POWHATAN-POCAHONTAS

POWHATAN-POCAHONTAS

 

Il capitano Smith aveva ricevuto quello stesso anno, il 1607, l’incarico di esplorare ulteriormente il paese e al tempo stesso di cercare un passaggio per l’India. Nel corso di uno di questi viaggi fu sorpreso sul fiume Chickahominy da Opechancanough e fatto prigioniero.

I suoi compagni trovarono la morte e egli stesso fu portato come un trofeo a Werowacomoco e interrogato. Il capitano Smith raccontò più tardi: ”Powhatan sedeva su un attrezzo simile a un letto, avvolto in una pregiata pelliccia. Alla sua destra e alla sua sinistra sedevano due giovani fanciulle’… Ai lati della casa sedevano due file di uomini e dietro di loro altrettante donne. Spalle e teste erano dipinte di rosso. Tutti avevano un ornamento sul capo, per lo più piume bianche e una lunga collana di perle al collo… Dopo una lunga discussione furono poste due grandi pietre davanti a Powhatan. Un gruppo di guerrieri mi trascinò al luogo dell’esecuzione, mi fece appoggiare il capo sulle pietre e stavano per colpire il mio cranio con le loro clave, quando Pocahontas,  la figlia prediletta del re indiano, le cui suppliche erano rimaste fino ad ora inascoltate , si alzò e venne verso di me, strinse il mio capo tra le sue braccia e vi appoggiò sopra il suo, per salvarmi. Il re era soddisfatto: io dovevo rimanere in vita”.

Poiché Smith aveva scritto nelle sue memorie di essere stato salvato in un modo simile durante la sua prigionia in Turchia, spesso sono stati sollevati dubbi sulla veridicità di questo avvenimento. Occorre ricordare che a quei tempi era assolutamente normale che un prigioniero fosse richiesto per sé da una donna della tribù e che poteva essere salvato in questo modo. Il 10 settembre 1608, il capitano Smith fu eletto governatore della colonia.

Una colonia dove, comunque, i coloni dovettero sempre lottare con la mancanza di provviste, perché il commercio con gli Indiani non funzionava ancora come avevano immaginato.

Uno dei primi “compiti ufficiali” del capitano Smith era di eseguire l’ordine di  re Giacomo d’Inghilterra di incoronare Powhatan re e di ricompensarlo con grande munificenza, attirandolo cosi nella propria orbita politico-militare. Temeva, infatti, che altrimenti la spiccata autocoscienza tipica dei capi indiani sarebbe aumentata e avrebbe potuto disturbare il rapporto con i Bianchi, fino ad allora piuttosto amichevole.

Smith si recò di persona da Powhatan per invitarlo a Jamestown. Ma questi rifiutò orgogliosamente :

“Anch’io sono un re e questo è il mio paese. Rimarrò qui otto giorni e aspetterò gli ambasciatori del vostro re.”

Nel 1609, Powhatan fu incoronato rè con una cerimonia che egli stesso non prese del tutto sul serio pur senza che avesse idea di cosa fosse un regno europeo e conoscesse il significato di una vera corona. Nonostante l’incoronazione di Powhatan non si era concretizzato un commercio regolamentato, anzi Powhatan proibì alla sua gente di vendere provviste ai Bianchi, ma non trovò un consenso unanime tra la sua gente.

Fu così che giunse un messaggio di Powhatan a Smith con l’offerta di un carico di mais in cambio di cinquanta spade, armi da tiro e pentole di rame e che, inoltre, gli venissero messi a disposizione alcuni operai. Smith mandò subito tre artigiani tedeschi e due inglesi dagli Indiani e si incamminò con alcuni dei suoi verso Werowacamoco. Powhatan lo accolse freddamente e si comportò come se non sapesse nulla della sua offerta. Smith si adirò e fece presente che i coloni avrebbero usato personalmente le armi offerte, poiché altrimenti sarebbero morti di fame. Tuttavia non avrebbe voluto rompere l’amicizia se Powhatan non gliene avesse dato motivo. Questi ascoltò attentamente e promise che avrebbe portato il carico di mais nel giro di due giorni. Spiegò con queste parole la sua posizione:

“Capitano Smith non posso riceverti amichevolmente come al solito, perché sono venuto a sapere che vuoi conquistare il mio paese. Per questo motivo la mia gente non osa avvicinarsi con il mais; ti prego di riporre le armi che, poiché siamo fra amici, sono superflue.”

Ma Smith era molto diffidente e si rifiutò di riporre le armi. Powhatan, al contrario del suo bellicoso fratello Opechancanough, era molto diplomatico e preferiva usare l’astuzia anziché la forza. Sorprese quindi Smith con questo discorso che caratterizza molto bene il suo atteggiamento di fronte alla vita :

“Ho visto morire due generazioni del mio popolo. Nessun uomo, me escluso, è ancora in vita. Conosco la differenza tra pace e guerra meglio di chiunque altro nel mio paese. Ora sono diventato vecchio e presto morirò. Il mio potere andrà ai miei fratelli Opitchapan, Opechancanough e Catatough, poi alle mie due figlie. Io desidero che sappiano quanto so io e che il vostro amore nei loro confronti sia grande quanto il mio per voi. Perché volete prendere con la forza ciò che potete senz’altro avere per amicizia? Perché volete annientarci, noi che vi procuriamo i mezzi di sostentamento? Che cosa potete ottenere con la guerra? Noi possiamo nascondere le nostre provviste e fuggire nei boschi; allora patirete la fame, perché avete fatto un’ingiustizia ai vostri amici. Perché siete così diffidenti? Noi siamo disarmati e vogliamo darvi ciò che chiedete se venite da noi pacificamente e non con spade e fucili come se andaste in guerra contro un nemico.

Non sono così stupido da non sapere che è molto meglio mangiare buoni cibi, dormire comodo, vivere tranquillo con le mie mogli e i miei figli, ridere e scherzare con gli Inglesi e comprare da loro rame e scudi di ferro, anziché dovermi guardare da loro, dormire rabbrividendo nei boschi, vivere di radici, ghiande e roba simile ed essere cosi perseguitato da non poter né mangiare, né dormire”

Infine gli uomini di Powhatan portarono alcuni cesti pieni di mais. La notte prima della partenza, Pocahontas si recò di nascosto da Smith per metterlo in guardia da una possibile aggressione da parte di suo padre. Piangendo, rifiutò un regalo e scomparve nuovamente. Era accaduto che Powhatan aveva scoperto che i tre artigiani tedeschi erano degli ottimi aiutanti e validi consiglieri.

Forgiavano asce per i suoi guerrieri e li istruivano nell’uso delle armi. Smith tentò più volte di far prigionieri i tre tedeschi che si erano addirittura dichiarati pronti ad attaccare Jamestown alla testa dei guerrieri indiani. Infine però si spaventarono del loro ardimento e tornarono a Jamestown.

Quando due di loro tornarono più tardi da Powhatan, quest’ultimo fece loro fracassare la testa, come traditori. Smith che si era dato molto da fare per mantenere in vita la colonia, ora tuttavia, come già avvenuto in precedenza, era il bersaglio di attacchi, aperti e nascosti, da parte della sua stessa gente. La sua lotta contro la pigrizia e l’inerzia dei coloni era vana.

Un incidente, nell’anno 1609, risolse di colpo i suoi problemi: l’esplosione di una botticella di polvere da sparo gli procurò gravi ferite, al punto che fu costretto a tornare in Inghilterra. Dopo la sua partenza la colonia andò ancor più in rovina, poiché nessuno poteva più imbrigliare quella gentaglia tanto restia a lavorare. Powhatan e Opechancanough sfruttarono la situazione e uccisero numerosi Bianchi che desideravano approvvigionarsi in un modo troppo facile. In breve tempo, dei cinquecento coloni iniziali non ne rimasero in vita che sessanta. Ma per loro fortuna, molto tempestivamente, giunsero le navi di Lord de la Warr, che era il governatore della Virginia dal 1610.

De la Warr costrinse i coloni demoralizzati a rimanere e Thomas Dale, il suo rappresentante, riuscì lentamente a riportare l’ordine agendo con estrema durezza. Tuttavia anche sotto il suo comando i coloni preferivano procurarsi il loro sostentamento con l’estorsione piuttosto che con il lavoro onesto: fu così che decisero di prendere con la forza Pocahontas per poter chiedere un riscatto a Powhatan. Il capitano Argall, un navigatore inglese che lavorava con Dale, elaborò un piano per catturare Pocahontas.

La principessa, che nel corso degli anni si era mantenuta fedele ai coloni, si trovava nel 1612 in visita da Japazaw, il capo dei Potomac. Argall corruppe Japazaw affinchè attirasse Pocahontas sulla sua nave, ancorata nelle vicinanze. L’avido capo accettò, il colpo riuscì e Argall portò subito Pocahontas a Jamestown. I coloni esultarono e inviarono messaggeri a Powhatan. Pretendevano, niente meno, che il rè indiano consegnasse tutti i suoi prigionieri e restituisse tutte le armi che aveva preso ai Bianchi. Dopo tre mesi non avevano ancora ottenuto alcuna risposta. Poi giunsero parecchi Indiani portando vecchi fucili e cinquecento stai di mais.

I rapitori, però, insistettero nella loro iniziale richiesta portando Powhatan all’esasperazione. Si verificarono numerosi incidenti e, alla lunga, agli Inglesi sarebbe andata molto male se Pocahontas, durante la sua prigionia, non si fosse innamorata di John Rolfe, un giovane nobile.

È vero che era sposata con un guerriero di nome Kocoum, ma pare che anche allora non si andasse troppo per il sottile. John Rolfe era del resto il primo coltivatore di tabacco in Virginia, attività che avrebbe avviato il risanamento economico della colonia. L’adirato Powhatan diede il suo consenso e inviò tre suoi parenti al matrimonio che fu celebrato con grande sfarzo nell’aprile del 1613. Poco prima Pocahontas era stata battezzata con il nome di Rebecca, un nome ben poco altisonante. Nel 1616 la coppia fece un viaggio in Inghilterra.

Dale designò un successore e viaggiò con loro e così anche alcuni parenti di Pocahontas. Naturalmente in Inghilterra la principessa si trovò al centro dell’interesse! John Smith, inoltre, scrisse alla regina Anna elogiando i meriti di Pocahontas che fu quindi ricevuta in udienza dalla regina.

L’arcivescovo di Londra organizzò per lei un festoso benvenuto e i pittori a corte fecero di tutto per ritrarla. Incontrò anche John Smith, sua vecchia conoscenza, che ora chiamava “padre”. Quando quest’ultimo non volle accettare questo appellativo, poiché in fin dei conti si trattava della figlia di un re, ella rispose:

Allora, quando venisti nella terra di mio padre spaventando tutta la sua gente, tranne me, non ti sei intimorito e ora ti spaventi se ti chiamo padre? Ti dico che lo voglio e voglio che tu mi chiami figlia e per questo desidero essere sempre ed eternamente tua pari. John Rolfe insegnò a sua moglie la lingua inglese e la istruì per tutte le cose importanti della vita di società.

Si racconta che Pocahontas, quanto a comportamento, non fosse inferiore ad alcuna lady inglese. La sua felicità fu completa quando partorì un figlio che fu battezzato con il nome di Thomas. Nella primavera del 1617, la giovane famiglia decise di tornare in Virginia, ma poco prima Pocahontas si ammalò di vaiolo, contro cui, come Indiana, non aveva alcuna resistenza. Morì l’11 aprile di quell’anno e fu sepolta nella chiesa di Gravesend. Nel registro della chiesa di Gravesend si legge la seguente registrazione: “II 2 maggio 1616, Rebecca Wrothe, moglie del gentiluomo Thomas Wroth, una signora nata in Virginia è stata sepolta sotto questa lapide.”

Suo figlio Thomas rimase in Inghilterra e fu allevato da suo zio Henry. John Rolfe tomo in Virginia e divenne un alto funzionario a Jamestown. Alcuni anni dopo anche Thomas Rolfe andò nella patria di sua madre e divenne comandante di Fort James, sul fiume Chickahominy. Vi portò censo e ricchezza. U

na delle più distinte famiglie americane, i Randolph, fanno risalire a lui la propria discendenza e si mostrano sempre fieri di Pocahontas, la loro capostipite indiana.

Un anno dopo la scomparsa di sua figlia, morì anche Powhatan. Fino all’ultimo era riuscito ad evitare conflitti con i Bianchi. Gli successe Opechancanough che cominciò a diffidare sempre di più dei Bianchi, che continuavano ad espandersi. Il 1° aprile 1622 li attaccò e ne uccise più di trecento ma fu ripagato con uno spaventoso massacro al fiume James.

 

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