livornese. Il vernacolo propriamente livornese, la cui espressione più evidente e il cosiddetto “veneziano”, si è quindi sviluppato contemporaneamente influenzandosi a vicenda con il Bagitto. A partire dal secondo dopoguerra la parlata giudeo-livornese ha rapidamente perso consistenza per omologarsi al vernacolo livornese, secondo un processo involutivo che ha investito prioritariamente le peculiarità fonetiche. Il mercato all’aperto di Piazza Cavallotti e via Buontalenti e rimasto l’unico ambiente sociale di Livorno in cui la lingua giudeo-livornese é utilizzata per comunicare al di fuori delle mura domestiche. Altra particolarità, stavolta retorica, è l’uso di una forma di ironia che consiste nell’uso di locuzioni iperboliche con una determinata intonazione, per significare l’esatto opposto: ad esempio, “e sei parigino!”, per intendere che l’interlocutore è tutt’altro che proveniente da Parigi (città dell’eleganza e del buon gusto per antonomasia

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