Le ‘nuove’ donne

Mi capita di parlare con donne della mia età o, per meglio dire, della mia generazione anche se più giovani di me e man mano scopro una realtà, che mi sembra di poter affermare, sia poco nota o perlomeno lo é nell’immaginario pubblico fatto di media, socialnet, pubblicità televisiva e cosi via.

Le donne che arrivano oggi a settant’anni sono state la prima generazione che in modo massiccio hanno potuto frequentare l’università e entrare nelle professioni e quindi a costruire la propria identità in settori prima riservati ai maschi e a fondarvi la propria identità.

Più in generale hanno cercato di essere per cosi dire ‘padrone’ del proprio destino nel lungo dispiegarsi degli anni vissuti. Molte hanno potuto così decidere di tornare a vivere una vita da single quando il matrimonio non funzionava o quando rimaste vedove. Hanno preferito star sole piuttosto che svolgere nella coppia, una volta appannatasi la giovinezza, un ruolo esclusivamente “materno” nei confronti del marito.

Hanno superato la crisi dei quarant’anni, affrontato senza batter ciglio quella dei cinquanta senza farsi traumatizzare dalla menopausa e senza piangere sul ‘nido vuoto’. Ora, queste ‘nuove donne’ hanno davanti a sé dieci, vent’anni di una vita che potrebbe essere, anzi sarà, molto diversa da quella delle loro madri e delle loro nonne. Nuove attività, forse nuovi amori; non le aspetta più necessariamente una mezza vita ai margini della società com’era stato fino a poco tempo fa per le donne anziane.

Alla terza età molte di loro ci sono arrivate anche serenamente, perché sono state capaci, contro tutti gli ostacoli, di costruirsi un’identità grazie a una professione alla quale si sono dedicate con impegno. Si sono via via lasciate alle spalle, senza troppi rimpianti i coinvolgimenti erotici ed emotivi della giovinezza. Si sono perdonate ed hanno perdonato. Consapevoli per cultura diffusa che una donna che invecchia non può esprimere desideri, avevano finito per prendere atto solo di quelli che potevano permettersi. Ecco però che all’improvviso, più per caso che per intendimento, un numero significativo di loro si trova a vivere un risveglio di eccitazione, un’infatuazione, un’attrazione fisica violenta come quella o quasi, di un’adolescente. Talvolta per uomini più giovani. Pensioni e passioni, figli a volte nipoti e sogni, rughe ed eros di ritorno. Molte vivono storie romantiche, parlano liberamente delle proprie scoperte erotiche, hanno con gli uomini rapporti diversi da prima, nei quali a volte la passione, magari, era tutto e solo. Stanno alla larga da nuovi matrimoni e perfino da semplici convivenze, hanno imparato che la monogamia non è un obbligo. Sono diventate più capaci di separare le possibilità reali dalle illusioni. E soprattutto, sembrano essersi liberate dallo sguardo dell’altro.

A volte sono loro le prime a essere sorprese. Si dice che l’amore vive sempre in noi e certamente il cuore batte e ha sempre battuto a ogni età. Da tempo immemorabile, però, tabù, pregiudizi, inibizioni e la natura stessa della società hanno cospirato per soffocare ogni germoglio di storie d’amore e di sesso in tarda età, conseguenza, credo, del perbenismo ottocentesco e dell’atteggiamento della chiesa che ha legato il sesso unicamente alla procreazione, rendendo la sessualità delle donne in vecchiaia qualcosa di vergognoso. Sessualità e piacere per le donne in età matura sono rimasti tabù per un tempo lunghissimo, e ancora oggi la maggior parte dei giovani non immagina che i loro nonni possano avere una vita sessuale dopo i settant’anni.

È la seconda volta nella vita che questa generazione di ‘nuove donne’ si trova di fronte a una terra incognita. La prima era stata quando la pillola anticoncezionale (finalmente!) e il femminismo spezzarono le barriere che fino a quel momento avevano impedito alle donne di vivere un’esistenza più libera, piena, raggiungere una maggiore uguaglianza rispetto ai maschi, avere carriere lavorative. La pillola anticoncezionale che separò sessualità da procreazione, fu una sfida che cambiò la vita delle donne e la società nel suo insieme. Oggi questa generazione, quella delle mie compagne di un tempo, è di nuovo davanti a un terreno inesplorato. I pregiudizi resistono, ma nuovi rapporti stanno nascendo. Brevi, certamente, perché breve è il tempo che resta, ma intensi. Ma forse non è l’ultimo raggio del sole che tramonta, ma mi sembra di capire che per molte, potrebbe essere il primo di un nuovo sole, che illumini rapporti diversi tra uomo e donna.

Mai prima d’oggi nel corso della storia le donne hanno così a lungo vissuto la possibilità di una relazione intima. L’amore é maturo, quando funziona, quando si condivide più del sesso; siano i mariti o che si siano uomini ritrovati, o anche appena conosciuti, in ogni caso queste donne che si ‘buttano’ in una relazione amorosa hanno raggiunto una fase in cui la scelta di un partner è frutto di un’emozione, una forte emozione, una gioia di vivere.

In età matura il sesso è diverso, ovviamente, rispetto agli anni giovanili, forse migliore. Certo si ha più tempo, si è più rilassati e non si deve pensare a problemi di lavoro o ad accompagnare i figli a scuola. Nemmeno le rughe suscitano più imbarazzo, le ‘nuove donne’ di oggi sembrano essersi liberate dello sguardo dell’uomo.

Per secoli le donne hanno spiato il proprio valore nello sguardo dell’altro. Oggi questa generazione, che grazie alle lotte intraprese, non è rimasta esclusivamente confinata nel ruolo di mamma e moglie, sa di avere un valore che va oltre le rughe e la cellulite. L’amore maturo per loro, per le ‘nuove donne’ significa poter aprire gli occhi mentre lo fanno e aver il piacere di guardarsi, di penetrarsi negli occhi Non sono più adolescenti che idealizzano il corpo perfetto mostrato dalla pubblicità, sanno che una donna così non esiste.

Se scelgono qualcuno è perché gli riconoscono anche uno sguardo interiore. Un’altra osservazione credo valga la pena di fare, almeno per la mia esperienza, una delle difficoltà per le donne non più giovani è trovare un compagno dello stesso livello sociale o intellettuale. Nessuno si è mai stupito quando uomini colti e ricchi si accompagnavano a donne meno istruite o più povere ma non è cosi per l’inverso. Certo, ci s’innamora di un ‘pacchetto’, in cui contano aspetto, intelligenza, cultura e anche la situazione sociale. Ma quando è la donna ad avere più esperienza del mondo e uno status sociale più elevato, lei cerca un uomo, come dire ‘adatto’ al suo status.

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