Lei& Lui

LEI & LUI

Passeggiando per l’incantevole Terrazza Mascagni che si aggetta sullo splendido mare di Livorno, l’animo si fa più quieto e si predispone al ragionamento mite, fatto dei sentimenti più veri, quelli ai quali troppo poco diamo ascolto, cosi, seduto sul muretto della Terrazza, osservo le persone. Vedo passare le coppie, ascolto gli schiamazzi dei bambini: un uomo e una donna anziani, seduti sulla panchina, si tengono per mano. Due ragazze parlano fitto, fitto, lanciando occhiate intorno per farsi ammirare. Alcuni giovanotti si rincorrono esibendosi in esercizi di vigoria fisica. Sembra che ognuno cerchi un altro. I maschi ‘cacciano’ con gli occhi ed i gesti, le femmine, che a loro volta ‘catturano’ l’attenzione di maschi. Osservo tutto e penso che il rapporto, le relazioni, le comunicazioni tra maschio e femmina adulti della specie umana siano un bel… mistero, come un gioco antico e moderno fatto di seduzione, attrazione, innamoramento, erotismo, amore, desiderio, coccole, avventura, sicurezza. Basterebbe cominciare dall’erotismo!

L’Eros è in noi in modo vitale, essenziale, più di quanto ne abbiamo coscienza. Nelle civiltà orientali c’è più consapevolezza della sua funzione, non è “peccaminoso” e ne è riconosciuto il valore filosofico, estetico, biologico, rigeneratore. Il Taoismo, deifica l’Eros, nell’Yin e nello Yang mentre le religioni Abramitiche, lo sublimano nella santità e nel martirio. C’è differenza, però, tra il mondo erotico maschile e quello femminile. L’Eros femminile appartiene a un che di misterioso, specie nella nostra cultura Giudaico-cristiana, cosi come un po’ tutto l’universo delle donne, che i maschi hanno descritto per secoli dal loro punto di vista. In genere per la maggioranza della gente l’Eros è un qualcosa che va e che viene, nelle varie stagioni della vita, con intensità diverse e secondo la cultura ricevuta. L’Eros ci accompagna dalla nascita alla morte, ma quello straordinario, quello di cui tutti ne sentiamo la potenza, appare prima nell’adolescenza e poi a qualunque età, nella fase dell’innamoramento. Anche se c’è una grande differenza tra l’Eros femminile e quello maschile, io credo che sia la forza più potente che si sviluppa nell’animo umano e che esso sia stato fino ad oggi il motore della vita e della procreazione. L’Erotismo maschile e femminile, si differenziano nell’età dell’adolescenza per poi ricercarsi nella maturità, indispensabili complementi della felicità. Se vogliamo ragionare su questa incredibile forza che ci portiamo dentro, secondo me, dobbiamo andare lontano, molto lontano nel tempo. Ai primordi, quando nelle condizioni date cominciò il passaggio dall’inorganico all’organico, dall’inerte alla vita. La vita si è manifestata fin dalle sue forme più semplici con una sua peculiarità: crescere, autopotenziarsi, riprodursi.

La vita cioè, appena si è manifestata e diversificata ha accentuato questa sua attitudine: crescere, riprodursi, svilupparsi, adattandosi mirabilmente, al mutare delle condizioni esistenti. Nelle forme evolute degli esseri viventi, quest’ attitudine ha trovato la sua espressione attraverso i meccanismi dell’alimentazione e della riproduzione. Queste due spinte primitive si sono cosi tanto evolute che non sembrano più quelle originali, ma hanno conservato la loro forza e potenza. Nei mammiferi, queste potenti spinte oggi non appaiono più esplicitamente evidenti; si sono, per cosi dire, nascoste nei sottosuoli della nostra mente. Non ci facciamo più caso, ma sono ancora i motori del nostro agire.

Gli animali più evoluti hanno addirittura inventato “due sessi diversi” per meglio garantirsi l’autopotenziamento, l’evoluzione, la salvaguardia della specie, la riproduzione. Questa primordiale, primitiva, forza che spinge alla riproduzione, all’accoppiamento, noi la chiamiamo Eros, ed erotismo la fenomenologia comportamentale che gli sta dietro. Nei generi umani le diverse fisiologie e psicologie che sono andati man, mano diversificandosi e specializzandosi, hanno creato due erotismi differenti, opposti e complementari. Per il maschio il “Comandamento” è di accoppiarsi con tutte le femmine possibili in modo da assicurarsi la più alta probabilità di trasmissione dei propri geni. Per le femmine il “Comandamento” è quello di farsi desiderare da tutti i maschi, tra i quali scegliere, poi, quello che garantisca meglio la sopravvivenza e l’espansione dei propri geni per mezzo della filiazione. Tutto quello che passa tra questi due “dimenticati comandamenti”, primordiali, primitivi, arcaici e i comportamenti odierni è frutto della stratificazione culturale, dello sviluppo delle società, dei tabù e dei miti, ma essi permangono nella nostra spinta primordiale e nella parte più remota ed inconscia. C’è un elemento che appare immediatamente a distinguere l’erotismo maschile e l’erotismo femminile: il primo cerca la discontinuità, il secondo la continuità. Sono due erotismi diversi, affascinanti l’un per l’altro; stupefacenti per le metamorfosi che determinano uno agli occhi dell’altro.

Eros maschile.

L’Eros maschile come ho detto è opposto a quella femminile. Mentre le donne cercano la continuità, i maschi cercano la discontinuità, il godimento fine a se stesso, l’irresponsabilità.

Mentre la spinta biologica lo porta a fermarsi ed ad aver cura della femmina e dei figli, la sua fantasia erotica lo porta cercare nuove femmine come se dovesse ingravidarle tutte, un atteggiamento nato ai primordi quando ogni maschio cercava tutte le femmine possibili per trasmettere i propri geni ed avere più sicurezza e più potere. In questa fantasia erotica l’uomo esprime anche la sua natura di essere libero. La menzogna e la dissimulazione fanno parte di questo contesto, cosi come la menzogna e la dissimulazione femminile giocano un ruolo decisivo per l’affascinamento del maschio desiderato, la rivalità con le altre femmine, la difesa dei figli.

L’uomo vorrebbe, finché possibile, cercare le donne, premiare quella scelta con la sua sessualità e poi cercarne un’altra. Il suo erotismo lo porta a desiderare la sua amata come rifugio dalle tensioni del mondo. La nuova conquista, l’amante, questo glielo da, con l’amante non ci sono i fastidi quotidiani, solo erotismo, sesso, felicità. L’eros maschile è semplice, vuole una cosa sola e in modo discontinuo a differenza di quello femminile che é pieno, totale, completo proiettato alla continuità. L’erotismo maschile presuppone l’assenza di preoccupazioni con la persona con la quale ha il rapporto. L’uomo cerca “l’incontro brillante”, uno spazio vuoto, un tempo di pace, il riposo dalla quotidianità.

Certo anche l’uomo s’innamora, e allora tutto cambia, nell’innamoramento l’eros è al servizio di quest’ultimo è totalizzante, e le cose cambiano. Per questo l’erotismo maschile si manifesta nel silenzio, senza clamori sociali, senza esternazione pubblica. Sarà l’amore a svolgere quella funzione sociale, non l’erotismo.

Gli innamorati si mostrano, gli amanti si nascondono. Per il maschio sedurre vuol dire, fare l’amore, nel senso di compiere atti sessuali. Lui vuole questo, senza questo non c’è seduzione. Questo per lui è sedurre, in questo semplice modo, non ha necessità di avvicinarsi gradualmente, decide subito, se il suo occhio erotico si posa su di una donna, è in attimo che “sente” se vuol prenderla o no. Anche il suo concetto di bellezza è semplice; è “bella” una donna che lo stimola sessualmente. Le donne credono che l’uomo le guardi per giudicarne e apprezzarne la bellezza estetica, i capelli, il volto, la figura, lo slancio delle gambe, la forma dei fianchi, certo c’è anche questo, ma sopra una certa soglia minima di forma estetica, l’uomo guarda con occhio erotico e non con occhio estetico. Le vere rivali, per una donna che ha il suo uomo, non sono le altre donne che lei considera “belle”, sono quelle eroticamente stimolanti per lui. Certo il maschio corteggia, vuol corteggiare, ma per lui lo scopo è chiaro fin dal primo istante: vuol fare l’amore con quella donna cui sta dedicando, felicemente, tempo ed attenzioni.

C’è sempre presente in noi uomini lo scenario elementare e primitivo dei primordi; ogni maschio sente prepotente il diritto di cercarsi una femmina, e “sa” che ogni donna vuole essere cercata per scegliere.

Quando per il maschio, il corteggiamento produce un incontro d’amore, la fantasia diventa desiderio e il punto di arrivo diventa possedere la donna. L’uomo non ammette che una donna gli consenta la relazione erotica e gli rifiuti la sessualità. L’affetto le carezze, l’intimità da sole non gli bastano. L’uomo non considera sua una donna che non gli da la sua sessualità. La donna può darsi e in genere si dà, in modo graduale, l’uomo no, non ha avuto nulla finché non ha avuto l’intimità sessuale. Questo non è compreso dalle donne che si sentono profondamente offese dalla discontinuità maschile.

Le donne dovrebbero sapere che l’eros maschile è primitivo, non sofisticato come quello femminile, non legge i segnali del corpo, degli ammiccamenti; non riesce a distinguerli, non usa gli altri sensi, l’odorato, il tatto, gli sguardi, le allusioni come le donne; spesso noi uomini non ci accorgiamo nemmeno dei segnali che le donne ci trasmettono. L’uomo, di regola, capisce poco l’abbigliamento femminile, il suo trucco, anzi spesso ne è spaventato, non sa se è rivolto a lui, fino a pensare che tanto più la donna si trucchi, s’impreziosisca con abiti e sott’abiti tanto più cerchi altri. Una delle fantasie erotiche più ricorrenti dei maschi è di incontrare una di queste donne sofisticate, inappuntabili e strapparle gli abiti per poi possederla. L’uomo a differenza delle donne non sa costruirsi un modello di seduzione, non sa di essere seducente, non sa nemmeno come si fa, si comporta d’istinto e per lui ogni volta che ottiene un si, è sempre lo stupore, la meraviglia e, pur nella discontinuità, rimane riconoscente alla donna, non la dimenticherà mai più!

Gli uomini si ricordano sempre delle donne con cui hanno fatto la prima volta l’amore. Quando poi non le amano più, anche se le hanno amate, se lo ricordano per sempre il primo atto d’amore e di possesso. Nessun uomo lo dimentica mai. Il maschio è esterrefatto quando una donna gli si concede, non è obbligata a farlo, ma gli dice si, abbassa tutte le sue difese, lo accoglie, si concede, per lui è il miracolo, lo stupore che lo eccita sempre di più fino a prenderla e perdersi nell’estasi. Normalmente l’uomo non sa che quel concedersi è frutto di una lunga e attenta strategia femminile, che piano, piano l’ha studiato, annusato, ascoltato, toccato, baciato e dopo, solo dopo si è concessa. Il maschio ignora questa gradualità femminile, non è nel suo eros. L’esperienza del sentirsi dire “si”, dell’inattesa e meravigliosa risposta, lascia nell’uomo una sensazione intensa un ricordo indelebile. Si ricorderà sempre dell’onda emozionale e sensuale della donna che si è data, che l’ha baciato, accarezzato, leccato, che gli ha preso i suoi umori, il suo seme, che si è adattata a lui, accettandone l’impeto, che gli ha fatto sentire la sua virilità unica, grande, potente. L’eros maschile è fatto anche di paure, perché non capisce la metamorfosi amorosa delle donne, non sa se è sincera o simulata, lo saprà solo con il tempo ma non quando gli dice si la prima volta. Anche la prostituta si dà, ma simula e bene, anche le cortigiane lo fanno “impazzire” di godimento erotico, cosi le Geiche giapponesi.

L’uomo vuole la discontinuità e la prostituta questo gliela sa dare; in questo è bravissima cosi come è brava nel dargli il piacere concedendosi con seduzione, sessualità sottomessa o sfrenata come lui vuole e sogna. La paura nasce anche dal fatto che lui non può simulare, la donna si e lui questo lo sa, e la sua erezione è la prova del suo eccitamento.

La donna gradua, finge, si dona, ma per l’uomo rimane stupefacente e misterioso tutto questo, lui ha un eros elementare primitivo: mi piaci, ti voglio, il mio corpo risponde con l’erezione, ti prendo, sei mia. Nelle sue fantasie l’uomo rispondendo a un “comandamento” primordiale, desidera tutte le donne, sente dentro di se un desiderio inesauribile ma se la donna gli si offre con insistenza, in continuazione allora lui si ritrae, si sente inadeguato, insomma se la donna si comporta come nelle sue fantasie, allora lui ha paura. E’ abituato a chiedere e se gli è offerto non sa dire di no, fino all’esaurimento del desiderio e alla mancata erezione.

A differenza delle donne, il maschio non immagina un erotismo diffuso, amoroso, cutaneo, odoroso, tattile con orgasmi ripetuti e un abbraccio erotico senza fine. Lui immagina la penetrazione e l’orgasmo, si ferma lì; questo è il suo immaginario erotico. Se la relazione sarà lunga, lui con la sua donna farà “tante volte all’amore”, cioè tanti inizi e fine e non come per lei che sarà in una continua eroticità amorosa. Discontinuità questa è la fondamentale caratteristica dell’eros maschile. L’uomo è affascinato dalla seduzione femminile perché immagina l’incantesimo del nuovo, allora si accende il desiderio maschile, che si spegne nella ripetizione continua dell’offerta femminile. L’impotenza maschile è il sintomo che manca la seduzione femminile. Naturalmente molte delle differenze erotiche tra maschio e femmina derivano dalla loro stessa anatomia. La donna si deve dare con un atto di volontà per il quale ha bisogno di un processo anche psicologico, emozionale. La vagina è nascosta, è chiusa, la donna deve predisporsi, allargare le gambe, aprirsi; per l’uomo è diverso, il pene è li, esterno, l’erezione non è comandata, “avviene” per atto di eccitazione involontario.

Dalla gestione diverse degli apparati sessuali derivano molti atteggiamenti maschili e femminili. Principalmente: continuità e discontinuità. Il maschio ha un profondo bisogno d’amore, ha bisogno di sicurezza emotiva, senza questa, prova angoscia ed il suo desiderio erotico scompare. Ciò non ostante anche quando è in una situazione di sicurezza amorosa la sua discontinuità erotica lo porta a desiderare altri incontri erotici, a distinguere l’atto sessuale dall’amore. L’amore c’è nel contatto con la moglie e i figli che accendono in lui un particolare tipo d’amore, quello fatto di dovere e di responsabilità, l’uomo l’ha appreso dall’antichità quando cacciatore e guerriero doveva difendere il territorio, la donna, i piccoli deboli. Il suo diventa un amore vigile, fatto di cure, attenzioni, impegni, di azioni, è un amore che non ha bisogno della vicinanza tattile, odorosa, lo si manifesta anche a distanza, lavorando, lottando portando a casa e donando i frutti del suo impegno.

L’uomo spesso è lacerato da questa dissociazione tra amore ed eros, gli capita che pur amando tantissimo la sua donna la madre dei suoi figli, si senta eroticamente e discontinuamente attratto da un’altra, la desideri e la prenda. Finisce tutto lì; la sua donna non può capire, per lei non c’è separazione tra eros e amore, non c’è discontinuità, l’uomo vive spesso dolorosamente questa “separazione” prigioniero com’è del suo erotismo e del suo amore fatto di responsabilità. L’erotismo per l’uomo é un mondo a sé stante, splendente e tormentoso, sempre desiderato e sempre sfuggente, che appare e scompare continuamente come un miraggio. Il dramma è che l’uomo spesso si sente in colpa a causa di questa sua discontinuità. Nell’uomo erotismo e morale non vanno d’accordo, nella donna si. La donna dice: se ami qualcuno va con lui! amalo, affidati a lui. Per l’uomo è diverso: sa che non può annullare i suoi doveri, la sua responsabilità, non vuol far soffrire coloro che dipendono economicamente da lui, specie se dipendono solo da lui! L’uomo è un amante rozzo non ha perfetta conoscenza del suo corpo, del corpo femminile e dell’anima femminile. Non è “cattivo”, semplicemente è meno dotato di antenne sensitorie; certo sa come toccare una donna, conosce le sue reazioni, ma in genere non s’interessa alla parte profonda della sua anima, gli interessa fare l’amore con lei, la sua conoscenza è strumentale a questo fine. L’uomo quando è eccitato sessualmente è dominato da una grande totalizzante emozione, non vede più se la sua donna è bella o brutta, grassa o magra, ha un gran seno o no, se sospira o si lamenta ciò che vuole è la femmina.

E’ come se il suo occhio erotico separasse la bellezza. La bellezza erotica del corpo di una donna è, per l’uomo, come la natura, come il mondo, come il mare, una fonte di continua meraviglia. L’uomo ha bisogno di vedere il corpo femminile erotico cosi come la donna ha bisogno del corteggiamento.

Per l’uomo il rapporto amoroso coincide con la meravigliosa scoperta della bellezza femminile. Per lui la bellezza femminile è una commozione poetica che gli genera meraviglia e riconoscenza. Lo stupore, il miracolo per l’uomo è quando riesce a sentire che la sua donna si da a lui; sente l’emozione di lei, ne è stupito e commosso, allora non la sente nemmeno più come donna la sente “femmina” che gli sembra un valore molto più alto, sente tra le sue braccia che c’è la femmina che lo ama, lo capisce dalla pelle di seta, dalla morbidezza del suo seno che continua ad accarezzare, lo sente dall’aprirsi della vagina, come un’orchidea che si copre di rugiada al suo ingresso, sente che si spinge in avanti e che apre le sue labbra per incontrare la sua virilità come in un bacio e si sente accolto, accettato.

L’uomo sente che quell’aprirsi è un accoglimento d’amore; l’uomo trema per il volto accaldato della sua femmina, per le sue labbra fredde e tumide, per quel corpo abbracciato che non si staccherebbe mai e sa che quello è l’amore che la sua femmina gli sta dando, questo per lui è lo stupore, il miracolo, lei non è obbligata a farlo, ma lo fa, si dona, si dona a lui, solo a lui! L’uomo e la donna con il loro erotismo cosi diverso, si cercano pur nella contraddizione della continuità/discontinuità e per l’uomo la donna continua a essere il miracolo, il mistero, l’estasi…

All’inizio della maturità sessuale, l’uomo ha difficoltà a controllare il suo erotismo, l’erezioni sono spontanee, cosi come le eiaculazioni notturne, poi con il trascorrere del tempo il suo diventa un erotismo più controllato e soprattutto visivo; è la vista, cioè che trasmette al cervello gli stimoli adatti per dare il via al processo erotico, gli altri sensi sono poco coinvolti; la visione di una bella donna, il suo ammiccamento, il suo muoversi sono gli elementi scatenanti, la donna lo sa e per questo si fa “bella”, si atteggia maliziosamente.

Passata l’adolescenza e la prima gioventù altri sensi cominciano a entrare in gioco, la voce di una donna può essere erotica, il suo profumo cosi come le sue carezze, ma l’occhio è ancora quello che domina. Il suo è soprattutto un eros genitale. Per i maschi fino a trent’anni prevale una sessualità elementare, meno carezzevole, più visiva, in cui la visione delle caratteristiche fisiche femminili indicative di una buona capacità riproduttiva e degli standard di affascinamento, sono più che sufficienti per attivare l’erezione ed innescare la volontà erotica di possesso, di accoppiamento.

Ma dai trent’anni in poi la sessualità del maschio cambia, lentamente, ma cambia, da un eccitamento più direttamente biologico si passa ad uno che si basa sull’interagire con l’altro sesso e scendono in campo l’emotività ed il desiderio con tutti i vantaggi e gli svantaggi connessi. Con gli anni il centro degli impulsi dal cervello ai genitali cambia e ciò determina una maggior sensibilità agli stimoli tattili più che a quelli visivi, in sostanza l’erezione nella maturità dipende meno da immagini e molto dagli stimoli reali, tattili, dall’interazione con la partner, da quanto cioè la donna trasmette, accettazione e desiderio con baci e carezze. In altre parole fino a trent’anni per il maschio l’eccitazione risponde all’ordine del cervello “prendila è la donna giusta per i tuoi figli” mentre più avanti con l’età, l’ordine è “prendila perché lei ti vuole, ti accetta, vuol farti felice”. Sono condizioni, fisiche e psicologiche molto diverse tra di loro, nella prima il piacere arriva come conseguenza dell’azione erotica dell’accoppiamento, nel secondo caso è il piacere immaginato dall’accettazione esplicita della donna che muove all’erezione ed all’accoppiamento. Dopo i cinquant’anni aumenta ancora questa necessità ed è qui la chiave di volta per una felice sessualità maschile dell’età avanzata: meno genitalità immediata, più tenerezza erotica e sensuale, più carezze. Pur mosso dal suo istinto erotico, l’uomo sincero e sensibile a qualunque età scopre l’essenza della femminilità, sente l’accoglienza e l’accettazione, apre delicatamente le porte che si dischiudono, una dopo l’altra verso un interno sempre più interno, non c’è nessun obbligo che questo avvenga, ma le porte si aprono. E’ il momento in cui il tempo si ferma, in una bolla d’eternità. L’Eros va al di là del sesso e diventa comunicazione di sentimenti e vibrazioni d’orma Divina.

L’eros femminile

L’Eros femminile è per i maschi “mistero”, l’impenetrabilità, l’attrazione, spesso l’incomprensione, tanto è diverso dal loro. Il piacere, il desiderio della donna si manifesta come “continuità”, come bisogno di continuità, l’interruzione è vissuta come disinteresse e rifiuto. Per questo le donne dicono che vogliono le coccole, le attenzioni, durante un incontro d’amore. Per loro tutti momenti sono un tutt’uno, l’erotismo per le femmine deve comprendere anche tenerezza e dolcezza, la donna vive l’insieme amoroso e non il singolo evento, per questo passa dal si al no e dal no al si, dal tutto al niente e dal niente al tutto, in una ricerca che si ferma solo quando trova tutto. Anche nell’orgasmo la donna vive l’esperienza come globale, meno genitale e più diffusa e non si esaurisce in un certo attimo, gode di un godimento continuo, che circola, si riassorbe, ricircola.

L’Eros femminile si nutre di tattilità epidermica, di odori, profumi, suoni, la femmina vuole essere desiderata e leggere nel corpo dell’uomo, il desiderio di lei, che lei sente con l’abbraccio, il bacio, la carezza, la forza accogliente che l’avvolge, circondandola. La donna vuole sentire la mescolanza degli odori e la voce profonda che la chiama, vuole sentire il peso del corpo che ha vicino in una delicatezza che non la schiaccia, ma la prende, vuole il mescolarsi dei fiati e delle essenze, vuole nel suo letto le fragranze dell’amore. Il suo Eros gli fa sentire addosso gli sguardi dei maschi quando cammina, ed il movimento delle sue anche risponde a quegli sguardi, seleziona gli odori maschili, si tiene quelli che vuole, ma vuole tutta l’ammirazione, anche quella delle altre donne, che sa che la giudicano per la sua bellezza. Il suo Eros la avvolge come un grande mare in una continuità che cerca tenerezza, carezze, eccitazione, parole, possesso, dominazione, affascinamento, seduzione. L’Eros femminile cerca la “mascolinità” quella complessa sensazione che è fatta non solo di belle braccia, belle gambe e bel torace ma anche di sguardi, odori, gesti, potere, ricchezza, desiderabilità delle altre donne, uno sguardo, un gesto di comando, una fermezza, una superiorità.

La donna è attratta dall’uomo capace di emozioni violente, forti, di amore appassionato, dall’uomo capace di sentire il suo eros e di volerla per se, dall’uomo che sa gettarsi nell’avventura amorosa, con decisione con coraggio. Per questo, con la seduzione la donna desidera produrre un’emozione erotica indelebile sull’uomo. La donna desidera un uomo che sappia rispondere alla sua domanda di grandi emozioni ed è attratta da personalità forti e magnetiche.

La specificità femminile è che l’erotismo è fuso nell’amore e l’eccitamento si esalta nell’innamoramento durante il quale il piacere erotico è per la donna un forte legame, cerca di stare o ritornare a chi le da questo piacere, che è il più forte di tutti e siccome la femmina vuole la continuità, se il piacere non lo riceve più cercherà di troncare subito e definitivamente il legame erotico amoroso. La donna “adulta” sente fin dal primo incontro erotico con l’uomo se lui è quello giusto, nei successivi incontri per lei c’è continuità con i precedenti. Il suo concedersi però é graduale, esamina l’uomo da lontano, fin dal primo sguardo, deve sentire il piacere e sensazioni piacevoli, e si lascia avvicinare solo se l’uomo le fa una buona impressione, ha un buon odore; come se fosse in una casa e quando l’uomo bussa, essa ne giudica il modo ed il tocco, poi deve decidere se aprire, e quando lui è dentro guarda come si muove, ne sente il profumo, se lo accetterà allora aprirà di più, si aprirà tutta, se invece non lo accetterà allora si chiuderà, non si sentirà stimata, apprezzata, amata e si chiuderà nella frigidità.

Solo nella fiducia verso il suo uomo, la donna si apre e dà il di più, quel di più che è lo stupefacente per il maschio. Il maschio è sbalordito dalla totale donazione che la femmina fa di sé al suo uomo, nel maschio quest’atteggiamento è impossibile, questo non lo sa fare, la donna ama con tutto il suo corpo; il maschio ama soprattutto genitalmente, anche se il cuore gli batte a mille. La donna sente il brivido, sente se quello è l’uomo che vuole e, se lo vuole, lo vuole ora, subito, sa che il brivido potrebbe non ripetersi più; per questo lotta con il massimo dell’energia per avere ciò che vuole contro tutto e tutti.

La donna che é pervasa dall’erotismo è anche una donna più disponibile con tutti, generosa intellettualmente, con grande capacità di darsi, cessa di esser avara, pigra. Per essere nel pieno dell’Eros la donna vuole essere bella perché sa che l’uomo cerca la bellezza, quello che non sa è che l’uomo ha un occhio erotico e non estetico, guarda per l’eccitazione che gli da, in quello vede la bellezza, mentre la femmina vede le altre donne con occhio estetico, si accorge se ha le ossa minute, i fianchi larghi, le cosce tonde o piene, la vita sottile, gli occhi grandi e cosi via e crede che l’uomo guardi quello e vuole essere ancora più bella esteticamente.

Per l’uomo non è cosi, ecco perché gli uomini si innamorano anche delle donne grasse, piccole e brutte secondo gli standard correnti. Le donne, amano con tutto il loro corpo e con tutta la loro anima e percepiscono subito il linguaggio del corpo del loro uomo, per prima cosa l’odore, è determinante la percezione odorifera che si fa la femmina del suo uomo e spesso decide in base a quello e poi l’alito, la femmina fa di tutto per percepirlo, si avvicina, trova una scusa di contatto ma vuole percepirlo. Dall’odore del corpo, la donna immagina anche l’odore del sesso e poi il sapore, per questo, per la femmina è importante, anzi decisivo, il primo bacio, con il bacio ne sente l’alito, apprezza il sapore della bocca; baciando, la donna comincia a offrire se stessa, gradualmente, ma comincia. Da quel primo bacio la donna si forma la prima opinione anche del carattere del maschio, se è generoso o se è un ladro di piacere, se è intelligente e sensibile. Poi dopo il bacio, comincia a dare il suo corpo e con il suo corpo, capisce ancora di più il suo uomo, la femmina usa il suo corpo e si fida più del suo corpo che della ragione, si fida dei suoi istinti, dei meccanismi di accettazione o rifiuto del suo corpo, si fida più delle reazioni del suo corpo di quello che gli dice il maschio, per lei contano i gesti, l’abbracci, il modo di sospirare il calore emanato, l’abbandono del corpo, spesso, molto spesso più delle parole “ti amo”. In questo leggere il linguaggio del corpo è molto, molto, più esperta e capace che qualunque uomo, la ragazza più sprovveduta è molto più capace dell’uomo più istruito e sensibile. Lei con il suo corpo “attraversa“ quello dell’uomo e raggiunge la sua psiche; questo è un potere unico che la donna ha, un potere che viene dalla notte dei tempi, un potere che non sempre usa al meglio e spesso lo usa per “distruggere” il suo uomo, quando lo ritiene indegno.

Per esempio, alternando il rifiuto al concedersi, esercita un potere grandissimo, essere calda e poi di ghiaccio, usare il corpo come l’uomo non sa fare, gli da un potere enorme, l’Eros femminile glielo consente, usa il suo corpo che gli permette di essere e non essere, senza nessun biasimo sociale, senza essere coerente: “al corpo non si comanda”, tutto gli è perdonato e tutto lei si perdona. La donna, anche se perde la testa, ha sempre un controllo della sua relazione amorosa; a volte però l’Eros femminile esplode improvvisamente, affascina l’uomo desiderato, lei stessa si stupisce, è attratta dal suo uomo ma vuole graduare, dà e poi si ferma, dà ancora, allora comincia ad esplorare il corpo del suo maschio, ne sente il battito del cuore, sente gli umori della sua bocca, ne aspira il profumo, si stupisce e si eccita dell’eccitazione maschile, si stupisce di quel cambiamento che avviene nel sesso maschile, prima piccolo, poi grande, eretto, per lei, questo stupore della metamorfosi la porta ad accarezzarlo, coccolarlo, non è mai paga, vuole ripetere il miracolo quanto può, lo stupore della metamorfosi diventa poi smarrimento, quando l’erezione è provocata dalle sue stesse labbra, quando sposta il suo bacio dalla bocca del suo amato e con la quale aveva comunicato e anticipato, quello che sta avvenendo per dargli l’emozione più grande.

E’ lo stupore della ‘femminilità’ della creazione, del suo potere, la donna sa che solo una femmina può fare questo, se ne esalta, questo stupore continua ogni volta che il suo Eros si esprime. Nell’eccitazione del suo uomo si perde, si eccita a sua volta, vorrebbe diventare liquido ed entrare in tutto il corpo del suo maschio, sente che il suo uomo è “suo” prima, molto prima che, alla fine, lei si dia e permetta che lui entri dentro di lei. Questo è il suo godimento, tutta lei vibra, solo alle donne è concesso questo, solo le donne amano tutto, con tutto, in un’estasi sconosciuta al maschio che ha bisogno di genitalità e di possesso, ma è incapace di continuità e totalità. La felicità e l’eccitazione femminile sono come una magica bolla che ferma il tempo in un attimo d’eternità.

Esattamente come il suo opposto, quando invece, si sente violata, si sente l’oggetto da afferrare, quando sente il peso dell’uomo che le schiaccia lo sterno che gli ansima sopra, quando lo sente tutto teso a prendere una cosa sola, allora l’Eros si trasforma in odio, verso il maschio, il suo corpo si difende, la mente arretra, la vagina si chiude, la sua femminilità si contrae, le cosce si serrano, ciò che sente è lacerazione, odio per la forza dell’uomo, che vuole rubarle il piacere, che vuole inondarla, sente schifo e, disperatamente, a volte si colpevolizza e comincia ad odiare il suo corpo che ha dato quel piacere rubato. In questi casi l’Eros scompare, a volte per sempre e la femminilità della donna morirà.

Quando invece il suo Eros è positivamente attivato, la donna è felice e sa dare quella felicità che per il maschio è lo stupore, non è obbligata a darla, ma la da e la felicità inonda entrambi, maschio e femmina: questo è il miracolo. L’abbraccio tenero la confonde, la muove all’azione, alla vibrazione, per lei non c’è un attimo di assoluto, c’è l’assoluto, in uno stato continuo; si sente naufragare, si sente dolcemente abbracciare, ha la sensazione di navigare nell’aria, sente il suo corpo come sospeso e non ne ha più il controllo e l’Eros gli regala l’Estasi. L’uomo sincero e sensibile, sente questo, scopre l’essenza della femminilità. L’Eros va al di là del sesso e diventa comunicazione di sentimenti e vibrazioni d’orma Divina. Mentre l’Eros è una spinta primordiale e potentemente presente qualcos’altro è nato successivamente nell’animo umano, qualcosa di sublime che tutti gli esseri umani vorrebbero aver provato almeno una volta nella vita; è quel qualcosa in più che va oltre l’Eros e la riproduzione; è quel qualcosa in più che pur “folle” vale la pena di vivere la vita: l’Innamoramento.

Innamoramento.

L’innamoramento è, io credo, il più travolgente dei sentimenti che possono scaturire dall’animo umano. Innamorandosi, mille tempeste ormonali ci squassano il corpo e ci attraversano l’animo; ci si può sentire padroni del mondo e immaginare che tutto sia possibile. Ora, un po’ da lontano dalla gioventù, in un’altra stagione della vita, mi trovo spesso a riflettere ed a ragionare su quel formidabile moto che, quasi sempre, segna il destino degli umani, sia che rimanga un ricordo felice, sia che sia stato un trauma e che abbia segnato dolorosamente la vita stessa. Ma, cos’è l’innamoramento? Secondo me, é una lacerante, dirompente, creativa, felice, forza, che stravolge e che fa come rinascere la vita che ci appare nuova e diversa. Tutte le regole sino allora seguite, tutti i punti fermi, tutti i principi base della vita sentimentale ed emozionale fino allora conosciuti, saltano. E’ come se l’innamoramento consentisse la “rifondazione” della vita, e non più da soli ma con un’altra persona; con lei e solo con lei, ci sembra che la vita abbia un senso e con quella persona di cui siamo innamorati ci sembra che sia consentito qualunque nuovo percorso, qualunque avventura. Da innamorarti niente ci spaventa. E’ stupefacente sentire l’energia che ci sembra di avere dentro, quando siamo innamorati, e osservare lo stupore di chi fino allora ci aveva conosciuti ed ora ci vede completamente cambiati.

L’Innamoramento, è un sentimento assoluto, “prende” totalmente, e ci sembra che solo con lei-lui, sia possibile una nuova vita: i valori, i comportamenti, le esperienze, i dolori precedenti, contano zero! Anche se non ce ne accorgiamo, però prima di innamorarci il nostro o spirito e il corpo si preparano; non ce n’è coscienza, ma dentro di noi qualcosa stava lavorando per prepararci allo straordinario evento. C’è una forza che potentemente aiuta questa preparazione, è la forza più grande che ci spinge, specie in gioventù: l’eros; il nascere della sessualità, dei desideri d’accoppiamento, la più forte manifestazione dell’espressione amorosa, dove i corpi si uniscono, i profumi diventano i medesimi, le spiritualità si fondono. La preparazione all’amore può essere lunga o breve non ci sono regole. Poi, in un istante nasce qualcosa e l’innamoramento ha inizio.

Allora il desiderio appare, lo si perde, poi riappare, si perde ancora, e riappare ancora, più ricco, più concreto e s’impone. Quando mi sono innamorato, per un certo tempo ho continuato a dire a me stesso di non esserlo e tornavo alla vita quotidiana, poi, però, mi ritornava in mente e si ricreava un desiderio, uno struggimento, che si placava solo vedendo o sentendo la persona di cui ero innamorato, quella persona!

L’innamoramento cancella il passato, semplicemente non ha più valore: ci perdoniamo gli errori fatti e i torti subiti, perché sentiamo di poter ricominciare, “abbiamo una vita davanti a noi e per noi”, questo si dice quando siamo innamorati, a qualunque età. Innamorarsi significa dilatare l’orizzonte temporale e un minuto vale un anno, e un anno vale un secolo. Il miracolo, lo stupore dell’innamorato è che la persona amata, dica: Si!

Non c’è nessuna garanzia perché te lo dica, ma te lo dice e senti che si apre a te, proprio a te; è un canto altissimo e la sua grandezza è disperatamente e divinamente umana, quel Si! fa vivere istanti di felicità e di eternità. Quando la persona amata, ti dice che anche lei ti ama, e, gioiosamente fa l’amore con te, allora ne senti il totale abbandono, ti abbandoni anche tu, allora sei felice, il tempo cessa di esistere, quell’attimo diventa eterno, e non lo dimenticherai più! Mai più e se lo perderai, quell’amore, ti rimarrà una dolce malinconia di un qualcosa perduto per sempre. Nell’innamoramento il tempo si ”ferma”. Solo un uomo, solo una donna; fuori del tempo e dello spazio: questa è la felicità. Gli innamorati vogliono fondersi, passano ore e ore a raccontarsi la loro vita fin nei minimi particolari, perché vogliono che l’altro sappia tutto, conosca tutto, approvi tutto pur se l’innamoramento avviene nella diversità, e la persona amata attrae perché è diversa, noi vogliamo che la persona amata ami la nostra diversità, la nostra unicità. Si vuole essere amati perché ci sentiamo unici, irripetibili, noi stessi in assoluto e l’amore non ci basta mai. L’innamoramento ci dà questa sensazione. L’innamorato non chiede niente e dà tutto. Questo comportamento non è possibile in nessun altro contesto; nemmeno nella famiglia perché anche se lì, siamo unici ed insostituibili, non siamo “straordinari”.

L’innamoramento è anche mutamento, è un dinamismo ricco, vivace con energie creative che tendono a farci apprezzare sempre di più dalla persona amata e ci modelliamo a lei e lei si modella a noi, in una lotta e mutamento per fonderci, differenziarci e attrarci di nuovo. L’innamoramento è stupore, estasi, tormento, tensione e molte volte la tensione è troppa e si desidera la pace la stabilità: l’amore! Amare significa affidarsi completamente, nella speranza, inconsciamente certezza, che il nostro amore per la persona amata, desterà in lei il medesimo sentimento. L’Amore, non è l’innamoramento, l’amore è certezza, affidabilità, istituzione, l’innamoramento, invece è lo straordinario, la passione, la trasgressione. L’amore si costruisce, l’innamoramento “viene”, ma ci deve essere una predisposizione psicologica e ormonale.

S’innamora chi vuole innamorarsi, chi ha l’animo per innamorarsi, chi tiene caldo il cuore per innamorarsi ed ha fame di felicità, se c’è disposizione a cambiare ad arricchirsi nell’anima. Ci s’innamora a qualunque età se si rimane “giovani”, cioè pronti per le scoperte di nuove avventure, se abbiamo l’animo di navigare nuovi mari. Ecco perché ci s’innamora a qualunque età, da giovani o da anziani! Ma l’innamoramento, unico, splendido, totale, che inebria di felicità, spesso è il precursore di un altrettanto unico totale e terribile sentimento: la Pietrificazione.

Quando, terribilmente, improvvisamente, la persona di cui c’eravamo innamorati, ci lascia, ci tradisce, ci dice “non ti amo più”, crolla il mondo, si cerca di lottare, di riconquistare di affascinare, perfino di cambiare, ma non servirà a niente. Il disinnamoramento è terribile, nulla ha più valore, nulla ha più un senso, niente ha più uno scopo. L’inganno, l’inganno, l’inganno, quello si ti martella nella mente. La nostalgia e l’odio si mescolano, l’impossibilità di tornare indietro nel tempo, tormenta. La morte sembra l’unica soluzione, si diventa di pietra, non si reagisce più; è questo il rischio che si corre innamorandosi, è questo quello che gli Dei ed il Fato hanno riservato agli uomini donando loro innamoramento e amore. Gioia, felicità immensa, dolore, tristezza infinita, nostalgia. Quando chi amiamo, la persona di cui siamo innamorati, esce dal nostro medesimo stato di grazia e lo si capisce, il mondo crolla. Spesso traditi, o abbandonati, si cerca di lottare, di cambiare, di riconquistare ciò che non si può più avere. Il dolore è immenso, vorremmo accecarci per non vedere chi stiamo cercando e non ci degna di uno sguardo, vorremmo tagliarci le mani che tanto cercano la persona amata; ma tutto è inutile!

Dopo la lotta si è costretti ad accettare la realtà; allora cessa ogni desiderio, nulla ha più senso, l’anima muore, perde la creatività, la gioia di vivere; la domanda assillante, lacerante, dolorosissima è una sola, e per sempre: Perché? Perché? Perché?

Quando il partner se ne va per un tradimento all’improvviso la nostra porta d’accesso all’intimità tende a chiudersi; ma a differenza della mente, il corpo fa più fatica ad adattarsi e ad accettare il divieto della sessualità. Quando arriva il dolore, ma il legame con l’altro permane, siamo sommersi da consigli per rifarci una vita, provarci ancora ecc ma le nostre difese sono abbassate e l’autostima è ridotta al minimo. Allora, magari, esploriamo il nostro corpo, accusandolo dell’evento subito e cerchiamo di cambiarlo, migliorarlo; ma lui reagisce poco e dice no anche a nuove proposte sessuali.

La separazione dal partner esclude qualunque intimità fisica perché siamo fuori dal cerchio magico. Siamo stati sostituiti dobbiamo lasciare il campo questa è la sensazione che viviamo, ma il nostro corpo tende a reagire comunque e la nostra sessualità riemerge come se ci consentisse di recuperare il campo usando la seduzione femminile e la forza maschile, ci ricordiamo dei momenti d’intimità dei rapporti intensi, gioiosi, di quando il corpo, la testa, l’intimità dell’altro ci apparteneva ed era facile raggiungere il piacere. Nel momento dell’abbandono, per l’abbandonato i legami con il sesso e con il corpo del partner non si strappano immediatamente, nella mente si, lì è tutto chiaro ma il corpo è più lento e ci sono contraddizioni che consentono in alcuni casi di fare all’amore di avere intimità fisica, ci sono gesti e parole che si riproducono da soli senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Le mani, gli occhi, l’olfatto hanno nostalgia dell’altro, dell’amato che ora non ti ama più. Ci muoviamo inconsciamente e man mano nel prendere coscienza dell’abbandono nasce il dolore. Si spera che antiche tracce siano rimaste nella pelle dell’altro e che la sua pelle ancora ci desideri. A volte si riesce a vivere una sessualità che usufruisce di antiche consuetudini che la rendono possibile e piacevole ma poi si avverte lo scatto di una distanza che ormai esiste.

A volte, quasi, costringiamo l’altro a fare l’amore perché abbiamo conosciuto le sue dinamiche erotiche o ci illudiamo di conoscerle ancora e cerchiamo il contatto con la rabbia, le minacce, ma ulteriormente scopriamo (dolorosamente) che il partner ha già maturato nuove abitudini e dipendenze. Dovremmo invece cancellare le impronte che l’altro ha prodotto sulla nostra pelle e spostare la nostra sessualità su nuove emozioni. Dovremmo, ma è quasi impossibile e allora il dolore vuole che paghiamo il prezzo del tradimento, dell’abbandono, della pietrificazione. Poi, lentamente, la pietrificazione lascia il posto a un altro sentimento, dolce e doloroso nello stesso tempo: la nostalgia! Unica possibilità di vita interiore e spirituale, se l’odio per l’ex innamorato o un nuovo innamoramento non sono più veloci a entrare nel cuore dell’abbandonato. L’innamoramento è più dell’eros passionale, dell’amore, del matrimonio; è il nascere alla vita, il suo ricordo é la coccolante nostalgia degli ultimi anni di vita. L’innamoramento io credo, sia, insieme alla procreazione, la parte Divina di noi umani.

Infedeltà e perdono

Avere più partner nella nostra vita sessuale è una sorte d’imperio biologico dovuto all’eredità dei nostri progenitori, per necessità di conservazione della specie, rappresenta il trionfo della natura sulla cultura, le regole sociali e la cultura non impediscono di avere contemporaneamente più partner (sia di breve che di lunga durata) anche quando la comunità punisce tale comportamento con la morte, cioè la fine della vita stessa. Il partner assolutamente fedele e le storie d’amore a prova di tradimento non esistono, perché tutti “tradiamo” almeno con il pensiero e quindi desideriamo relazioni “extra”, almeno con la fantasia. Ma la fantasia o, oggi, il virtuale non sono un vero tradimento, perché dal desiderio si passi all’azione è necessario che nella coppia scatti il meccanismo del disinnamoramento.

Si tradisce per conferma del proprio fascino, per la ricerca di nuove connessioni emotive, per egoismo, per il brivido della nuova esperienza, per fuga dalla routine del rapporto di coppia. C’è chi sostiene che prima che il tradimento si consumi, molto di frequente si crea il silenzio affettivo e sessuale e prima ancora la perdita di fiducia, la disistima, l’indifferenza o l’intolleranza, se c’è l’amore non si pensa proprio a tradire, si prova il piacere della fedeltà. Mentre c’è anche chi sostiene che si può tradire eroticamente ma l’amore, lo spirito rimane intatto e fedele.

Io non ci credo, io penso che spirito e carne siano un tutt’uno e che quando si tradisce, qualcosa di più importante, impulsivo, erotico sta avvenendo in noi che ci fa preferire un partner a quello che abbiamo, altro poi sono le scelte conseguenti, il non rivelarlo ed in certo senso anche dimenticarlo, il traditore può dimenticare, il tradito, se sa, non può farlo. Può darsi che l’impulso all’adulterio abbia anche un fondamento genetico ma non si deve credere che quanto è scritto nei geni sia del tutto incontrollabile.

La fedeltà è una scelta volontaria, ma si deve essere allenati al dominio di sé, al duro lavoro quotidiano fatto di chiarimenti, sublimazioni e inevitabili mediazioni. Per perdonare chi ha tradito la nostra fiducia, facendoci soffrire, è necessario comunicare il nostro dolore, tirare fuori la rabbia e razionalizzare l’evento. Quando il torto da perdonare è un tradimento d’amore è fondamentale il dialogo, il confronto. Capire le ragioni di chi ci ha tradito e spiegare le ragioni per cui non possiamo superare il dramma facilmente. Quando si tradisce, si soddisfa un’interiore condizione di necessità, un impulso irrefrenabile che supera le regole sociali e morali nelle quali viviamo, ma non per questo il tradimento è ammissibile o accettabile, perché un conto è appagare i propri bisogni, un altro farlo a discapito di un altro.

Una persona adulta può cambiare idea e non sentirsi più disposta a mantenere la parola data ma deve dirlo, deve essere leale nei confronti del partner. Se vuole superare la fase della separazione, deve necessariamente spiegare le proprie ragioni al compagno o alla compagna e accettare le conseguenze.

Una persona con un codice morale particolarmente forte difficilmente riuscirebbe a tradire mettendo in atto strategie truffaldine. Il principio è: fin quando riusciamo a dare a una persona qualcosa che le fa piacere ricevere e ce lo dimostra, difficilmente rischierà di perderci con comportamenti sbagliati, ma le crescenti e differenti condizioni interiori delle persone cambiano nel tempo e nelle circostanze reali ed anche se uno dei due componenti la coppia continua a dare, all’altro può non bastare o comunque non essere una remora per ulteriori diversi piaceri. Perdonare dipende dalla voglia di continuare a stare insieme e il dimenticare dipende dalla fiducia. Non vuol dire dimenticare per sempre ma almeno non esasperare ciò che è stato fatto. Il perdono richiede tempo e razionalità. Un tradimento ferisce profondamente con estrema scorrettezza, per questo occorre pazienza. Un tradito è come un malato che ha bisogno di tempo e cure per guarire. Perdonare e dimenticare si può. Ed è necessario per stare meglio e guarire dalla delusione. Ma le difficoltà sono tante e i risultati, alla fin fine, incerti.

Quando la persona che ci ha ferito, deluso, umiliato una persona che noi amavamo tanto e di cui avevamo completa fiducia si comporta in una maniera che non ci aspettiamo, compie un’azione che ci tocca profondamente facendoci soffrire, fino a lacerarci l’anima. La prima reazione, quella più istintiva, è la voglia di scappar via lontano da quella persona. Ci sentiamo a pezzi, ovviamente, e mescoliamo rabbia a lacrime. Dopo averci pensato, ripensato, fatto ipotesi e congetture, immaginato le motivazioni che hanno spinto quella data persona a comportarsi in un certo modo, perdonare è la parte più difficile a volte impossibile, ciò che ci lascia costantemente dell’amaro in bocca, è dimenticare. Perdonare forse è possibile ma scordare no.

Di solito ricordiamo proprio ciò che vorremmo dimenticare mentre spesso dimentichiamo ciò che avremmo avuto piacere di ricordare per sempre…come i bei momenti, un’emozione, una frase, uno sguardo, un piccolo gesto carico d’amore. Dimenticare qualcosa che ci ha ferito nel profondo lasciandoci addosso un segno indelebile, questo no…non si può dimenticare. Si può andare avanti, evitare di tirare in ballo quella situazione, cercare di riacquistare la fiducia, ricominciare da zero e ricostruire il rapporto, ma un vero dolore profondo e lacerante non si dimentica. Certo si può sperare che con il tempo questo si affievolisca, che il ricordo sbiadisca come le vecchie foto, ma il ricordo rimarrà per sempre. In cima alla classifica dei torti imperdonabili c’è il tradimento. Perdonare l’infedeltà della persona cui si è legati sentimentalmente ed emotivamente è quasi impossibile ma anche facendolo non si dimentica. È come se alla parola perdono la maggior parte di noi associasse irrimediabilmente la parola tradimento.

Alla voce tradimento, il dizionario della lingua italiana Le Monnier (Devoto – Oli) riporta: «Il venir meno alla fede data, o a un impegno solennemente assunto; azione delittuosa o comunque dannosa compiuta ai danni di qualcuno, profittando della buona fede e della sua fiducia». 

Considero il tradimento nell’ambito del rapporto di coppia, comportamento difficilmente perdonabile e in fondo impossibile da dimenticare del tutto. Stanchezza, noia, curiosità, voglia di evasione, insoddisfazione evidente che fa venir meno l’impegno affettivo preso può determinare il tradimento. Altre volte scatta qualcosa che non si può gestire, ne controllare. Come un fuoco che divampa e che, seppur non alimentato in nessun modo, cresce diventando sempre più devastante. Ogni volta che il traditore sta davanti al tradito, gli parla, o lo bacia, il tradito pensa inevitabilmente all’altro/a. Cosa aveva spinto chi amava a stare con lui/lei tradendo la fiducia e mancando di rispetto l’amato? Perdonare? Quasi impossibile e certo io credo mai, figuriamoci dimenticare! Ovviamente molto dipende dal tipo di educazione ricevuta, dalla scala soggettiva dei valori, dall’aver o meno fatto esperienza diretta del tradimento. Una cosa però è certissima dopo il tradimento per il tradito: sull’impossibilità di dimenticare per sempre. Rimane una cicatrice invisibile ma che spesso, come una vecchia ferita che duole al cambiamento del clima, torna a tormentare.

Triangolo magico.

Per un uomo, per una donna, che scelgono di viver insieme la loro vita o un tratto importante della loro vita, il solo erotismo non basta, l’innamoramento da solo è insufficiente, perché pur bellissimo ha un suo orizzonte temporale, non è per sempre. C’è, invece, secondo me, una sorta di triangolo magico che, quando, miracolosamente si forma, diventa l’essenza fondamentale per il successo di una vita di coppia. I lati di questo triangolo (meglio se equilatero) sono costituiti da Amicizia, Erotismo, Progettualità. Amicizia vuol dire che tra l’uomo e la donna che costituiscono la coppia ci deve essere qualcosa che unisce nella quotidianità, cioè spartire insieme gli stessi gusti, i costumi, le confidenze, il rapporto con gli altri; vuol dire apprezzare gli stessi film, gli stessi libri, le stesse vacanze e cosi via. Vuol dire dare il medesimo taglio alle discussioni, relazionarsi comunemente nei confronti con gli altri, essere un po’ complici, sentirsi appoggiati, anche quando si sbaglia; l’amicizia non vuol dire appiattimento dell’uno sull’altro, ma avere più o meno gli stessi paletti mentali e gli stessi limiti d’azione come nelle amicizie più vere.

Erotismo vuol dire che, dopo la prima scoperta, l’attrazione, non deve spezzarsi mai, anche se assumerà nel tempo connotazioni e profumi diversi, com’è naturale, l’erotismo deve permanere. Erotismo è più della sessualità, è un’attrazione tra maschio e femmina e una scoperta che continua, un sorriso malizioso, una novità comportamentale, un ammiccamento, la voglia di sentire sulla propria pelle, la pelle della persona amata, il raccontare, l’ascoltare, l’esplorare i nuovi desideri.

Progettualità è il terzo lato del triangolo, la progettualità comune è quello che da un senso al dipanarsi comune della vita, vuol dire darsi obiettivi medesimi, condivisibili, di sfida, sentirsi nella stessa barca per navigare nel mare burrascoso della vita. Progettualità significa inventarsi e re-inventarsi la vita, espandendola, autopotenziandola per il gusto e la scoperta di nuovi obbiettivi, anche economici da conquistare insieme, come coppia. Significa pensare ai figli e ai nipoti, alle future generazioni in una ideale staffetta della vita che ci vede prendere e dare.

Secondo me è lo sviluppo armonioso di questi tre lati del triangolo che costituiscono l’essenza ultima della felicità di coppia che cerchiamo. A volte, anzi spesso e normalmente, uno di essi ha il sopravvento e, in funzione spesso dell’età, gli altri due crescono o diminuiscono d’importanza, ingannandoci, facendoci credere quello che non è; poi lo stesso lato che ha preso il sopravvento, si ridimensiona e allora scopriamo l’importanza degli altri o di uno solo che s’impone, ma in questo caso, spesso ciò determina squilibrio.

Certo, a volte anche un solo lato può costituire, da solo, un forte collante per la coppia e la sola amicizia può bastare per rimanere assieme, cosi come il solo erotismo o la sola progettualità, ma in questi casi si perde il gusto dolce della felicità, si diventa utilitaristici. L’amicizia è il lato più debole, la si può perdere più facilmente mentre l’erotismo può permanere anche se il resto se ne andato ed allora, la vita di coppia, diventa una “vita di notte” ed il triangolo si è rotto e le due vite si scelgono percorsi diversi. Spesso la progettualità, che significa anche il solo conservare quello che si ha in termini sociali ed economici, diventa l’unico lato del triangolo che resiste negli anni; è un luccicare esterno ma anche uno svuotamento interiore.

Chi si trova dentro il triangolo magico, all’inizio non se ne rende conto ed è pervaso da una grande felicità, non se ne rende conto perché ciò che vive è semplicemente successo, senza sforzo di ricerca. Spesso é l’attrazione erotica che ci spinge uno verso l’altro, dopo scopriamo l’amicizia e la complicità e ci sorprendiamo a parlare di noi, non più di me o di te ma di noi e pensiamo al futuro al nostro futuro, breve o lungo lo stiamo progettando insieme quel futuro.

Cosi come, a volte inaspettatamente arriva, il triangolo magico può rompersi, essere attaccato dall’esterno. Bisognerebbe invece conservarlo, crescere insieme nella coppia, mantenere quello stato di grazia che il triangolo dona. L’amicizia va sviluppata, approfondita, l’erotismo coltivato, reinventato, la progettualità rilanciata, con l’età, i figli, l’ipotesi dell’età avanzata. Chi fa nascere il triangolo magico é quel misterioso, irrazionale, affascinante sentimento che spinge una persona verso l’altra; in quel momento di rifondazione nasce il triangolo magico e diventa una piramide tanto più alta e resistente quanto più profondo, vero, naturale è stato l’innamoramento. Il trascorrere degli anni mette a dura prova la stabilità della coppia e, specie dopo i primissimi tempi, i pericoli aumentano in modo esponenziale, in particolar modo se la coppia si è formata in gioventù precoce, poi però gli anni stabilizzano e rendono la coppia più forte, più consapevole; allora ci si attacca a quel triangolo magico con grande forza, la memoria della felicità vissuta e la dolce malinconia del tempo trascorso assieme cementano la coppia e, se si ha la fortuna di averlo conservato, nessuno ce lo strapperà più e costituirà l’esempio migliore per chi ci guarda, per chi deve essere educato alla vita. Tutto si gioca, su quanto i componenti della coppia sono diventati maturi, hanno cioè la consapevolezza di ciò che stanno costruendo, ciò che stanno vivendo.

Dopo la fase dell’innamoramento, quando un uomo e una donna sentono il bisogno di istituzionalizzare il loro legame, il percorso e la convivenza comune si fa più ardua, più impegnativa ed esige comportamenti maturi, adulti. Paradossalmente per amarsi di più dovrebbero aprire il loro cuore, amare tutti, l’universo, essere attratti da ogni cosa nuova, da ogni incontro che li arricchisce e non dovrebbero avere bisogno di creare intorno a sé una prigione fatta di regole rigide alle quali adattarsi, per difendere ciò che hanno. Chiudersi è un’illusione.

La sicurezza della coppia nasce dall’accettare il principio dell’insicurezza, il rischio, quasi come per una nave che deve decidere se sia meglio lasciare gli ormeggi, quando arriva la bufera, e navigare sfidando le onde, piuttosto che rimanere ancorati e subire gli strali e i marosi che possono sfracellarla sulla banchina. In particolare per quanto riguarda la fedeltà di coppia, bisognerebbe sentirla non come prigione ma piuttosto come un libero comportamento, un dono d’amore che viene fatto ogni giorno reciprocamente. L’ideale sarebbe che entrambi i componenti la coppia potessero contribuire al sostentamento economico della famiglia, allevare i figli, accudire alla casa, relazionarsi con i parenti, senza rigidità di ruoli, con scambio vicendevoli con sorriso, impegni, ironia. Bisognerebbe non solo vivere piacevolmente il rapporto erotico ma anche sviluppare singolarmente e comunemente relazioni umane con le altre persone esterne alla coppia, cosi da portare all’interno ricchezze e valori che si conquistano all’esterno della stessa. Una donna che vive solo all’interno delle mura domestiche e che con i figli ha un rapporto a volte troppo rigido e a volte troppo autoritario tende ad uniformare il suo comportamento su di una unica linea e spesso va verso la propria nevrosi caratteriale, distruggendo il rapporto familiare.

Bisognerebbe crescere insieme, avere una comunicazione autentica, aperta, avere flessibilità, scambio di ruoli, bandire il silenzio di coppia, condividere interessi fondamentali, altrimenti niente può tenere insieme un uomo e una donna. Ciascuno di noi una volta che ha soddisfatto i bisogni fondamentali vede nascerne di nuovi, fin dall’adolescenza, anzi, soprattutto nell’adolescenza, abbiamo bisogno di esplorare il territorio, le emozioni, i sentimenti, le trasgressioni, la creatività, fare esperienze con persone diverse.

Solo diventando ‘adulti’ c’è speranza che la relazione di coppia vada avanti e si consolidi; diventare adulti non vuol dire perdere del tutto l’innocenza infantile ma vuol dire soprattutto, essere, accettare dentro di sé l’esplosività che abbiamo dentro, accettare la responsabilità delle nostre azioni prendendosene le conseguenze e con loro convivere. Essere adulti, nella coppia, significa immaginare il futuro e per quanto possibile, gestirlo, accettare che i figli abbiano una vita propria indipendente dai sogni e dai progetti fatti su di loro; essere adulti vuol dire accettare le vie ignote della vita, quelle che dopo averla vissuta portano alla morte, che, si sa, arriverà, senza conoscerne i contorni. Vuol dire elaborare progetti e poi cambiarli, adattarli, annullarli, ciò dipende da ciò che ciascuno di noi ritiene essere prioritario ed al senso che diamo alla vita soprattutto nell’adolescenza. Per diventare adulti nella coppia occorrerebbe anche aver avuto una buona formazione adolescenziale.

La formazione nell’adolescenza è fondamentale, specie per quanto riguarda gli studi; chiudere il ciclo scolastico a quattordici anni e mutilare cosi il campo delle conoscenze e del metodo critico non può che creare condizioni mentali di conservazione: la casa, la stabilità, la minima sicurezza…chi può studiare, invece, approfondire la sua formazione, accedere alla conoscenza, coglie le opportunità che si presentano, le sa leggere, le sa interpretare, può fare progetti ambiziosi. Le donne non realizzate spostano tutta la loro attenzione, la loro carica vitale sulla casa, puliscono sul pulito, vogliono tutto in ordine ed impediscono a chiunque di avvicinarsi al proprio uomo, sono gelose e trascinano nella propria frustrazione l’uomo che hanno vicino.

Diverso è il caso di chi può avere uno sviluppo armonioso di tutte le proprie potenzialità, prolungando l’adolescenza, studiando, viaggiando, laureandosi, specializzandosi all’estero, allora si possono fare piani rispondenti a ciò che veramente vogliamo, allora si diventa ‘adulti’. Un progetto di vita in comune nasce da più alti bisogni spirituali, una volta soddisfatti quelli primari. Ognuno dei componenti la coppia deve portare entusiasmo senza essere pessimista ed aiutare il compagno quando è in difficoltà a seguire il progetto. Bisognerebbe essere in grado di soddisfare bisogni emergenti e nuovi cercando di volta in volta flessibilmente nuove regole e patti. Essere adulti nella coppia vuol dire, infine, essere consapevoli che il tradimento erotico significa dire all’altro ‘voglio una relazione erotica con una persona che desidero eroticamente più di te’.

Essere adulti nella coppia vuol dire, cioè, essere consapevoli che in questo modo scateniamo sul nostro partner un’aggressività cosi grande che, quando verrà a conoscenza del tradimento, lo distruggerà dal dolore e lo pietrificherà. Normalmente questo è vissuto diversamente da chi tradisce perché pensa che niente sia tolto al partner stabile con il quale forma la coppia, ma purtroppo cosi non è; e quando il tradimento viene alla luce è la fine dell’amore, del vero rapporto di coppia.

Desidero e sicurezza.

Da adulti, tra alti e bassi, crisi e riprese dobbiamo sempre combattere tra due diversi, necessari, affascinanti contrapposti sentimenti: desiderio e sicurezza. Con l’arrivo dell’adolescenza sentiamo prepotente dentro di noi arrivare il tornado dell’Amore.

All’inizio sembra una pioggerellina, anzi molte volte non ci accorgiamo nemmeno che sta iniziando a piovere ma poi, piano, piano ci bagna tutti. Ci sono tanti amori ma quello che più ci travolge è quello che in qualche modo sta con l’innamoramento, l’eros. Di regola non ci si capisce nulla, poi con il tempo sopraggiungendo la cosiddetta saggezza qualcosa cominciamo a distinguere ed è proprio allora che scopriamo che non ci abbiamo capito nulla! L’Amore è un qualcosa che si mescola a mille altre cose, il desiderio erotico, il richiamo della casa, il bisogno di trascendenza, il bisogno di sicurezza…

L’Amore apre la storia della nostra vita sentimentale di cui ci illudiamo di avere il controllo, mentre esso ingannandoci, illudendoci, ci porta per vie lontane dove a nostra insaputa, scorre in modo tortuoso e contraddittorio la nostra vitalità e la nostra esistenza. L’Amore vive e si nutre di novità, di mistero, di pericolo, di attrazione fisica, di rinnovamento continuo e per sopravvivere deve lottare contro il tempo, la quotidianità, la familiarità, la mancanza di mistero. Innamorandoci vogliamo l’amore e per questo idealizziamo la persona di cui siamo innamorati, è l’incanto, ma poi il tempo, piano, piano erode il tutto, il mistero scompare, la novità viene meno, l’unicità si sgretola, si produce il disincanto e l’amore vira in un affetto senza passione, nell’amarezza della disillusione, spesso lentamente, a volte velocemente. L’Amore svanisce come tutte le altre cose: nulla è per sempre. Niente rimane uguale a se stesso, specie per le persone che ogni giorno, sotto la stimolo della vita, cambiano se stessi, per le esperienze che fanno, che sono costretti a fare, per i mutamenti culturali e biologici che avvengono e che anche inavvertitamente ci cambiano. Per tutti noi è impossibile sostenere il desiderio e la passione al livello iniziale, è la limitazione dell’autopotenziamento, non ci possiamo espandere all’infinito, cosi, nell’Amore vissuto, perdiamo il desiderio e dove non nasce il desiderio non possiamo vivere l’Amore. Il corpo nudo ci appare nella sua realtà, come lo vediamo è cosi e limita la nostra capacita fantastica; il corpo completamente vestito blocca la nostra immaginazione. Il corpo che si lascia intravedere nella trasparenza delle vesti lascia libera la fantasia e l’immaginazione.

Nell’ambiguità, tra il visibile e l’invisibile, tra realtà e immaginazione nasce il desiderio che si lascia aperte mille opzioni, scegliendo poi le più stimolanti, quelle che fanno prefigurare il piacere. Il piacere è connaturato con le specie viventi, con gli animali, con gli uomini. In particolare sanno suscitare il desiderio, le femmine dell’uomo che strutturano questa loro capacità, questa loro attitudine dando forma alla seduzione. La seduzione genera l’ammiccamento, il gioco dell’apparire e dello sparire, la provocazione del fare immaginare il piacere; allora lo scopo della donna assume valore simbolici che per il maschio sono irrinunciabili; la bocca semiaperta e semichiusa a simulare altre labbra, gli occhi sofisticati e disposti in modo che non si aprono su niente e non guardino nessuno e che per chi li guarda sembrano perdersi nella nube erotica, le vesti che indossa per costruire, nella fantasia del maschio, un’immagine di corpo perfetto, sfumato, da prendere.

La Seduzione è il più potente ‘Potere femminile’ attraverso la quale la donna assoggetta un uomo ai propri fini (soddisfazione erotica, protezione, continuità della genia), mentre l’uomo seduce, e manifesta il ‘Potere maschile’ per esprimere la propria volontà di asservimento sessuale, cioè del dare o meno piacere erotico alla propria femmina, comunicando cosi a lei il valore, la cifra, del suo gradimento di averla. Una donna che non seduce un uomo non è interessata a quell’uomo. Un uomo che non ‘prende’ una donna, non è interessato a quella donna. Cos’è che fa scattare nella donna, in un brevissimo periodo, quel desiderio che la porta a decidere di concedersi, cosa la fa capitolare, cosa la attrae? La prestanza fisica e una certa eleganza giocano un ruolo rilevante, la donna è attratta dall’uomo forte che considera virile. Per la donna l’uomo dovrebbe avere una sorta di prestigio rispetto i suoi amici, un forte carisma, anche se a volte un particolare tipo di donna è attratta dall’uomo, perdente, miserevole. La donna si aspetta che l’uomo trasmetta con gli occhi, con il suo atteggiamento corporeo, con la voce, quel tipo d’interesse erotico che lei sa subito riconoscere.

Interesse che però deve essere rivolto e abbracciare anche la sfera dei sentimenti magari usando un “finto” linguaggio amoroso, perché, la donna anche se fortemente attratta eroticamente, sente la necessità di sentirsi apprezzata intellettualmente e soprattutto amata. Vuole che l’uomo che la attrae la consideri “degna” di lui e lo manifesti apertamente.

Alla donna piace molto essere ammirata da tutti gli uomini che la attorniano perché pensa che attraverso quest’attenzione potrà più facilmente dimostrare di essere all’altezza dell’uomo che desidera. Se tutti la considerano degna di attenzione, cioè bella e desiderata, sarà un onore per l’uomo scelto poterla avere. Infine l’uomo deve saper dosare questo palese interesse e alternarlo con piccole pause per dare alla donna il tempo di rendere accettabile la sua resa incondizionata che difficilmente potrà essere immediata. Per piacere l’uomo, durante il corteggiamento dovrà dimostrare una ferma sicurezza dosata con un breve “distacco” per dare alla donna il tempo di scappare per poi raggiungerla. Questo gioco al rimpiattino fa parte di un rituale che desta inoltre maggior interesse nella donna e sovente deve essere ripetuto più volte.

Desiderio e amore.

Senza il desiderio, l’amore garantisce tenerezza, intimità, sicurezza ma non ci da l’avventura, la tensione, il senso del rischio, la paura del diniego, la passione non si alimenta. Il desiderio da solo è stimolante, eccitante, vibrante ma non da l’intensità di una elevata posta in gioco che rende profonda e piena la relazione amorosa. Poche volte e per poco tempo è dato di vivere contemporaneamente desiderio ed amore per la stessa persona. L’amore vuole stabilità ed eternità, il desiderio è proprio ciò che non vuole, che rifiuta, per essere forte e passionale. Il desiderio non sa cosa vuole, sa che lo vuole tanto, ma non sa cosa sia! Il desiderio è un qualcosa che non può sopportare ogni gesto di ripetizione, come un uragano irrompe nella stabilità dell’ordine producendo nell’esistente un nuovo senso che tutto cambia.

Il desiderio porta al gioco fuori delle regole, perché le regole sarebbero una limitazione, le mosse devono essere libere, senza calcolo. Il desiderio è per sua natura esclusivo e scorretto a differenza dell’Amore che invece si nutre di una funzione pedagogica e morale. Il desiderio nasce dalle fascinazioni impreviste, dall’affascinamento improvviso e rompe una biografia a lungo e duramente costruita. Il desiderio non si autolimita e quando necessario diventa ladro di sentimenti altrui.

Però insieme all’avventura abbiamo bisogno anche di sicurezza, di stabilità ed allora spesso usiamo la quotidianità, la famigliarità della casa per estinguere la passione amorosa, per difendere il nido dal rischio destabilizzante dell’avventura di cui abbiamo bisogno, ma non di più della sicurezza. Ed è questo il punto: quanta avventura, quanta sicurezza, vogliamo, cerchiamo? Come farle convivere? Forse una strada, stretta, stretta ci potrebbe essere, cioè accettare e accorgersi del cambiamento continuo che la vita ci impone ogni giorno. Un cambiamento che dovrebbe portarci a cambiare la nostra quotidianità, le nostre abitudini rendere nuovo e insolito il tempo; ma questo è condivisibile e in quale misura con chi abbiamo desiderato ed poi amato?

Il montare dell’età sembra privilegiare la sicurezza e spengere il desiderio, mi chiedo quanta felicità barattiamo in cambio della sicurezza. Anche il nostro partner cambia, anche lui abbassa il desiderio per la sicurezza e questo uccide i reciproci desideri. Cerchiamo la sicurezza, ce la imponiamo, e al massimo l’avventura dura lo spazio di un’ora, un giorno, un mese; troppo poco per quello spirito di novità, di ricerca di passione che è in noi? Se ormai ci conosciamo abbastanza e proprio per questo, vorremmo giocare, parlare di noi, sentirci coccolati sentiamo la voglia di una storia nuova nella quale possiamo inventare un modo nuovo di essere, d’inventare un modo nuovo di raccontare il nostro passato, di presentarci e di iniziare il gioco delle attenzioni dei piccoli gesti. L’amore è una delle poche dimensioni creative che possiamo permetterci; rompe la monotonia della nostra vita e crea dimensioni e curiosità che magari da troppo tempo non sentivamo più.

Ogni volta che ci s’innamora e si forma una coppia, anche provvisoria, che determina la possibilità di creare nuove esperienze; molte cose diventano allora possibili e divertenti. Piace l’instabilità, il brivido di essere scoperti la paura e la gioia di rubare il tempo ai nostri doveri, l’ansia, il senso di colpa creano una miscela densa di emozioni; nutrono il nostro narcisismo perché siamo amati ricambiati perché abbiamo il coraggio di osare e di misurarci in nuove scoperte. Io credo che bisognerebbe innamorarci più spesso, bisognerebbe coltivare più spesso questo gioco allegro dell’amore, andrebbe ricercato ed esaltato mantenendo l’idea che stiamo cercando la complicità senza regole, nuove esperienze, un nuovo sorriso sentire ancora la nostra voce, la nostra pelle che vibra, rivivere la nostra vecchia e nuova sessualità, tutto questo ci fa rivivere, anzi ci fa ‘vivere’.

La mancanza d’amore, d’innamoramento, consuma l’energia vitale, costringe in riti e in obblighi, si perde la voglia di andare avanti, se non ci si ri-innamora si declina; la sessualità si perde e ci tedia il troppo conosciuto, il già detto, il visto. Bisognerebbe rimettersi in viaggio, verso altre storie, nuove emozioni, trovare nel cambiamento, anche indesiderato, casuale, la gioia di rivivere, di ‘vivere’. Il trascorrere del tempo accentua il desiderio di vivere, ogni attimo è prezioso e il vivere si associa indelebilmente al ‘vivere’: senza emozioni c’è vita?

Perversione.

C’é un modo in cui l’amore si manifesta nella sua forma, che è aberrante, fino trasformare il sentimento amoroso che è il maggior dispensatore di piacere nel suo opposto dispensatore di dolore e di morte. Il sadismo, l’esibizionismo, il masochismo, la pedofilia, hanno in se un qualcosa che è ripugnante, spesso la nostra cultura li ha classificati come tabù. Eppure anche queste forme esasperate nascono dall’amore, dall’erotismo, dal sesso, dal rapporto uomo-donna. La perversione nasce dalla mancata crescita e maturazione dell’individuo, maschio o femmina, in una sorta di mondo infantile e primitivo dove non si riconoscono le differenze dei sessi, delle generazioni, delle relazioni parentali e sociali.

La perversione cancella ogni differenza sessuale, ogni differenza generazionale, ogni differenza tra adulto e bambino, nella mente del perverso c’è uno stato di totale mescolanza ed è cancellata ogni struttura amorosa, ordinata e culturizzata. Il perverso, uomo o donna che sia non riconosce la legge e il limite che ne deriva; la sua tensione è volta all’eccesso, tutto deve essere esagerato ed eccessivo, senza limite alcuno; la vera molla che lo spinge non è la soddisfazione sessuale comunemente intesa ma la celebrazione della sua onnipotenza che si manifesta negando valore al partner, degradandolo a puro oggetto che consente il suo delirio, il suo ‘piacere’. Il perverso s’isola dagli altri ed è incapace di stabilire relazioni amorose, di comunicare, donare e va verso la solitudine assoluta. I perversi sono soli. Nella solitudine spariscono i freni che il rispetto degli altri ci impone e che ci evita di avere atteggiamenti ‘onnipotenti’, chi riconosce il valore degli altri ama serenamente, sa che ha bisogno degli altri, li rispetta, abbassa il suo potere ed il suo orgoglio al limite fisiologico. Il perverso nega quei sentimenti che si riferiscono ad un normale rapporto tra le persone, la stima, la pietà, la gratitudine, il rispetto, l’amore; egli ricava energia dalla distruzione sistematica di questi sentimenti. Attraverso l’amore, l’approccio amoroso s’impossessa della persona ‘amata’ annullandola e opprimendola sessualmente per il proprio delirio onnipotente. L’erotismo estremizza il piacere fino al limite oltre il quale il piacere deve essere senza fine, ma oltre non c’è che la morte e la sofferenza di chi subisce per dare quel piacere. La sofferenza del partner è per il pervertito quel piacere che cerca e che cerca smisuratamente di aumentare fino alla fine, non sapendo dove la fine sia; solo la morte gli da questo confine. La perversione è la negazione della vita che si manifesta attraverso l’erotismo e l’uso della sessualità, come tipicamente è manifestato nel rapporto sadico-masochista che infatti insieme cercano il medesimo piacere senza limiti. Gli uomini conoscono la perversione e da sempre hanno cercato di separarla da se stessi, con il mito, il tabù, l’associazione al male; hanno separato il caos primitivo distinguendo tra i generi, le generazioni, i ruoli sociali, rendendo sacro ciò che deve essere inviolabile e togliendolo cosi dalla sfera del piacere sessuale, riportando l’amore, l’eros, il piacere in regole, comportamenti, modi che riconoscono il valore dell’altro, la sua dignità, il suo diritto al piacere la sua compartecipazione alla gioia dell’amore. Quando questi principi sono correttamente interiorizzati, fatti propri fino a costituire parte importante della coscienza dei singoli, allora l’amore si dispiega sereno e non attraverso forme che distruggono e rendono ‘disumana’ l’umanità in una sorta di ritorno alla ‘bestialità’ primitiva. L’amore è istinto, ma è anche cultura, conquista delle generazioni che si sono succedute, segno dell’orma divina che c’è in noi.

Lei e lui, l’uomo e la donna si cercano, timidamente nell’adolescenza, fortemente nella maturità, delicatamente nella vecchiaia e negli anni quando ci si avvicina sempre più a… quel giorno torna in noi, prepotente una nostalgia, la nostalgia della tenerezza

Coccole, e carezze.

Il primo atto d’amore che avvertiamo appena nati è una carezza; è una specie di imprinting, è con quelle carezze che ci relazioniamo con il mondo, prima di ogni altra forma comunicativa, la carezza ed il latte della mamma sono il primo vero atto della nostra nascita, è con quelli che, sia pur in modo incoscio sentiamo di essere nati; poi piano, piano la nostra cultura tende a farci dimenticare l’importanza, la gioia, il valore delle carezze, salvo riscoprirle nella maturità sessuale quando diventano ancora mezzo di comunicazione soprattutto erotica ma non solo. Le carezze le riscopriamo poi nella tarda età, quando ritorna il bisogno di ricevere e di dare tenerezza, quasi una sorta di circolo che torna a chiudersi ricollegandosi ai bisogni dell’infanzia. La carezza è un gesto d’affetto, spesso d’amore di cui dovremmo continuamente apprezzarne il valore effettivo e simbolico.

La carezza introduce in un mondo relazionale non competitivo, accogliente, tenero; la carezza è femmina, è materna, per questo è prerogativa soprattutto delle donne che sanno darle, dosarle, negarle; ma anche i maschi ne hanno bisogno: sempre. La malinconia delle carezze non ricevute, lo struggimento di quella sensazione epidermica che non ti viene alla mente, di quello sguardo che accarezzando si fa teneramente comunicativo e che non hai mai visto nell’infanzia, è una malinconia che non ti abbandonerà mai per tutto il resto della vita. La carezza aiuta, rende felici. Io credo che veramente per rendere felice una persona basti poco: basta una carezza!

Dare una carezza, riceverne una, significa sentire sulla pelle tutto il brivido e la certezza di un contatto fisico che dice ‘è solo per me’ e ci sciogliamo nell’anima, ci rendiamo disponibili, ritorniamo all’inizio della nostra vita, ai primi contatti parentali, quelli che rendono teneri e sicuri. Come il pane, come l’estasi amorosa, la carezza ci da un brivido di felicità, apre il sipario su ciò che ci aspettiamo. Mille e diverse, le carezze ci parlano, senza parole, al cuore, a noi, solo a noi. Quelle della mamma, del babbo, del nonno, dell’amico, del compagno, dell’amante; tutte diverse tutte belle, piene di una loro significato e la nostra anima si acquieta e si espande, dandole le carezze e ricevendole; mentre la mano si avvicina al nostro volto, già la assaporiamo e chiudiamo gli occhi per godercela di più. Occorrerebbe accarezzare di più. Alla sera sul divano mentre si guarda la televisione, di giorno al lavoro verso un compagno in difficoltà, in un pomeriggio di shopping all’amica sconsolata, all’amante che si scioglie sotto le carezze che gli pervadono il corpo e gli comunicano l’estasi che verrà. Le carezze dovrebbero accompagnarci fin dalla nascita, fin da bambini. Quando accareziamo o veniamo accarezzati, scatta in noi una carica vitale, desiderio di fare e di dare, ci sentiamo meno soli, sappiamo che per qualcuno siamo importanti; ma oltre alle carezze fisiche, quelle che ti solleticano e scaldano la pelle, ci sono altre carezze perché le carezze sono anche uno scambio comunicativo, la nascita di nuove emozioni, conferma dei quelle già vissute. Un sorriso, un toccare amichevole, un assenso, sono carezze, ascoltare con attenzione, dare segno di disponibilità sono carezze.

Le carezze sono la prima cosa che il neonato avverte come segno d’amore, sono quelle che aiutano il bambino a diventare adolescente e l’adolescente, ragazzo. Sono i riconoscimenti reciprochi che si danno le persone e che aumentano il livello della qualità della vita. Vorremmo riceverne tante, ci aiutano a diminuire le distanze tra le persone ad aumentare la fiducia reciproca. La carezza sta prima, sta a monte anche del contatto erotico che può non esserci e se invece ci sarà migliore se anticipato dalle carezze, è un dono che facciamo e che riceviamo, è uno sguardo dolce, sereno, è un intenzione amorevole, esclude un atteggiamento competitivo e aggressivo.

Accarezzare la pelle, il viso, i capelli vuol dire eliminare l’aggressività, vuol dire aprirsi ad essere disponibili a dare ed a ricevere, vuol dire accarezzare l’anima. Bisogna essere espliciti nel chiederle, coraggiosi nel darle, non rifiutarle mai, anche se in quel momento tenderemmo a chiuderci, le carezze gratificano. Sopratutto bisogna accarezzare i bambini per far loro sentire quanto li amiamo, loro capiscono il linguaggio delle carezze fin da subito e per sempre nella loro crescita; accarezziamoli nell’adolescenza, quando non sanno quello che sono e che diventeranno. Accarezzare vuol dire aiutare sia nel contesto amoroso, in quello familiare, amicale, lavorativo. Ogni carezza è un piccolo passo avanti, nella strada della vita. E’ l’ultimo tenero atto che ci aspettiamo, cosi come fu il primo tenero atto che trovammo alla nascita.

Scelta di coppia.

Nella mia vita, ho avuto la ventura di osservare intorno a me, moltissimi cambiamenti nei costumi, nelle tradizioni dei popoli. Sono stati cambiamenti di carattere culturale e comportamentale in gran parte, determinati sia dallo straordinario sviluppo della scienza che dal “progresso” che si è di conseguenza innestato.

Se ripenso alle condizioni socioeconomiche vissute al tempo della mia infanzia, mi rendo conto quanto questi cambiamenti fossero assolutamente imprevedibili e addirittura inimmaginabili. Ciò che più mi ha impressionato, nella nostra società occidentale, è stato il cambiamento della vita di coppia, la relazione uomo-donna e come essa sia profondamente mutata. In poche parole siamo passati da un matrimonio, pressoché indissolubile, formalizzato, davanti ad un sacerdote entro il quale la nascita di molti figli era doverosa e discriminante per la donna che non li faceva, dal delitto d’ onore da parte dell’uomo contemplato nel codice penale e abolito solo nell’ agosto del 1981, dalla condanna per chi commette adulterio, penale per donna, solo ammenda per l’uomo, fino ad uno sconvolgimento impressionante che possiamo riassumere in “parità” di diritti e doveri tra i coniugi con le, finalmente, conseguenti modifiche apportate nel codice: separazione legale sfociata poi nel divorzio, aumento dei matrimoni civili e formazioni di coppie di fatto, libertà sessuale, controllo delle nascite e riconoscimento anche dell’infertilità maschile.

Non so se nel futuro prossimo assisteremo a cambiamenti tanto radicali quanto quelli cui io ho assistito ma… si sa, i vecchi, come me, dicono sempre cosi! Fenomeni epocali come la guerra, la maggior scolarizzazione estesa anche alle donne, la emancipazione femminile, la faticosa conquista di una professione, la separazione tra sessualità e procreazione, maggior libertà individuale, hanno contribuito, davvero, a modificare la percezione della società riguardo alla vita di coppia. Da un passato, caratterizzato da alleanze e da discriminazioni tra sistemi familiari, che convergevano o si opponevano determinando la scelta dei propri figli, oggi, siamo passati, sostanzialmente a un libero patto di fiducia tra maschio e femmina che si accettano esplicitamente o implicitamente, spesso, nella consapevolezza che l’unione potrebbe un giorno finire. L’amore cieco e per sempre, ha ceduto il passo a una forma di amore più cauto, più consapevole, autonomo, verificabile nel tempo e rinnovabile durante il corso della vita.

Se prescindiamo dalla fase adolescenziale dell’infatuazione, che si ripete generazione dopo generazione, mentre nel passato la scelta del partner era determinata da esigenze socioeconomiche familiari, oggi, invece, si tende a dare più rilevanza alle affinità elettive, tenendo presente l’aspetto psicologico della persona senza trascurare l’attrazione erotica, quale componente importante nella vita di coppia. Per quanto mi riguarda, ho sempre considerato, per le singole persone, per i figli e per la società intera, il grande valore della coppia all’interno nel patto matrimoniale sia tradizionale che innovativo. Nel corso degli anni, specie negli ultimi, liberato dall’impegno pressante della professione sono tornato spesso a riflettere su quali siano le prerogative materiali e psicologiche che possono tenere unite per un lungo periodo e in modo sereno due persone, inizialmente innamorate.

La formula, che per me più si adatta, è rappresentata da un triangolo equilatero, dove i tre lati Amicizia, Erotismo, Progetto di vita, sono complementari e di uguale importanza. Col passare del tempo di durata della coppia e la sua variante anagrafica, il triangolo equilatero potrà diventare (e diventa) scaleno, con mutamenti indipendenti dei  tre lati, diversi per ciascun partner. Varianti che la coppia dovrebbe imparare a gestire. Mi interessa però riflettere su quali siano, oggi, le spinte profonde della scelta che fanno donne ed uomini per formare una coppia. Secondo la teoria psicoanalitica la scelta del compagno/a è condizionata da come il bambino o la bambina, abbiano vissuto l’età edipica (da 4 a 6anni) e come si sia superata questa delicata fase di sviluppo psicosessuale. In quel periodo, secondo la psicologia, il bambino s’innamora del genitore di sesso opposto, con il quale tenta di costruire un rapporto preferenziale mentre nutre per il genitore dello stesso sesso un sentimento conflittuale.

Determinante sarà l’atteggiamento dei genitori in quanto le loro azioni condizioneranno, a livello inconscio, i ricordi del fanciullo. Questo, divenuto adulto e dovendo scegliere un partner, sarà influenzato dal proprio vissuto che caratterizzerà le sue scelte proiettando verso il partner comportamenti di positività o negatività. Da qualche tempo la scienza sostiene che l’uscita dal complesso di Edipo definisce l’identità sessuale. I bambini di sesso maschile s’identificheranno con la figura paterna e le bambine con la figura materna, assorbendo parte dei ruoli, dei tratti del carattere e dell’atteggiamento del genitore. L’impossibilità o l’inversione della normale identificazione di ruolo determina modifiche del comportamento sessuale adulto. Superata la fase edipica, il ricordo delle dinamiche relative al periodo infantile, scompare dalla memoria attraverso il meccanismo di rimozione e rimarrà come una piccola fiammella nella notte dei ricordi, fino a quando lo sviluppo fisico e sessuale lo farà riemergere, per la scelta dell’oggetto d’amore.

E’ in questo momento che il messaggio inconscio delle dinamiche di relazione con i genitori nella fase edipica e soprattutto con il genitore con il quale ci si era identificati si manifesta nel tentativo/speranza (inconsapevole) di compensare i problemi del passato. Si avranno così due possibili e diverse soluzioni. Se l’amore per il genitore non è stato superato, si tenderà a cercare un partner con le caratteristiche del genitore stesso, mentre, se l’amore verso il genitore è stato di tipo conflittuale, l’orientamento sarà verso partner con caratteristiche spiccatamente opposte a quelle del genitore. L’intensità e la tendenza ossessiva verso situazioni compensatorie sono proporzionali ai sentimenti vissuti nei confronti dei genitori: positivi o negativi, risolti o non risolti, sereni o traumatici.

Questa è la teoria, ma nel corso della vita, spesso intervengono altri importanti fattori che potrebbero portare l’individuo a scegliere partner diversi e opposti a quello iniziale quasi a compensare una scelta precedente che tendeva, invece, a superare un inconscio rapporto conflittuale infantile. Ciò è dovuto al fatto che, superato il problema dovuto ai disagi edipici irrisolti, finiscono anche le motivazioni di attrazione verso il tipo di partner precedente che trovava in questo conflitto la sua ragione di esistere in quanto elemento di compensazione. Cosicché liberati dal retaggio dell’inconscio, di regola, la scelta sarà indirizzata verso altri partner possibili, cioè non compensatori, per una scelta affettiva matura e incondizionata.

Ma esiste anche un’altra teoria, che invece afferma che la scelta del partner è condizionata da un intreccio tra le esigenze di carattere famigliare quali lavoro, età, condizioni sociali, aspirazioni e bisogni personali come attrazione, prestanza fisica, bellezza, simpatia, generosità. Un fattore può prevalere sull’altro in relazione al tipo e all’intensità delle relazioni poste in essere all’interno della famiglia di origine. I bisogni e le attese soggettive suggeriscono le caratteristiche da valutare nella ricerca del partner. Quando lo stimolo familiare prevale sui bisogni individuali, la scelta del partner si orienta verso caratteristiche esteriori e di solito di carattere socioeconomico, ma la vita di coppia ne risentirà.

Specie nel passato era comune che i genitori desiderassero fortemente per la propria figlia un uomo in grado di garantire il prestigio sociale che loro stessi non erano riusciti ad ottenere, mentre per il figlio si ricercava, oltre a questo, anche una sposa bella, di virtù domestiche e di qualità materne che portasse prestigio al figlio ed alla famiglia tutta. Se invece la scelta del partner, pur comprendendo dell’importanza delle motivazioni apportate dalla famiglia di origine, si orienta maggiormente verso i bisogni individuali le relazioni sviluppano meno conflitti ed i problemi tendono ad essere affrontati e risolti mano a mano che si presentano. Allora la scelta del compagno/a è più libera, consapevole e ponderata anche perché si riescono a distinguere meglio pregi, difetti e le articolazioni complesse dei temperamenti.

L’amore è vissuto come unione e l’alleanza cooperativa nella coppia ne è valorizzata. In questo caso la scelta del compagno/a è più libera e consapevole, dettata più dai sentimenti e dai sensi che dalla pressione sociale e familiare, anche se spesso una scelta effettuata in gioventù, sotto la spinta erotico-estetica, valorizza principalmente questi aspetti che poi possono rivelarsi effimeri. Di fatto l’amore è un enorme collante ed è l’origine di un’unione, di un’alleanza cooperativa tra i due partner che aspirano a migliorarsi e integrarsi vicendevolmente. Ribadisco che per mia esperienza ma anche per senso comune, nel passato, quando i bisogni individuali erano soffocati dalle dinamiche con la famiglia di origine, le problematiche irrisolte, permanevano ma si mascheravano.

Tornando alla singola persona, se non si riesce a svincolarsi dalle proprie sovrastrutture inconsce, anzi se si conservano come un fardello psichico, non si è liberi e quindi non si riesce a vedere e a riconoscere la realtà. I problemi irrisolti agiranno come delle lenti che deformeranno la realtà fino a renderla la sola che conosce. Una tale personalità insegue un ideale di coppia malato che vorrebbe compensare, mentre angosce, paure, ansie sofferte, e non risolte, riaffiorano nella mente. In questa situazione i bisogni individuali mascherati portano a condizioni di coppia caratterizzate da problemi di rifiuto, abbandono che spesso sfociano nella separazione.

L’altro non è visto nella sua interezza, ma identificato e accettato per le caratteristiche utili alla propria “salvezza” e prevalgono i bisogni necessari a risolvere i problemi del passato, piuttosto che una sana armonia reciproca. In questi casi l’amore è visto come un legame, dove l’altro è percepito soprattutto, come persona capace di colmare la propria solitudine e la propria insufficienza.

In questo modo spesso si scatenano comportamenti devastanti dal punto di vista affettivo perché, in queste condizioni, lo scambio amoroso è impossibile. Il compagno/a non è percepito nella sua realtà e nel suo bisogno d’amore e il mondo psichico della coppia si struttura con lo sfruttamento reciproco. L’effetto che ne consegue è la discordia tra i coniugi e il deprezzamento del partner, situazioni devastanti sul piano affettivo che portano alla rottura dell’unione. La relazione d’amore dovrebbe essere, invece, una scelta scevra da condizionamenti e fatta con consapevolezza e soprattutto sempre senza rigidità e arroccamenti, come in forma liquida e plasmabile nel tempo, perché solo così l’unione si arricchisce di risorse importanti, fondamentali per superare le fisiologiche crisi che la coppia, inevitabilmente dovrà affrontare durante il lungo percorso di vita insieme.

Mi sembra importante, ancora una volta, ricordare la teoria del triangolo: nella coppia devono essere presenti tre elementi determinanti e irrinunciabili. Erotismo ovvero l’attrazione fisica, nel rispetto e nel sapersi donare. Amicizia, che vuol dire confidenza, fiducia, tolleranza, comprensione, complicità e condivisione di momenti felici o dolorosi. Progetto di vita, cioè indicazione degli obiettivi e delle scelte che devono essere, discusse e serenamente portate avanti insieme soprattutto se la coppia sarà arricchita da figli.

Questo, secondo me è davvero importante e vale per tutta la vita ed è il presupposto per essere certi che la persona con cui stiamo vivendo è effettivamente quella con cui si vuole condividere il destino. Ma per poter creare amore e stabilità nella coppia ambedue i componenti devono essere “adulti e maturi”, che lo sia uno solo non è sufficiente. La scelta del partner non deve essere fatta per compensare le proprie mancanze, ma occorre, qualora queste affiorino, esserne consapevoli. Solo attraverso la conoscenza di se stessi, del proprio vissuto, ovvero attraverso una conquistata maturità, le mancanze subite si potranno accettare, colmare e superare. Solo attraverso questo processo potremo liberamente e consapevolmente amare a lungo e costruire con il partner un percorso sereno e condiviso. Ma, come è noto, l’inconscio, per effetto di bisogni e relazioni insoddisfatte non analizzati e concettualizzati del nostro passato, domina le nostre scelte e spesso ci porta a ripetere sistematicamente i medesimi errori.

Spesso il comportamento dei genitori, il ruolo che impersonano, il modo di relazionarsi tra loro… crea gravi danni nel bambino che con molta fatica riuscirà a trovare nel tempo una maturità psichica ottimale e lo porterà, specie della scelta del partner verso scelte sbagliate. Un bambino che non si è potuto fidare dei suoi genitori nel primo periodo della sua vita, nella vita adulta sarà incline alla diffidenza esagerata. Se il bambino è stato giudicato in modo negativo, mai una lode, sempre un giudizio duro su quello che sta facendo da adulto, poi, sarà incline allo scontro, alla reazione eccessiva. A volte pur di uscire da una famiglia opprimente dove a loro volta i genitori si sono oppressi a vicenda, si fanno “patti col diavolo” ma è un errore per la successiva nascita e stabilità della coppia. Senza la curiosità di conoscere se stessi, senza possedere sentimenti di autostima o la volontà di ricercare in se stessi i propri valori, è difficile poter dedicare amore ad attenzione a un’altra persona. Molti bambini hanno conosciuto troppo poco, o addirittura affatto, il contatto corporeo con i genitori e in particolar modo con la madre. Potremmo dire genitori che si sono rapportati con il bambino con una certa freddezza, forse solo per ignoranza, anche se, secondo me “l’istinto”, cioè il comportamento immediato e non elaborato razionalmente, dovrebbe sempre sopperire, perché i bambini devono, sin dai primi mesi, conoscere i genitori attraverso i sensi, hanno bisogno di calore di sguardi, di profumi, di voci, hanno bisogno di abbracci, di baci, di coccole, di parole pronunciate con affetto. Il cammino che ci porta dalla nascita alla maturità, attraverso periodi particolarmente importanti come la prima infanzia, la pubertà, l’adolescenza è un percorso lungo e difficile, ma indispensabile, per acquisire la nostra identità, la consapevolezza di ciò che siamo, la nostra indipendenza emotiva, ma per ottenere ciò, occorre conoscere in nostro ego, metabolizzare e accettare il nostro vissuto bello o brutto che sia stato. Perché sarà la maturità, il mezzo che ci consentirà di fare scelte migliori e più durature. Quando si decide di creare una coppia, occorre essere maturi, che significa aver risolto le “mancanze” subite nel passato, altrimenti, secondo me, i rischi che si corrono sono innumerevoli.

Una visione infantile e illusoria del rapporto di coppia, intesa come un’eterna luna di miele, col passare del tempo non può funzionare. Una fissità adolescenziale, che si protrae anche nell’età anagraficamente matura, si nutrirà di ribellione, di volontà di affermazione egoistica di sé, ribadendo il bisogno insoddisfatto di autonomia. Si finirà col ripetere pedantemente i comportamenti e gli aspetti egoistici della personalità: si pensa solo ai viaggi, alla palestra, ai gruppi dei pari, alle avventure, ad iniziative emozionanti, da brivido, sport estremi ecc Questa visione illusoria, tipica di immaturità riguardante le problematiche della vita, determina comportamenti nei quali la realtà conosciuta viene travisata quasi a cercare un apparente autolesionismo: “Lo sposo anche se ha tanti difetti, è destino. Io lo farò cambiare…”

Questa falsa certezza spesso genera un senso di onnipotenza, che ci fa credere capaci di trasformare tutto a proprio piacimento, anche le persone. Altra invece è la mia visione di un sano rapporto di coppia che deve basarsi, oltre che sull’amore, anche sulla maturità dei due partner. Quando invece le aspettative sono eccessive e non realistiche, il rapporto sarà compromesso. Il rapporto d’amore in una coppia sana e matura non ha bisogno di continue conferme eccessive e straordinarie, ma di stima e fiducia. La libertà e l’autonomia di ogni appartenente alla coppia devono essere presenti nel rispetto del partner e comunque non deve essere mai eccessiva. La stessa parola coppia significa “ due elementi della stessa specie, persone, animali, cose, considerati insieme”. Ancora, aggiungo che non possiamo amare una persona della quale siamo dipendenti.

La dipendenza provoca l’abbrutimento di un qualsiasi rapporto perché svilisce, svaluta, umilia l’individuo dipendente e stanca, annoia chi questo potere esercita. Una coppia si può considerare tale se, al suo interno, è presente un’iniziale forte attrazione fisica, che dovrebbe portare al consolidamento del sentimento d’amore, un’identità individuale ben definita e accettata, una parità nel rapporto nel rispetto dei singoli ruoli e fattori cognitivi tali che portino a pensare “Io amo te perché ti conosco e mi stai bene”. Ma nei due partner non può e non deve mancare la maturità sufficiente che permetta loro di accettare l’altro senza alcun inconscio retaggio.

La persona matura è consapevole di ciò che è, della propria unicità ed è convinta di essere l’artefice di questa realizzazione e, cosa importante riconosce l’unicità del proprio partner. La persona matura ha sviluppato una positiva evoluzione della propria libido e vive una soddisfacente relazione sessuale con il proprio partner. La persona matura è entrata in contatto con i suoi problemi inconsci e li ha metabolizzati superando positivamente le proprie pulsioni aggressive. Per questo l’adolescente non può essere una persona matura, perché è entrato in contatto con i suoi problemi inconsci, sta cercando di metabolizzarli così come sta cercando di superare positivamente le proprie pulsioni aggressive e questo lo porta ad essere in continua opposizione con gli altri allo scopo di conoscerli e di conoscersi. In un buon rapporto di coppia, i due partner crescono insieme attingendo l’uno dall’altro. Purtroppo, invece, la dove uno dei due cresce, mentre l’altro compie un percorso diverso, lentamente ci si allontana e ogni appartenente della coppia avrà la sensazione di convivere con un estraneo. Non ci si riconosce più e i ricordi piacevoli che un giorno lontano, hanno unito si dimostrano molto diversi dalla realtà quotidiana.

Come ho cercato di illustrare, sperando di essere stato chiaro, questi problemi hanno origine lontane ma spesso sono amplificati da immaturità e dalla mancanza di un dialogo aperto sincero (che è appunto segno d’immaturità). Non ci si parla, non si scoprono i propri sentimenti, non si cerca di trasformare l’iniziale l’attrazione erotica in un più complesso rapporto d’amore, dove il comune progetto di vita possa realizzarsi, mentre si sviluppa ulteriormente l’amicizia e si vivifica l’attrazione sessuale, che fisiologicamente si attenua. Ogni componente la coppia finirà con l’arroccarsi in se stesso, non condividerà con il partner le sue gioie, le piccole conquiste, non rivelerà le sue ansie, le sue paure, vivrà in uno stato di assedio psicologico diventando preda della solitudine, dell’insoddisfazioni del fallimento che, forse, avrebbe potuto evitare. Conclusione? Nessuna, se non la consapevolezza, che ho, che la scelta del partner, una o più volte nella vita, è quasi sempre l’origine della felicità o della infelicità o quanto meno di un sereno o doloroso vivere.

La strada

Tutti, tutti noi, maschi e femmine, fin dall’inizio iniziamo il nostro percorso che trova nell’amore, nel bisogno d’amore e nell’erotismo che diventa la sua più potente forma espressiva, la strada ideale. Nell’infanzia il piacere sessuale è principalmente quello che dà la madre, è lei che fa sentire amati, coccolati, protetti, che regala i sapori gli odori, i suoni, che insegna ad assaporare la pelle. In questa prima fase della vita si tratta quasi esclusivamente di un piacere sensoriale-erotico. Nell’infanzia siamo dei fruitori, non dobbiamo dare niente in cambio per ricevere; di regola è cosi ma se la madre non risponde a questa nostra esigenza allora esprimiamo tutta la nostra rabbia con il pianto. Poi, con le prime conquiste della nostra autonomia il piacere vive le sue prime dimensioni di confronto con gli altri, cominciamo a sceglier cosi come gli altri fanno con noi. Nasce verso l’altro sesso un sentimento d’amore romantico dove più spesso la bambina “innamorata” vive quasi in adorazione dell’amato. Sembra paradossale ma verso i cinque anni ci sono innamoramenti che danno vita ad una coppia che tende ad isolarsi per vivere in simbiosi. Vivere i primi anni dell’infanzia con dei genitori in armonia, affettuosi e non feriti nell’intimità è come vivere nell’età dell’oro, impariamo l’amore, godiamo dell’amore che riceviamo ed è come un marchio che ci resterà per sempre. Nell’adolescenza invece è come vivere un periodo di addestramento; è molto più complesso, dobbiamo ricevere messaggi sulla nostra identità, sul nostro genere, essere adeguati al ruolo che man mano veniamo ad assumere, dobbiamo essere uguali e diversi dagli altri. Allora diventano importanti ed indispensabili le relazioni che riusciamo a stabilire con i nostri coetanei e ricerchiamo uno scambio affettivo e sessuale che ci fa scoprire il nostro corpo il corpo di chi appartiene all’altro genere, anche in questo periodo nella ragazzina l’amore è solo un sentimento quasi di dedizione dove il desiderio ancora tarda ad apparire mentre nel ragazzino il desiderio sessuale acquista sempre maggior rilievo; in quel periodo si sviluppano le conoscenze e le competenze del saper amare e le differenze tra uomo e donna: due esseri così differenti ma complementari tra loro. Inizia in quell’età un cammino che ci porta ad acquisire un codice che ci guiderà per tutta a vita e che dovrebbe portarci a relazioni amorose senza competizioni o scontro di potere, in uno scambio amoroso ed erotico, dove i diversi ruoli si completano e s’integrano dando origine a un’entità diversa: la coppia che vuole percorrere la strada della vita insieme. Esistono dei valori del nostro corpo e della nostra intimità; è importante capire se siamo vitali, desideranti e desiderabili, se sappiamo ascoltare il nostro respiro e quello di chi ci sta vicino, se sentiamo viva la nostra pelle, le nostre zone erogene e quelle di che è con noi. In altre parole se il fine dell’uno è la felicità completa dell’altro. Nell’età adulta quando magicamente incontriamo l’amore e l’eros, quando incontriamo il sesso, ogni parte del nostro corpo racconta alla nostra anima e alla nostra mente il piacere vero e ‘viviamo di più’. Nella maturità, emergono i bisogni di riconferma e il desiderio di riaffermare la nostra identità come se una donna si sentisse maggiormente donna nell’essere ancora desiderata e amata ed un uomo maggiormente uomo nel saper ancora desiderare, dare piacere, ed amare; spesso allora é desiderabile il cambiamento e come nell’adolescenza tornano tempeste che sembravano sopite, il desideri tornano a scontrarsi con la sicurezza, lo straordinario con la voglia di tranquillità, nuovi amori nascono a rinverdire la vita e la seduzione, l’affascinamento ci fanno rivivere altre stagioni d’amore dove la coppia ha ancora tanto da donarsi, poi ancora una volta, verso al termine del percorso ritorna la voglia di tenerezza di coccole di comprensione, di un affetto sicuro e affidabile come quello lontano, tanto lontano dei primi giorni di vita.

Dipendenza

Quando si ama, si aspettano le parole della persona amata, si desidera sentire la sua voce, il suo sospiro, le sue pause, il suo sorriso. Si spera di incontrarla, s’immagina un’inaspettata coincidenza, il pensiero della persona amata dimora sempre nella nostra mente, ed è per questo che il nostro umore, la nostra felicità dipende dal nostro amato. Cosi sentiamo una dolce dipendenza da lui, catene trasparenti ci legano a chi si ama: nell’amore c’è sempre dipendenza, ma, é sempre reciproca e non esclude mai la nostra autonomia, la nostra libertà. Anzi è proprio quando siamo noi stessi, liberi e maturi, indipendentemente dall’altro, dal suo sguardo, dalle sue parole, dalle sue attese, dai suoi desideri, che consentiamo alla dipendenza in cui ci getta la passione, di diventare il legame desiderato che ci avvolge e che ci dà sicurezza e valorizzazione di noi stessi. Allora la dipendenza dall’amante si fa vento e sospiro d’amore, legame profumato e sensazione d’immenso. L’amore ci permette di costruire una stanza tutta nostra, uno spazio in cui ognuno possa esistere, esprimersi, gioire, ed anche soffrire, nella certezza che la felicità arriverà ancora. Nell’amore ci sono istanti in cui le nostre fragilità, i nostri infantilismi, i nostri sogni e i nostri desideri si con-fondono in quelli del nostro amante, perché amare significa, anche, prendere sul serio i desideri dell’altro che per amor suo, facciamo nostri.

Un cenno storico.

Da oltre quattro miliardi di anni la vita segue una sola strada, quella della sua conservazione e fa ricorso a una sola strategia quella della diversificazione. Per riuscirvi inventa stratagemmi a cominciare dal più singolare che si rinnova senza sosta: la sessualità. Questa strana divisione di ogni specie in due generi, comporta la loro successiva unione, perché a specie si perpetui. La specie umana è stata l’unica a iscrivere i rapporti tra i sessi in una visione globale del modo. A tal punto che fece dell’amore e delle sue interdizioni uno dei pilastri fondanti delle prime civiltà, le quali stabilirono che le leggi di quei rapporti fossero eterne poiché fissano le condizioni della sopravvivenza e dell’identità culturale.

Per i primi esseri umani, la donna è l’accoglimento, il luogo di ristoro; l’uomo è potenza e movimento. La donna ha il progetto esistenziale di trasmettere la vita, l’uomo ha un progetto di conquista motivato dalla paura della fine. Gli uomini temono le donne poiché, mettendoli a mondo, li destinano alla morte e perciò finché il ruolo dei padri non è stato scoperto, le madri, hanno un potere assoluto sui figli. In particolari circostanze geografiche e storiche, le prime mitologie organizzarono la protezione demografica del gruppo. Definirono i tabù e le esigenze primarie. Non esiste nessuna pratica sessuale, che, vietata da alcune società, non sia fortemente raccomandata da altre e soltanto i rapporti sessuali tra madre e figlio, sono condannati universalmente. A un certo punto, alcune società si orientarono verso la poliandria (più uomini per una sola donna) mentre una volta che l’uomo prese coscienza della paternità, tutte le società tesero alla poliginia (più donne per un solo uomo). Poiché servono più donne che uomini, queste società poliginiche furono necessariamente bellicose e conquistatrici. Dobbiamo aspettare gli Ebri, quattromila anni fa, perche le relazioni tra i due sessi sia consacrate in una cerimonia, il matrimonio, che si svolge in un luogo di culto sotto il controllo dei genitori e dei religiosi senza però che sia messa in discussione la poliginia.

Con l’arrivo del Cristianesimo le cose cambiarono. Prima di allora nessuno aveva preteso di imporre la monogamia, la fede totale e relazioni irreversibili. Nessuno aveva preteso di gestire con tanta precisione la vita sessuale di ogni fedele. Tutte le religioni avevano considerato inaccettabile il celibato, per Paolo e per i suoi discepoli il vero scandalo è il sesso. La vita è un dono di Dio che è compito degli uomini trasmettere. Da allora il controllo assume sempre più una forma assoluta: una sola donna, un solo uomo, tutta la vita nel rifiuto della sensualità e sotto la sorveglianza puntigliosa della Chiesa.

Attraverso il controllo della sessualità e del matrimonio, la Chiesa sposa e madre, tenta cosi di assumere il potere sull’occidente, poco prima che nel 7° secolo, l’Islam venga a restituire alla poliginia legittimità su un quinto del pianeta. Anche se in Europa la Chiesa cattolica è dominante dal punto di vita politico, non riesce a imporre quasi niente della sua concezione dell’amore fino al 2° secolo. La poliginia resta consuetudine dei potenti, il concubinato quella dei contadini, e i preti, che prima di allora non sono mai stati casti, si occupano raramente dei matrimoni. In compenso un vento venuto dall’oriente, dove la poliginia è una tradizione dei regimi imperiali, sconvolge l’occidente glorificando l’erotismo e amor cortese. Dall’incontro di queste diverse culture scaturisce la modernità occidentale che trova il suo nutrimento in una ricerca amorosa che alcuni reprimono, trasformano in bramosia di conoscenza, ambizione artistica o superamento di sé. Uomini e donne cominciano a parlarsi da pari a pari e il loro dialogo non cesserà più: nasce l’attrazione per l’altro, l’interesse per l’altro, il bisogno dell’altro e l’attaccamento all’altro. Le donne vi riscoprono il ruolo principale sono le prime che osano davvero parlare d’amore.

La riforma protestante e l’avvento della società borghese del 17° secolo limiteranno l’amore alle esigenze della riproduzione sociale e faranno dell’eredità la prima ragione d’essere della famiglia e del matrimonio: non si deve risparmiare in onore di Dio, né per avere più donne, ma per accrescere la ricchezza della famiglia. Nel 19° secolo l’unione borghese riesce là dove il matrimonio cristiano ha fallito e lo Stato riorganizza il matrimonio monogamico a proprio profitto, ma senza punire l’uomo che pratica la poliginia. Nel 20° secolo, mentre in gran parte del mondo le donne si battono ancora contro la poliginia, contro il matrimonio forzato e quello dei bambini, l’amore diventa la prima rivendicazione veramente planetaria. S’impone il diritto di ciascuno a essere amato e la coppia diventa un rapporto tra due persone si parlano, si osservano, si giudicano e si amano. Non c’è nulla che permetta di garantire la perennità della relazione, poiché se è vero che gli esseri umani hanno bisogno di amare e di essere amati, molti hanno anche il bisogno di cambiare oggetti e soggetti d’amore. L’utopia cristiana e la norma borghese sono quindi cancellate: l’assenso degli sposi se è veramente libero, non può essere né eterno, né esclusivo.

Uno sguardo al futuro.

Come in una sorta di ritorno alle origini, si può immaginare una nuova era che porta con sé nuove forme di relazioni tra esseri umani fondate sulla soddisfazione istantanea dei desideri e liberate progressivamente, come è già adesso, dall’assillo della riproduzione: si può addirittura profilare il matrimonio, contrattualmente provvisorio, in cui la durata del rapporto sarà fissata in anticipo dalla coppia. Il poliamore in cu ciascuno potrà avere in tutta trasparenza più amori allo stesso tempo. Che possa portare alla polifamiglia, in cui si farà parte contemporaneamente di più famiglie con conseguente arrivo alla polifedeltà, in cui ciascuno sarà fedele a diversi membri di un gruppo dalle sessualità molteplici. In questo scenario i bambini, vivranno in una casa, dove i vari genitori verranno a turno a occuparsi i loro.

L’incubo. In un futuro ancor più lontano, sessualità, desiderio e amore saranno ancor più facili da dissociare, di quanto non sia già adesso, macchine speciali si occuperanno della riproduzione? Anch’essa meccanica, la sessualità sarà una pratica devoluta esclusivamente al piacere?

L’utero artificiale e la clonazione schiuderanno prospettive vertiginose in cui ciascuno potrà decidere autonomamente di riprodursi e un giorno si arriverà forse all’ermafroditismo universale? E’ un po’ come se l’umanità scegliesse di ripercorrere a ritroso la storia della vita, tornando prima al matrimonio di gruppo, poi alla patogenesi. Per riscoprire un giorno, poi, chissà, il bisogno dell’altro e cioè dell’amore. Possiamo sperare che l’amore salvi gli esseri umani dalla propria follia? Io sono convito di sì, ci voglio credere.

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