Chissà…

Chissà se è perché sono livornese o più semplicemente perché sono un uomo, o sono io, a volte una strana malia mi prende; l’anima si trattiene e vaga, illogicamente con la mente, verso orizzonti senza confini, cercando il senso di una vita vissuta e che ora cola lenta, dopo aver corso velocissimamente l’esistenza. Le immagini inseguono i ricordi, ciò che è stato, quello che avevo sognato, gli sbigottimenti infantili, le illusioni dell’amore, la sorpresa di una vita sconosciuta, tremenda, magnifica, tenera, cattiva. Mi strugge dentro la ricerca del senso di tutto questo, ed immagino il mio corpo fattosi polvere disperso nei mari blu e nell’infinito e di me il nulla, il non senso, i sogni confusi con l’abbagli, il sorriso di una bambina, il bacio tenero d’una donna, l’arrampicata su un grattacielo, la visione di un oceano, lo stupore dei tramonti, il caldo torrido ed il ghiaccio che si frantumano assieme. Invece del mare da ‘marinaio livornese’ ho navigato la vita e certo uragani e bonacce, scogli e spiagge ne ho incontrate. Una malia che mi ruba e mi alimenta la vita, un desiderio di rinascere che é amara realtà del tempo che fugge inesorabilmente, mentre il cuore strapazzato vorrebbe vivere libero, nuovo; una sottile dolceamara tristezza che si fa meraviglia della vita, di me che sono nulla e tutto, e mi sento prigioniero del corpo.

La mente, amante dell’anima, volteggia senza sapere dove… nell’universo dei sentimenti e nello stupore nella malinconia nella rinascita d’una vita ormai alle spalle e che invece vorrei ancora mi scoppiasse, dentro! Allora piango, sento il gusto salato delle lacrime, perché prigioniero di un corpo antico che si sta facendo prigione di un’anima sempre fanciulla… e di una mente sempre curiosa che voglion stupirsi, rinascere a nuova vita, leggera, musicale… ma la bizzarra malia ritorna e l’anima mia, vive e  non trova  pace. Vivendo, navigando tra i marosi della mia vita, ho generato i miei pensieri e poi, i miei pensieri hanno plasmato  la mia vita. Ho inseguito i miei pensieri giorno dopo giorno e loro mi hanno spostato sempre più in avanti l’orizzonte. I pensieri, mi hanno aiutato   a capire il senso della vita e mi hanno condotto alla conquista della consapevolezza della mia  esistenza : un nulla, un qualcosa di insignificante  ma anche  un qualcosa di unico ed  irripetibile, un battito di ciglia tra l’eternità del nulla prima e l’eternità del nulla dopo. La vita mi ha regalato questo: la Vita.

Una vita che io chiamo ‘sgangherata’ inventata giorno dopo giorno, senza  o pochi riferimenti, modelli, basi infantili ed adolescenziali.  I pensieri mi spingevano ad  esaminare  me stesso, i miei sentimenti, ad alimentare la mia ragione, ad esplorare il mondo. Vivere e non esplorare la propria anima è come non averla. Vivere nel mondo e non conoscerlo è come non vivere! Cosi, son cresciuto, sono  andato avanti con determinazione e fiducia soffrendo e amando,  studiando, lavorando, studiando, rischiando e sperando, leggendo e studiando, emozionandomi, stupendomi ed immalinconendomi,  della vita e del suo affascinante mistero. Ogni giorno e giorno dopo giorno, continuamente, ho affrontato sia  i mali dell’anima  che quelli del corpo ma ho anche assaporato   gioie e soddisfazioni: da Livorno nel mondo.  I pensieri mi spingevano verso la necessità di affrontare gli ostacoli intellettuali e materiali; tutti sono stati affrontati. Vincendo e perdendo, consumando e trafilandomi l’anima, ho affrontato il labirinto della vita.

Ogni volta superare una difficoltà è stata una fatica immensa, un dolore incredibile. Superare un ostacolo, ha significato apprestarsi ad affrontare il successivo con un impegno che aumentava sempre più, perché ogni volta l’ostacolo successivo è sempre stato più duro, più adulto. Nuovi pensieri mi spostavano l’orizzonte e mi spingevano, volgendomi indietro, a guardare quelli superati, da cui trarre forza per superarne ancora altri e maggiori. In questo continuo affrontare e superare gli ostacoli sono cresciuto, diventato sempre più adatto e pronto per tentare di superarne uno  nuovo e più difficile. Questa è stata, fino ad un certo punto,  la mia vita, che ho percorsa e cercato di vincere  per ottenere ciò per cui, secondo me, valeva la pena di aver vissuto: consapevolezza e rispetto per me stesso e  della mia vita. Gioia, che credo sia  riservata a pochi.

Ora in questo Autunno della vita, mi ritrovo qualche volta a camminare in solitudine nel Parco vicino a casa; ripenso ai mille momenti che riesco a ricordare e quasi incredulo rivedo i mille progetti realizzati, le macchine che ho costruito, i libri che ho scritto, gli incontri importanti, gli uomini, le donne, i luoghi… il tiglio del Parco, mi ospita alla sua ombra, ne sento il profumo, ne apprezzo la frescura. Ogni tanto qualche foglia prematuramente si stacca, qualcuna cade alla base del tronco, qualcuna vola più in là…  Poche, solitarie, mosse dal vento vanno più lontane e si posano su una  terra straniera  e non vedono le radici dell’albero che le ha generate. Un po’ come me, queste foglie erranti si consumeranno, fino a scomparire lontano da dove sono nate. Dopo aver tanto viaggiato, lavorato,  vissuto, vorrei posarmi sugli  scogli  di Calafuria, per  fermarmi e meditare ancora sulla mia vita che mai avrei immaginato essere quella che mi è stato dato di vivere.

Una vita che fin quasi dall’inizio mi ha visto orfano.  Quanti momenti dei primissimi anni di vita ho inutilmente  tentare di ritrovare, quanti  episodi dell’infanzia mi tornano ora  in mente, mentre le foglie del tiglio si disperdono e mi fanno immaginare il destino degli uomini “normali” così diverso dal mio. Abbiamo  una sola vita ed a me è venuta cosi.  Perché gli Dei mi hanno riservato questo, mi domando e perché questo deve esistere. Come compensare nell’anima la mutilazione parentale? Forse credendo in se stessi e cercando di evitare tutto questo alle nuove generazioni?

Adesso, acquietato, ma non dimentico di ciò che è stato, sento il bisogno di rileggere la mia vita, se possibile interpretarne il senso, rasserenarmi, per intraprendere quel lungo viaggio, a cui nessuno può dire no. Quell’infanzia senza l’amore e senza il sostegno dei genitori era solo una parte di ciò che avrei vissuto più tardi sia nella sofferenza e nella solitudine interiore che nelle gioie e nelle soddisfazioni : le umiliazioni di una giovinezza vissuta da povero, la scoperta dell’amore, il matrimonio, la nascita di mia figlia, l’emigrazione, il ritorno, i tormenti di mia moglie, le ansie, il successo nel lavoro, la scoperta del mondo, i dolori famigliari, il miglioramento della condizione economica, la crisi dell’amore, la maturità, il sogno realizzato della carriera, la solitudine, l’amore, la voglia di morire, la rinascita alla vita, la voglia di credere ancora nella vita. Tutto questo gli Dei mi hanno riservato, in un sorta di gara a stracciarmi l’anima, ed io novello Penelope a ricucirla sempre più logora, ma ancora viva sebbene non ostante tutto. Perché? Mi chiedo, ancora oggi il perché, di tutta questa vita sgangherata  e cerco nell’infelice “felicità” qualcosa, che non so ancora, cosa sia, ma sento che è amore, voglia di costruire qualcosa, che rimanga, per me… per gli altri, per le persone che amo o che ho amato.

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